Con l’arrivo del Black Friday, Greenpeace germania riporta l’attenzione su Shein, il gigante cinese della moda veloce, attraverso una nuova indagine che non lascia spazio a dubbi (se ne avevate ancora!). Secondo il rapporto “Shame on you, Shein!”, circa un terzo dei capi esaminati presenta sostanze chimiche nocive oltre i limiti consentiti dalla normativa europea REACH.
Cosa ha rivelato l’indagine
Greenpeace ha acquistato e fatto analizzare presso un laboratorio accreditato e indipendente in Germania un totale di 56 articoli provenienti da 8 Paesi diversi. La selezione includeva abbigliamento e calzature per adulti (vestiti, giacche, maglie, camicie) e ben 17 articoli specificamente destinati ai bambini, tra cui costumi, pigiami, magliette e stivali da pioggia.
I risultati sono stati definiti “preoccupanti”: 18 prodotti su 56, ovvero il 32%, hanno superato i limiti stabiliti dal Regolamento REACH per le sostanze chimiche. Le concentrazioni rilevate non erano di poco superiori ai limiti, ma li superavano da 1,1 fino a ben 3.269 volte.
Sono state identificate sostanze pericolose appartenenti a cinque gruppi chimici distinti.
Gli ftalati, plastificanti utilizzati per rendere i materiali più malleabili, sono stati trovati in 14 prodotti, principalmente nelle calzature. In alcuni casi superavano i limiti REACH fino a 200 volte. Questi composti sono associati a problemi di fertilità, disturbi dello sviluppo infantile e danni all’ecosistema acquatico.
I PFAS, noti come “inquinanti eterni” utilizzati per rendere i tessuti resistenti all’acqua e alle macchie, sono stati rinvenuti in 7 articoli, tutte giacche da esterno. Il caso più eclatante riguarda una giacca da pioggia da donna che superava il limite REACH di ben 3.269 volte. Queste sostanze sono estremamente persistenti, si accumulano nel corpo umano e sono sospettate di avere effetti cancerogeni, oltre a compromettere fertilità, sviluppo infantile e sistema immunitario.
I metalli pesanti come piombo e cadmio sono stati rinvenuti rispettivamente in tre e un prodotto. Il piombo, trovato nella soletta di un paio di sandali da donna (2,8 volte oltre il limite), è particolarmente dannoso per i bambini, poiché influisce sullo sviluppo cerebrale. Il cadmio, anch’esso presente nella suola di una scarpa, è un probabile cancerogeno che danneggia reni, polmoni e sistema cardiovascolare.
La formaldeide, sostanza che può causare danni al DNA e portare a cancro, è stata trovata in concentrazioni preoccupanti (3,5 volte il limite) in un costume da sirena per bambini.
L’antimonio è stato rilevato in 21 articoli, anche se per questa sostanza non esiste ancora un limite REACH specifico nei tessuti. Inoltre, il dimetilformamide, un composto organico volatile dannoso per il feto, è stato trovato in 15 campioni, superando in un caso la soglia per le Sostanze Estremamente Preoccupanti.

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Le promesse disattese di Shein
Non è la prima volta che Shein viene criticata da Greenpeace. Già nel 2022 un’indagine aveva rivelato la presenza di sostanze chimiche pericolose oltre i limiti legali. All’epoca, l’azienda aveva ritirato i prodotti incriminati promettendo di migliorare la gestione delle sostanze tossiche. Tuttavia, le nuove analisi dimostrano che poco o nulla è cambiato.
I prodotti segnalati nei test precedenti riappaiono in forma quasi identica, con le stesse sostanze pericolose – denuncia Moritz Jäger-Roschko, esperto di Greenpeace sull’economia circolare – L’azienda sembra disposta ad accettare danni alle persone e all’ambiente. Questi risultati dimostrano chiaramente che l’autoregolamentazione volontaria è inefficace.
I numeri di Shein sono tanto impressionanti quanto preoccupanti: con 363 milioni di visite mensili, parliamo della piattaforma di moda più visitata al mondo che supera da sola colossi come Nike, H&M e Myntra messi insieme. L’offerta sfiora il mezzo milione di modelli sempre disponibili, venti volte quella di H&M, alimentando un consumo incessante di abiti a basso costo.
Parallelamente, il fatturato è passato da 23 miliardi di dollari nel 2022 a 38 miliardi nel 2024, mentre le emissioni dell’azienda sono quadruplicate nello stesso periodo e l’82% delle fibre utilizzate è poliestere, una plastica derivata dai combustibili fossili.
Nonostante le ingenti sanzioni, Shein continua a sfruttare scappatoie doganali e a eludere le normative ambientali e di protezione dei consumatori, evidenziando i limiti di un sistema basato sulla produzione e il consumo rapidi.
L’imminente Black Friday porterà ancora una volta questa follia della moda veloce all’estremo – avverte Greenpeace. Il colosso cinese – rappresenta un sistema guasto di sovrapproduzione, avidità e inquinamento.
Shein (e non è l’unico) sta inondando il Pianeta di abiti e accessori di scarsa qualità che alimentano un ciclo insostenibile di consumo e rifiuti tessili.

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Servono normative vincolanti
Per Greenpeace, l’unica soluzione risiede in una regolamentazione rigorosa. L’organizzazione guarda al modello francese, che ha recentemente introdotto una tassa sulla moda veloce, promosso l’economia tessile circolare e vietato la pubblicità della moda ultraveloce, compresi i social media.
Le richieste includono l’applicazione della legislazione europea sulle sostanze chimiche a tutti i prodotti venduti nell’UE, inclusi quelli online; rendere le piattaforme legalmente responsabili per le violazioni e consentire alle autorità di sospendere i servizi in caso di infrazioni ripetute.
QUI potete consultare il report completo di Greenpeace.
fonte: Greenpeace
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