In alcuni salotti, l’arredamento finisce per trasformarsi in un archivio, anche se nessuno desidera definirlo in questo modo. Un quadro appeso per anni, una cornice, un’etichetta sul retro che resiste alla polvere, un numero inciso nel legno. Poi qualcuno osserva con maggiore attenzione, pone una domanda in famiglia e riceve una risposta che pesa più del dipinto stesso. È così che un quadro sottratto dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale sarebbe riemerso nei Paesi Bassi, nella residenza dei discendenti di Hendrik Seyffardt, un generale olandese che collaborò con il nazismo ed era legato alle Waffen-SS, le formazioni armate delle SS impiegate anche sul fronte orientale.
Il dipinto, intitolato Portrait of a Young Girl, Ritratto di giovane ragazza, è attribuito all’artista olandese Toon Kelder. Secondo la ricostruzione dell’investigatore d’arte Arthur Brand, l’opera sarebbe rimasta per decenni in possesso della famiglia Seyffardt. In precedenza, apparteneva a Jacques Goudstikker, un mercante d’arte ebreo di Amsterdam, costretto a fuggire dopo l’invasione nazista dei Paesi Bassi nel 1940. Goudstikker morì durante quel tentativo di salvezza, lasciando dietro di sé una vasta collezione, stimata in oltre mille opere. La sua galleria conteneva circa 1.400 lavori, in gran parte saccheggiati dai nazisti, e il suo caso rimane uno dei più noti nella storia europea della restituzione delle opere rubate.
Il numero 92 sulla cornice
A far scattare tutto sarebbe stato un discendente di Seyffardt. Dopo aver scoperto il legame familiare con il generale collaborazionista, l’individuo avrebbe chiesto chiarimenti alla nonna riguardo all’origine del quadro. La risposta, riportata nella ricostruzione di Brand, avrebbe aperto una stanza chiusa da anni: il dipinto sarebbe stato acquistato durante la guerra, proveniva da Goudstikker, era arte ebraica saccheggiata, quindi impossibile da vendere. Una frase familiare, quasi sbrigativa. Tuttavia, all’interno, c’era un intero pezzo di Novecento.
Il familiare avrebbe contattato Brand tramite un intermediario, convinto che rendere pubblica la storia fosse l’unico modo per restituire l’opera agli eredi di Goudstikker. La famiglia, che dopo la guerra cambiò cognome, ha ammesso di aver posseduto il dipinto, sostenendo però di non conoscerne la vera origine. La nonna, nelle dichiarazioni riportate dalla stampa olandese, avrebbe spiegato di averlo ricevuto dalla madre e di comprendere solo ora perché gli eredi Goudstikker lo rivogliano. Qui la questione si fa meno da catalogo d’arte e più da cucina familiare: ciò che passa di mano in mano può diventare consuetudine, anche quando deriva da una spoliazione.
Brand ha iniziato a investigare. Sul retro del quadro era presente un’etichetta della collezione Goudstikker. Nella cornice, il numero 92. Quel particolare ha condotto agli archivi di una vendita del 1940, quando parte della collezione sottratta a Goudstikker venne dispersa all’asta. Alla voce 92 figurava proprio un Portrait of a Young Girl di Toon Kelder. Secondo la ricostruzione dell’investigatore, l’opera sarebbe stata inizialmente razziata da Hermann Göring, uno degli uomini più influenti del regime nazista, poi venduta a Seyffardt e infine trasmessa ai suoi discendenti.
Gli avvocati degli eredi Goudstikker, contattati da Brand, avrebbero confermato un ulteriore tassello: il mercante possedeva sei dipinti di Toon Kelder e quelle opere risultavano incluse nella vendita del 1940. La storia del numero 92, quindi, si intreccia con l’etichetta, con il catalogo d’asta e con la provenienza della collezione. Nei casi di arte trafugata, spesso la verità emerge in questo modo: meno spettacolare di quanto si possa immaginare, più ostinata. Una carta, un retro, una sigla rimasta lì.
La casa, il nome cambiato
Hendrik Seyffardt aveva avuto una carriera nell’esercito olandese prima di diventare una figura di spicco nella collaborazione con l’occupazione nazista. Durante la guerra, fu legato alla Legione volontaria olandese, impiegata a fianco delle Waffen-SS sul fronte orientale. Nel 1943, venne ucciso da membri della Resistenza olandese. La sua morte ebbe un’enorme risonanza nella propaganda nazista dell’epoca, anche perché Seyffardt rappresentava una figura utile al progetto di reclutamento e collaborazione nei Paesi Bassi occupati.
Il discendente che ha portato alla luce il caso avrebbe dichiarato di provare vergogna e di ritenere giusto il ritorno del dipinto agli eredi Goudstikker. Brand, dal canto suo, ha definito il ritrovamento uno dei casi più singolari della sua carriera. Ha spiegato di essersi già occupato di opere saccheggiate dai nazisti finite in musei, collezioni pubbliche e raccolte prestigiose, eppure un dipinto della collezione Goudstikker nella casa dei discendenti di un generale olandese delle Waffen-SS supera, per lui, ogni precedente.
La parte più scomoda resta quella morale. I discendenti, come Brand stesso ha sottolineato, portano un’eredità familiare, senza colpe personali per i crimini di Seyffardt. Tuttavia, il quadro, secondo la ricostruzione, sarebbe rimasto lì per anni. E quando un oggetto ha una storia simile, tenerlo appeso significa anche permettere che quella storia continui a operare in silenzio. La restituzione delle opere sottratte agli ebrei durante la Shoah riguarda tribunali, archivi, certificati, prescrizioni. Riguarda anche una domanda molto più semplice, quella che emerge quando un’etichetta sul retro dice già abbastanza.
L’eco argentina
Il caso richiama un’altra vicenda recente legata alla stessa collezione. Nel 2025, un dipinto attribuito a Giuseppe Ghislandi, Portrait of a Lady, sarebbe apparso in una foto pubblicata online da un’agenzia immobiliare in Argentina. L’opera si vedeva appesa sopra un divano, in una casa nei pressi di Buenos Aires appartenuta alla famiglia di Friedrich Kadgien, un funzionario nazista fuggito in Sud America dopo la guerra. Anche quel dipinto proveniva dalla collezione Goudstikker ed era ricercato da decenni.
Quando la polizia argentina giunse nell’abitazione, il quadro era scomparso. Al suo posto, secondo le ricostruzioni, rimasero tracce sul muro e il sospetto di uno spostamento avvenuto in fretta. La scena sembra quasi banale: una foto immobiliare, un salotto, un quadro sopra un divano. Poi l’immagine diventa prova, o quasi. Anche lì, come nel caso olandese, l’arte rubata dai nazisti riemerge all’interno di una casa, tra mobili, eredi e silenzi tramandati.
Il Ritratto di giovane ragazza di Toon Kelder ora porta con sé tutto questo: il volto dipinto di una bambina, il numero 92, il nome Goudstikker, la famiglia Seyffardt, un’asta del 1940, un discendente che decide di parlare. La cornice ha conservato più memoria di molte persone.
Fonte: BBC