Chiusura della storica manifattura del panno del Casentino, indossato da Audrey Hepburn, simbolo dell’eleganza italiana.

Ricordate il famoso cappotto arancione indossato da Audrey Hepburn in “Colazione da Tiffany”? Per molti anni, il panno di lana è stato realizzato nella Manifattura del Casentino, situata a Bibbiena (). Tuttavia, ora si chiude un capitolo che dura da oltre un secolo (la sua fondazione risale al 1906). Come comunicato il 23 ottobre scorso, l’azienda ha dovuto avviare la liquidazione e licenziare il personale rimasto, principalmente a causa dei costi energetici insostenibili. Continuare a operare con un fatturato ai minimi storici sembra ormai quasi impossibile e la possibilità di una cessione non si è realizzata.

L’infausta è stata divulgata tramite una lettera inviata ai media e alle istituzioni.

“In assenza di misure concrete per salvaguardare il sito produttivo, ci siamo visti costretti a mettere l’azienda in liquidazione e a licenziare tutto il personale. Siamo consapevoli che questo crea difficoltà alle aziende locali che utilizzano il Panno Casentino, ma dopo mesi di crisi, di cui tutti erano a conoscenza, non avevamo altra alternativa” dichiarano Roberto Malossi e Andrea Fastoni, amministratori e soci della manifattura.

L’azienda lancia un appello, sperando ancora in un esito diverso:

“Siamo ancora in tempo per salvare il Panno, almeno finché non smonteremo i macchinari storici, fra circa trenta giorni. Dopo sarà finita per sempre. Questo non potrà passare inosservato: il Panno merita almeno un bel necrologio in prima pagina. Dopo secoli, un gran finale del quale tutti ci ricorderemo e di cui dovremo sentirci responsabili, voi tutti compresi.”

Chiusura della storica manifattura del panno del Casentino, indossato da Audrey Hepburn, simbolo dell'eleganza italiana. 3

BlurryBay

Un tessuto che ha segnato la storia e l’eleganza Made in Italy

La Manifattura del Casentino ha realizzato per decenni il caratteristico panno-lana con la superficie riccioluta, conosciuto con il nome di Casentino e utilizzato per il cappotto Givenchy indossato dall’indimenticabile Audrey Hepburn.

Quel panno ruvido e caldo, originario delle vallate dell’Appennino toscano, è diventato un simbolo di artigianato e stile “Made in Italy”, riconosciuto a livello globale e apprezzato da numerosi personaggi del dello spettacolo e della politica. Tuttavia, la tradizione della lavorazione della lana nel Casentino affonda le radici in epoche molto remote, con testimonianze già in epoca etrusca e romana. Nel Trecento, gli abitanti del castello di Palagio Fiorentino (a Stia) pagavano le tasse alla Repubblica di non in denaro, ma con panni di lana orbace – una lana grezza e resistente – tessuti per i monaci dell’Eremo di Camaldoli. Da quella stessa lana nacquero anche gli abiti dei frati della Verna, semplici e sobri.

Il lanificio di Stia, già noto per la qualità delle sue stoffe, iniziò a produrre intorno al 1890 delle mantelline per cavalcature, progettate per proteggere gli animali da traino dal freddo e dalla pioggia. Fu proprio in questo periodo che, per un errore fortunato, nacque il celebre colore arancio del panno Casentino: l’uso dell’allume di Rocca, unito a coloranti chimici non perfettamente calibrati, generò un rosso intenso tendente all’arancio, caldo e vivace.

Il nuovo colore conquistò le signore fiorentine, tanto che il lanificio di Stia affiancò al tradizionale verde classico la nuova, inconfondibile tonalità arancio-rossastra. Successivamente, il panno casentino divenne un tessuto di moda, scelto e apprezzato da figure illustri come Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini. Qualche settimana fa ha chiuso i battenti lo stabilimento tessile lombardo Bassetti, dopo due secoli di attività. Con la chiusura della Manifattura del Casentino, l’Italia perde un altro pezzo della sua , mentre la fast fashion avanza.

: Museo della Lana 

Leggi anche:

  • Bassetti chiude dopo 200 anni: è la fine di un’era per la tradizione tessile Made in Italy