Completi intimi realizzati con materiali di scarto, la novità di questo brand tradizionale di reggiseni.
Per anni, gli scarti di fibre miste, come nylon ed elastan, sono stati considerati un punto morto nell’industria tessile, poiché la loro separazione risultava complessa e il riciclo effettivo impossibile. Oggi, invece, questi materiali si trasformano in nuovi capi di intimo, pronti per essere reintrodotti nel mercato. Non si tratta di un esperimento di laboratorio, ma di un risultato tangibile di un progetto industriale che promuove l’economia circolare applicata.
Il protagonista di questa iniziativa è RadiciGroup, che, in collaborazione con The Lycra Company e il marchio di lingerie Triumph, ha completato un percorso di ricerca della durata di quattro anni. Il risultato è un completo intimo realizzato a partire da scarti tessili, descritto dai partner come un’innovazione senza precedenti nel settore.
Il problema da affrontare era noto da tempo: i tessuti che uniscono fibre diverse, in particolare quando contengono elastan, finiscono quasi sempre in discarica o negli inceneritori. La ragione è semplice. Separare materiali così intrecciati è un’operazione complessa, costosa e spesso poco sostenibile. È qui che entra in gioco il lavoro di Radici InNova, il centro di ricerca del gruppo bergamasco, che ha messo a punto un processo chimico in grado di dissolvere selettivamente le fibre, recuperandole senza compromettere la loro qualità.
Il punto cruciale è il metodo. Non si tratta di una semplice triturazione o di un riciclo “al ribasso”, ma di una tecnologia che impiega solventi non tossici e riutilizzabili, consentendo di separare nylon ed elastan e reinserirli nel ciclo produttivo. Il nylon recuperato diventa un nuovo filato, mentre la fibra Lycra viene rigenerata direttamente dall’azienda che l’ha creata.
Il prodotto finale
Da questo processo si giunge al prodotto finale. Triumph ha utilizzato questo tessuto rigenerato per realizzare un completo intimo composto da reggiseno e slip, dimostrando che la circolarità non è solo una dichiarazione di intenti, ma può concretizzarsi in un capo reale, indossabile e pronto per il mercato.
Questo aspetto non è trascurabile. L‘intimo è uno dei settori più complessi da rendere sostenibile: tessuti tecnici, elasticità, resistenza e comfort. Dimostrare che anche questi capi possono derivare da scarti significa aprire una nuova strada per l’intera filiera della moda.
Secondo le aziende coinvolte, il progetto ha un potenziale che va oltre il singolo prodotto. Triumph ha già accennato alla possibilità di sviluppare una capsule collection, mentre The Lycra Company considera questa tecnologia come una soluzione replicabile per altri marchi e altri tipi di tessuto.
In un periodo in cui l’industria della moda è chiamata a ridurre concretamente l’impatto ambientale, questo progetto rappresenta una transizione realizzabile: meno materia prima vergine, meno rifiuti e maggiore valore per ciò che oggi viene scartato. Senza slogan, ma con un processo industriale che funziona.
E forse è proprio questo l’aspetto più affascinante: non una promessa per il futuro, ma una prova pratica che anche dagli scarti più complessi può emergere qualcosa di nuovo.
fonte: RadiciGroup