Funghi in prima linea contro l’assalto della moda veloce

La moda veloce è diventata uno dei simboli più evidenti dell’insostenibilità del nostro modello di consumo: capi acquistati a pochi euro, indossati raramente e poi scartati. Il risultato è una crescente accumulazione di rifiuti tessili che, anche in , costituisce un enorme problema ambientale.

L’85% di questi scarti è composto da tessuti misti, come cotone e poliestere, che risultano difficili – se non impossibili – da riciclare con le tecnologie attualmente disponibili. Proprio su questo aspetto cruciale si concentra una nuova ricerca che esamina le opportunità di economia circolare per il riciclo dei rifiuti tessili post-consumo, resa ancora più urgente dalle recenti direttive dell’ europea.

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Un team di ricercatori lettoni ha esaminato 27 studi scientifici analizzando diverse soluzioni tecnologiche in di trasformare questi rifiuti complessi in nuovi prodotti, valutandole attraverso un’analisi decisionale multicriterio che considera fattori economici, ambientali, sociali e tecnici.

La forza dei funghi

Dai risultati è emerso che dalle fibre tessili miste possono derivare bio-olio, monomeri chimici riutilizzabili, compositi per l’edilizia e materiali a base di micelio. Tra tutte queste possibilità, una si distingue nettamente dalle altre: il micelio, ovvero l’apparato vegetativo dei funghi, si rivela la soluzione più promettente per il futuro, grazie a un equilibrio particolarmente favorevole tra sostenibilità, semplicità produttiva e potenziale di sviluppo.

Secondo gli studiosi, il punto di forza dei funghi è la loro capacità di fare ciò che le tecnologie tradizionali non riescono a realizzare: utilizzare direttamente i tessuti misti come risorsa. Alcune specie fungine, come il Pleurotus pulmonarius, possono essere coltivate su rifiuti tessili post-consumo triturati, trasformando un materiale attualmente destinato alla discarica in un biocomposito naturale.

In pratica, il micelio cresce sul substrato di scarto e lo “lega” in una struttura solida che può essere utilizzata, ad esempio, come materiale isolante per l’edilizia.

Dal punto di vista ambientale, i benefici sono evidenti. Il settore tessile è tra i più impattanti in Europa per consumo di acqua, materie prime ed emissioni di gas serra. I materiali a base di micelio mostrerebbero, invece, un potenziale di riscaldamento globale inferiore rispetto ai materiali isolanti tradizionali e richiedono processi produttivi meno energivori. Inoltre, incarnano perfettamente il principio della simbiosi industriale: oltre ai rifiuti tessili, possono integrare fino al 70% di altri scarti agro-industriali, come sfalci d’erba, foglie secche o residui agricoli, riducendo ulteriormente l’impatto complessivo.

A differenza del riciclo chimico, che utilizza sostanze tossiche e processi ad alta pressione con rischi per la salute dei lavoratori, la produzione di materiali a base di micelio è considerata a basso rischio. Il processo è relativamente semplice: preparazione del substrato, pastorizzazione, inoculazione dei funghi, crescita e disidratazione finale. Anche dal punto di vista economico, i dati sono interessanti: i costi di produzione risultano molto competitivi e la domanda di materiali sostenibili per l’edilizia è in forte aumento, rendendo questi biocompositi potenzialmente molto appetibili per il mercato.

Secondo lo studio, un altro aspetto fondamentale è la durata: trasformare i rifiuti tessili in materiali per il settore edile significa estendere notevolmente il ciclo di vita delle risorse: da pochi mesi, tipici di un capo fast fashion, a oltre dieci anni. È un modo concreto per “congelare” materie prime all’interno di cicli di utilizzo prolungati, riducendo la pressione sull’ e sulle filiere produttive.

Tuttavia, la ricerca non ignora i limiti attuali. La tecnologia del micelio è ancora in una fase iniziale e necessita di ulteriori ottimizzazioni tecniche per diventare pienamente competitiva su larga scala. Allo stesso tempo, gli autori evidenziano quanto siano ancora scarse le ricerche dedicate al riciclo dei tessili misti, nonostante rappresentino la maggioranza dei rifiuti tessili europei. Sono necessari maggiori investimenti, più ricerca e politiche di supporto mirate, soprattutto in vista dell’obbligo di raccolta differenziata dei tessili che entrerà in vigore dal 2025.

In sintesi, i funghi si propongono come un vero “alchimista moderno”: dove oggi vediamo un rifiuto senza valore, loro percepiscono una risorsa. Se adeguatamente supportate, queste tecnologie potrebbero trasformare uno dei problemi ambientali più gravi legati alla fast fashion in un’opportunità concreta per costruire un’economia realmente circolare.

QUI lo studio completo.