Con l’installazione del braccio superiore della croce che si erge sulla Torre di Gesù Cristo, la Sagrada Família ha segnato un nuovo capitolo nella storia dell’architettura. La basilica di Barcellona ha raggiunto un’altezza di 172,5 metri, superando il campanile della Cattedrale di Ulm, che con i suoi 161,5 metri deteneva fino ad ora il record mondiale tra le strutture religiose.
Questa altezza non è stata scelta a caso da Antoni Gaudí. L’architetto era fermamente convinto che nessuna opera umana dovesse elevarsi oltre i limiti della natura, e per questo motivo progettò la torre in modo da rimanere leggermente al di sotto della collina di Montjuïc, il punto naturale più alto della città, che si trova a circa 173 metri. Una differenza di soli cinquanta centimetri, quasi un atto di umiltà nei confronti del creato.
La croce: simbolo e ingegneria insieme

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La croce che sovrasta la struttura ha un’altezza di 17 metri e una larghezza di 13,5 metri. La sua superficie è rivestita in ceramica smaltata bianca e vetro, progettata per catturare e riflettere la luce solare durante il giorno, mentre di notte un sistema di illuminazione interna la trasforma in un punto luminoso visibile da lontano, quasi come un faro sospeso nel cielo di Barcellona. I bracci orizzontali, installati tra la fine del 2025 e i primi giorni del 2026, pesano ciascuno circa 12,8 tonnellate e seguono una geometria a doppia torsione: la sezione passa da una forma quadrata all’esterno a quella ottagonale nel punto di connessione con il nucleo centrale.
Dentro la torre
All’interno del braccio superiore è stata collocata l’opera Agnus Dei dell’artista italiano Andrea Mastrovito. La torre è accessibile ai visitatori: un ascensore in vetro permette di salire fino a 140 metri, affiancato da una scala a chiocciola che guida chi desidera avvicinarsi ulteriormente alla base della grande croce.
Un cantiere secolare tra ostacoli e rinascite
Niente di ciò che oggi è visibile era scontato. Durante la guerra Civile Spagnola, gli anarchici appiccarono il fuoco al laboratorio dell’architetto, riducendo in cenere progetti originali e modelli in gesso. Ricostruire fedelmente la visione di Gaudí richiese decenni di ricerche e lavoro meticoloso, quasi un’opera nell’opera. Eppure le gru non si sono mai fermate a lungo, e l’obiettivo è rimasto, generazione dopo generazione, all’orizzonte.
Anche il secolo scorso ha messo alla prova il cantiere. Nel 2020, la pandemia ha interrotto i lavori, colpendo nel punto più vulnerabile: il finanziamento. La Sagrada Família non riceve fondi pubblici e sopravvive esclusivamente grazie ai biglietti d’ingresso dei visitatori. Con il turismo azzerato, i conti si sono bloccati insieme alle gru. La ripresa è avvenuta in modo graduale ma solido: nel 2024 quasi 4,9 milioni di persone hanno visitato la basilica, con circa un visitatore su sette proveniente dagli Stati uniti.
Il centenario di Gaudí
Il completamento della torre non è casuale nemmeno nel tempo: il 2026 segna il centenario della morte di Antoni Gaudí, e la Fondazione ha voluto che questo traguardo coincidesse con tale ricorrenza. Con la torre ultimata, si conclude anche la costruzione delle sei torri centrali. Resta da completare la Facciata della Gloria, l’ultimo grande elemento architettonico del cantiere, attorno al quale continuano a ruotare dibattiti urbanistici aperti e un calendario di realizzazione che si estenderà per diversi anni.
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