Ti accompagno a Dozza, il villaggio decorato con murales vicino a Imola, con una splendida vista sui colli emiliani.
La nostra esplorazione a Dozza ha avuto inizio in una mattina serena, con le colline emiliane che sembrano essere state create a mano. Non appena siamo giunti ai confini del borgo, ci siamo subito resi conto che non si tratta di un comune paese: qui le pareti sono, infatti, superfici vive. Situata a pochi chilometri da Imola, ma appartenente alla provincia di bologna, Dozza è famosa per la presenza di oltre cento murales realizzati nel corso del tempo grazie alla Biennale del Muro Dipinto, un evento che trasforma le abitazioni in tele per artisti contemporanei.
Il borgo dei murales: un museo all’aperto
Dopo aver parcheggiato il camper, ci siamo diretti verso il centro storico, dove le stradine anguste e la pietra antica preparano il visitatore a un’esperienza inaspettata: un museo all’aperto. Tutto si svolge tra Via XX Settembre e Via De Amicis, le due strade parallele. È proprio qui che abbiamo iniziato la nostra passeggiata, lasciandoci guidare dai colori che emergono tra porte, finestre e archi.

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Piazza Carducci: il punto di inizio del percorso dei murales
Il primo impatto si ha in Piazza Carducci, dove uno dei murales più noti è il famoso “Koncept Dozza” di Michal Strjecek. Si tratta di un enorme francobollo dipinto che sembra inviare idealmente l’intero borgo nel mondo. Qui il concetto di “città dipinta” diventa immediatamente chiaro: non stai semplicemente osservando un’opera, ci sei immerso.

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Poco più avanti, sull’arco che conduce a Via XX Settembre, appare “Arcobaleno” di Alfonso Frasnedi, composto da nuvole e colori sospesi. È un passaggio quasi simbolico: attraversandolo si entra realmente nella zona più artistica del paese. Sull’altro lato dello stesso arco si trova un’opera meno appariscente ma molto intrigante, “Il Tesoro dell’Ora” di Marcello Jori, che interagisce con le pietre del borgo e sembra emergere direttamente dalla struttura medievale.

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Via XX Settembre: il cuore visivo del borgo dipinto
Continuando lungo Via XX Settembre, il colpo d’occhio diventa costante. Qui si trovano alcuni dei murales più celebri e fotografati. Tra i più iconici c’è “L’Angelo di Dozza” di Giuliana Bonazza, una figura monumentale dai toni rosati che avvolge una porta come se proteggesse il passaggio tra due mondi. È uno dei luoghi più immortalati del borgo, poiché l’opera non si limita a decorare: interagisce con l’architettura.

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Un altro aspetto interessante è come molti murales siano posizionati non su pareti intere, ma tra elementi architettonici: cornici, finestre, portoni. Questo rende la passeggiata dinamica, poiché bisogna letteralmente “cercare” l’opera.

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Via De Amicis: il lato più nascosto e sorprendente
Se Via XX Settembre è la parte più scenografica, Via De Amicis è quella più sorprendente. Qui i murales sono meno immediati e spesso appaiono all’improvviso tra cortili e passaggi secondari. Tra le opere più affascinanti c’è “Feste Comandate” di Emeid, dove grandi mani dipinte sembrano emergere dal muro. È un’opera che funziona molto bene da vicino, poiché cambia percezione a seconda della distanza. Sempre su questa via si trova anche il murale “Doni di Cerere” di Alberto Rocco, uno dei più interattivi: invita quasi il visitatore a cercare dettagli nascosti nella composizione.

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Vicolo Lorenzo Campeggi con “Il paese dei Re Magi”
Uno dei luoghi che rischia di passare inosservato è Vicolo Lorenzo Campeggi, dove si trova uno dei murales più affascinanti del borgo: “Il paese dei Re Magi” di Franco Vignazia. Si tratta di un’opera molto ricca di dettagli e meno visibile rispetto ad altre, motivo per cui viene spesso scoperta solo da chi si avventura nei vicoli laterali.

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La Rocca Sforzesca e il mistero del drago
Tuttavia, Dozza non è solo murales. La maestosa Rocca Sforzesca di Dozza rappresenta il cuore storico del borgo e della domenica. Entrarvi significa compiere un salto nel passato: sale affrescate, ambienti nobiliari e spazi più cupi raccontano secoli di storia. La rocca cela anche un aspetto più curioso: la leggenda del drago che, secondo la tradizione locale, sarebbe stato legato alla fortezza.

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Un particolare che rende l’esperienza ancora più suggestiva, soprattutto per chi ama le storie sospese tra realtà e mito. Non meno interessante è la presenza dell’Enoteca Regionale, situata negli ambienti sotterranei. Qui il viaggio diventa anche sensoriale: i vini del territorio raccontano un’altra parte dell’identità emiliana, caratterizzata da vigneti e tradizione contadina.

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Passeggiata panoramica tra colline e vigneti
Uscendo dal centro storico, abbiamo seguito la cosiddetta “passeggiata panoramica”, un percorso che abbraccia il borgo e si apre sulle colline circostanti. Da qui la vista cambia radicalmente: Dozza appare come un piccolo presepe incastonato tra vigneti ordinati e campi coltivati. Il silenzio, interrotto solo dal vento, consente di osservare il paesaggio con tranquillità. È in questo contesto che si percepisce quanto il borgo sia legato al territorio e alla sua natura agricola.

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