Nel campo dell’arte, è sufficiente un particolare per modificare il destino di un’opera. Un quadro ritenuto senza autore può improvvisamente diventare una scoperta straordinaria quando analisi scientifiche e ricerche storiche suggeriscono un possibile legame con un grande maestro del passato. Questo è esattamente ciò che sta accadendo attorno alla presunta Pietà segreta di Michelangelo, un dipinto acquistato quasi per caso e attualmente al centro di un acceso confronto tra esperti, laboratori di diagnostica e storici dell’arte.
La notizia ha cominciato a diffondersi dopo che vari quotidiani europei hanno ripreso un’indiscrezione pubblicata dal giornale belga Le Soir. Secondo questa narrazione, un dipinto apparso nel mercato antiquario come opera anonima potrebbe essere associato a Michelangelo Buonarroti, uno degli artisti più analizzati della storia del Rinascimento.
Il caso ha immediatamente suscitato grande interesse anche per il contesto del mercato dell’arte contemporanea. Poche settimane fa, infatti, un semplice disegno attribuito al maestro è stato battuto all’asta per quasi 30 milioni di euro, dimostrando quanto il valore delle opere legate al genio toscano possa raggiungere cifre straordinarie.
Il possibile caso della Pietà segreta di Michelangelo
Il quadro che oggi alimenta il mistero della Pietà segreta di Michelangelo era stato inizialmente catalogato come un dipinto anonimo risalente tra il XVI e il XVII secolo. L’opera era apparsa nel catalogo della casa d’aste Wannenes di genova, senza particolari indicazioni sulla sua origine.
Nel 2024, due collezionisti belgi si sono imbattuti nell’immagine consultando il catalogo della vendita e hanno deciso di acquistare il dipinto per circa 35mila euro. In quel momento non esisteva alcuna ipotesi di attribuzione a Michelangelo: si trattava semplicemente di un quadro antico con caratteristiche compatibili con la pittura dell’area tosco-romana.
Una volta giunta in Belgio nell’aprile dello stesso anno, l’opera è stata sottoposta a un programma di analisi scientifiche presso l’Istituto reale del patrimonio artistico (IRPA) di Bruxelles. L’indagine è stata avviata dopo che uno dei proprietari ha notato un particolare curioso sotto gli strati di vernice.
Sulla superficie del dipinto erano infatti presenti due monogrammi quasi invisibili, uno dipinto su una foglia e l’altro su un teschio collocato ai piedi del Cristo. Questo dettaglio ha spinto i collezionisti a richiedere uno studio approfondito.
Il dipinto rappresenta Cristo morto con le braccia aperte sorretto dalla Vergine, una scena classica dell’iconografia cristiana. Le due figure sono collocate all’interno di una grotta che si apre verso il paesaggio. La composizione richiama inevitabilmente la celebre Pietà scolpita da Michelangelo nel 1499 e conservata nella basilica di San Pietro, anche se in questo caso si tratta di una pittura e non di una scultura.
L’opera è conosciuta negli studi più recenti con il titolo di “Pietà Spirituali” e misura circa 134 per 107 centimetri.
Analisi scientifiche, pigmenti del Cinquecento e uno studio di oltre 600 pagine
Le indagini scientifiche condotte nei laboratori dell’IRPA hanno fornito diversi elementi compatibili con la cronologia del XVI secolo. Gli specialisti hanno utilizzato una combinazione di tecniche diagnostiche avanzate, tra cui riflettografia infrarossa, fluorescenza a raggi X, radiografie e datazione al carbonio 14.
I risultati hanno collocato il supporto della tela tra 1520 e 1660, con una probabilità statistica del 95,4%. Anche l’analisi dei pigmenti ha rivelato materiali compatibili con il periodo rinascimentale.
Tra i dettagli più significativi compare l’utilizzo di smalto blu ottenuto da vetro macinato, un pigmento raro nella pittura italiana ma documentato nell’ambiente artistico vicino a Michelangelo. Gli studiosi hanno inoltre individuato una lacca rossa ricavata dalla cocciniglia messicana, un colore che cominciò a diffondersi in europa intorno al 1540.
Le indagini tecniche hanno mostrato anche alcune modifiche nella composizione pittorica, segno che l’opera potrebbe essere stata realizzata con un processo creativo originale e non semplicemente copiata da un altro modello.
L’ipotesi dell’attribuzione è stata approfondita da un ampio studio coordinato dallo storico dell’arte belga Michel Draguet, ex direttore dei Musei Reali di Belle Arti del Belgio e docente all’Université libre de Bruxelles. Il lavoro comprende oltre 600 pagine di analisi che mettono insieme dati scientifici, osservazioni stilistiche e confronti con opere tarde di Michelangelo.
Secondo questa interpretazione, il dipinto potrebbe appartenere alla fase finale della vita dell’artista, quando il maestro era sempre più influenzato da una forte tensione spirituale. Alcuni studiosi collegano l’opera all’ambiente religioso dell’Ecclesia Viterbiensis, un circolo riformatore attivo negli anni Quaranta del Cinquecento attorno al cardinale Reginald Pole.
Nonostante queste ipotesi, molti specialisti invitano alla cautela. Michelangelo firmò pochissime opere nella sua vita: il caso più noto resta proprio la Pietà di San Pietro, dove incise il suo nome sulla fascia della Vergine. Per questo motivo alcuni storici dell’arte guardano con sospetto alla presenza dei monogrammi individuati nel dipinto.
Un altro punto critico riguarda la provenienza storica dell’opera, che non compare in inventari antichi né in documenti rinascimentali noti. Senza una storia collezionistica chiara, l’attribuzione rimane difficile da dimostrare con certezza.
Per molti esperti, dunque, il quadro potrebbe appartenere a un artista della cerchia di Michelangelo o a un pittore influenzato dal suo stile, un fenomeno molto comune nel Rinascimento.
Nel frattempo il dibattito rimane aperto. La possibile Pietà segreta di Michelangelo continua ad alimentare curiosità tra studiosi e collezionisti, anche perché una conferma definitiva cambierebbe completamente il valore dell’opera. Un dipinto acquistato per poche decine di migliaia di euro potrebbe trasformarsi in una scoperta capace di valere milioni, ricordando casi celebri come quello del Salvator Mundi attribuito a Leonardo da Vinci.
Fonte: Belganewsagency