Ho raggiunto a piedi San Luca dal centro di Bologna e vi spiego perché è un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita.

Esistono esperienze che non si limitano a semplici passeggiate, ma rappresentano autentici riti di passaggio. Salire a San Luca a piedi dal centro di è una di queste. Un cammino che intreccia , fede, sport e identità cittadina attraverso quasi quattro chilometri di portico continuo, il più lungo al .

Per intraprendere questa avventura, siamo partiti da Piazza Maggiore, il cuore pulsante della città. Da qui abbiamo seguito via d’Azeglio, passando accanto a botteghe e palazzi storici, per poi proseguire verso via Saragozza fino a Porta Saragozza. È in questo punto che il panorama cambia: davanti a noi si è aperto il corridoio monumentale che porta al colle della Guardia.

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Il Portico di San Luca: numeri, leggenda e meraviglia

Il Portico di San Luca si estende per 3,796 km e presenta 666 arcate, un numero che da secoli alimenta racconti simbolici. Secondo la leggenda, queste arcate rappresenterebbero il serpente, sconfitto dalla Madonna custodita nel Santuario. Che sia suggestione o meno, camminare sotto questa sequenza impeccabile di archi color ocra è davvero ipnotico.

Dal tratto pianeggiante fino all’Arco del Meloncello, una raffinata struttura barocca, la salita è dolce. Successivamente iniziano i 489 scalini e un dislivello di circa 215 metri. La pendenza si fa sentire, ma il ritmo lo stabilite voi: c’è chi sale in silenzio, chi conversando, chi addirittura lo fa di corsa, più volte al giorno, per allenarsi. Si tratta di un percorso coperto, asfaltato e accessibile tutto l’anno. In estate offre ombra, mentre nelle giornate di pioggia fornisce riparo. La primavera rimane il periodo ideale, quando le colline si tingono di verde e l’aria è limpida.

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Tra calcio e ciclismo: lo stadio del Bologna e la curva delle orfanelle

Tra i dettagli più emozionanti – per chi ama il calcio – c’è la vista dall’alto del magnifico Stadio Renato Dall’Ara, sede del Bologna. A mio avviso, è lo stadio più bello presente in . E da metà della salita si può godere di uno scorcio unico che unisce passione sportiva e , poiché da anni ospita numerosi concerti estivi.

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Tuttavia, se c’è uno sport che amo ancor di più rispetto al calcio, è il ciclismo, che seguo con passione fin da piccola. La salita di San Luca per me, ma anche per i bolognesi e per i ciclisti, rappresenta solo una cosa: Giro dell’Emilia. Qui, infatti, si conclude ogni anno questa grande classica delle due ruote, con cinque ascese finali che spezzano il gruppo.

Negli ultimi chilometri, su un circuito di 9 km, le pendenze raggiungono il 18% alla Curva delle Orfanelle: un muro che seleziona i campioni. È su questa salita – come dimostrano le innumerevoli scritte in onore di Pantani, ma anche di Pogacar e degli ultimi fenomeni del ciclismo – che si sono realizzate le più belle vittorie, tra ali di folla e fatica estrema. Osservare dal vivo quanto sia impegnativa e pensare che proprio da qui scattano in piedi sui pedali per “attaccare” è qualcosa di estremamente emozionante che porto con me ancora oggi.

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L’arrivo: il Santuario della Madonna di San Luca

Quando siamo emersi sul piazzale, la vista ci ha ripagato per ogni passo compiuto. Bologna sembrava distendersi ai nostri piedi, con un panorama spettacolare sui colli bolognesi e sui tetti rossi del centro storico. E poi c’è la grande attrazione, ciò che ogni anno attira migliaia di fedeli: il Santuario della Madonna di San Luca.

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Consacrato nel Settecento, è un luogo che più di ogni altro definisce lo skyline e l’anima di Bologna. Situato sul Colle della Guardia, a circa 280 metri d’altitudine, sovrasta la città ed è visibile a chilometri di distanza, persino dall’autostrada. Le origini del Santuario risalgono al 1194, quando Angelica Bonfantini donò il terreno per costruire una chiesa destinata a custodire l’icona della Vergine con Bambino, nota come Madonna nera. Secondo la tradizione, l’immagine sarebbe stata dipinta addirittura dall’evangelista Luca: una leggenda che ha contribuito a rafforzare il culto.

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Determinante fu il cosiddetto miracolo della pioggia nel Quattrocento: durante un periodo di piogge incessanti che minacciavano i raccolti, l’icona fu portata in processione fino in città. Le precipitazioni cessarono e l’evento consolidò la devozione popolare. Ancora oggi la Madonna scende in processione verso la Cattedrale di San Pietro, mantenendo vivo un rito profondamente sentito dai bolognesi. L’attuale aspetto barocco del Santuario è frutto dei lavori del Seicento e Settecento, in particolare dell’intervento dell’architetto Carlo Dotti, che ne definì la forma armoniosa e monumentale.

Cosa vedere all’interno del Santuario

Varcando la soglia, lo sguardo viene subito attratto dalla pianta ellittica dell’edificio, una scelta architettonica che crea un senso di movimento e solennità. La grande cupola centrale filtra la luce naturale, illuminando l’interno con un effetto scenografico.

Il cuore della basilica è l’altare maggiore, dove è custodita la celebre icona della Madonna col Bambino. Dal presbiterio si può ammirare la tavola in tutta la sua intensità: un’immagine semplice ma ricca di significato spirituale. Nelle cappelle laterali si trovano opere di grande valore artistico realizzate da maestri come Guido Reni, il Guercino e Donato Creti. Dipinti e decorazioni narrano episodi sacri con uno stile che unisce pathos e raffinatezza, rendendo la visita interessante anche per chi non è particolarmente religioso.

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Per tutti questi motivi, visitare il Santuario di San Luca e salire a piedi lungo il portico più lungo del mondo non è solo una semplice tappa turistica: è un’esperienza che unisce , spiritualità e paesaggio, capace di raccontare Bologna in un solo colpo d’occhio. Un’esperienza che chiunque ami camminare – o andare in bici, per i più allenati – dovrebbe vivere almeno una volta nella vita.