Per due giornate, martedì 23 settembre e mercoledì 1 ottobre, la città presenterà la sua colonna sonora quotidiana – il rumore dei trolley sulle pietre, il chiacchiericcio delle comitive, il suono dei motori, le chiamate delle guide in lingue diverse – in un percorso collettivo che ha messo in luce come l’overtourism non riguardi solo numeri e spazi, ma anche vibrazioni sonore che alterano la percezione stessa dei luoghi.
Il progetto, concepito da Lab Village – Turismo, Cultura e Industrie Creative dell’Università Ca’ Foscari venezia e diretto dal sound artist e ricercatore Nicola Di Croce, ha dato vita a un esperimento senza precedenti in italia: un’università si avvicina ai cittadini, ai turisti e agli studenti per esplorare l’impatto del turismo attraverso il linguaggio dell’arte sonora.
Durante il laboratorio di martedì 23 settembre, i partecipanti hanno seguito una lezione introduttiva e poi si sono immersi in una soundwalk nel cuore di Venezia. Armati di registratori e taccuini, hanno catturato frammenti sonori e brevi testi, annotando emozioni e riflessioni scaturite dall’ascolto attivo. Mercoledì 1 ottobre, si procederà all’elaborazione collettiva: materiali sonori e parole si intrecceranno per creare un racconto corale, destinato a diventare una traccia audio in grado di restituire la complessità del paesaggio acustico veneziano.
Il coordinatore del progetto, il professor Maurizio Busacca, ha sottolineato come la natura del turismo sia intrinsecamente rumorosa e come i suoni che esso genera raccontino molto delle modalità con cui attraversa la città. Riunire residenti e visitatori, studenti e operatori, ha significato aprire uno spazio di confronto inedito, raro per una città abituata a considerare il turismo come un dato ineluttabile, piuttosto che come un tema da esplorare.
L’urgenza di riflettere sull’overtourism e la fragilità di Venezia

Oversound non si limita a raccogliere suoni: ha aperto un varco di consapevolezza. Ha dimostrato come il paesaggio sonoro della laguna possa perdere le proprie radici, sopraffatto dalla trama acustica dei flussi turistici, e ha dato voce a chi Venezia la vive, anche solo per un giorno.
Il tema dell’overtourism a Venezia è ormai al centro del dibattito pubblico da anni: milioni di visitatori percorrono ogni anno calli e campielli, affollano piazze e imbarcazioni, influenzano la vivibilità della città e la qualità della vita dei residenti. Di solito, si discute di numeri, flussi e impatti economici. Più raramente, ci si interroga sugli effetti meno evidenti ma non meno significativi: quelli che riguardano la dimensione sensoriale e più intima.
Il rumore dei trolley, le comitive, le chiamate delle guide, i motori delle imbarcazioni: questa sovrapposizione sonora genera un effetto assordante, tanto da rendere quasi impossibile distinguere la voce originaria della città. In altre parole, Venezia rischia non solo di perdere abitanti e funzioni essenziali, ma anche la sua stessa identità sonora, quel patrimonio immateriale che contribuisce a definirne l’anima.
L’esperienza condotta con Oversound dimostra che il turismo non è soltanto un fenomeno visivo o numerico, ma anche un fatto uditivo e percettivo. Il risultato non sarà solo una traccia audio finale, ma un’esperienza collettiva che invita a ripensare Venezia attraverso l’ascolto. Un invito a rallentare, a ricordarci che la fragilità di una città si misura anche nella capacità di preservare i suoni che la rendono unica.
Se dunque l’overtourism rappresenta un problema strutturale che coinvolge economia, trasporti, ambiente e patrimonio, è anche una questione culturale: riguarda il modo in cui la città viene percepita e vissuta, sia dai suoi abitanti che da chi la visita.
In questo contesto, un laboratorio artistico come Oversound mette in evidenza una realtà spesso trascurata: Venezia non è solo un museo a cielo aperto da fotografare, ma un organismo vivo da ascoltare.
Imparare ad ascoltare Venezia significa quindi imparare a rispettarla. Restituirle la possibilità di far emergere ancora la propria voce, al di là del frastuono che rischia di soffocarla. E comprendere che la fragilità di questa città non è un concetto astratto, ma una realtà che si misura anche nelle onde sonore che quotidianamente la attraversano.
Come partecipare al laboratorio di mercoledì 1 ottobre?

L’ingresso è gratuito (numero massimo di partecipanti 10 persone).
Informazioni ed iscrizioni:
orario: dalle 14:30 alle 17:30
dove: laboratorio itinerante nel centro storico di Venezia con attività partecipative in aula Biral, Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali, Palazzo Malcanton Marcorà
email. progetti@piccionaia.org
Tel. 0444.235486
Whatsapp 331.6350679