La nipote di Frida Khalo accusa l’uso commerciale della sua immagine: “è diventata simbolo del consumismo”

La trasformazione di un’artista d’avanguardia in un marchio globale di consumo ha innescato un acceso conflitto all’interno della famiglia di Frida Khalo, la più rinomata pittrice messicana del ventesimo secolo, deceduta in condizioni di povertà nel 1954. La pronipote Cristina Kahlo ha deciso di rompere il silenzio in un’intervista concessa al quotidiano britannico The Times, esprimendo apertamente la sua opposizione nei confronti della Frida Kahlo Corporation (FKC), l’azienda panamense che detiene i diritti commerciali sul nome e sull’immagine dell’artista.

Secondo l’analisi di Cristina, la scintilla che ha avviato questa deriva commerciale risale alla pubblicazione della biografia redatta da Hayden Herrera nel 1983, un’opera che ha elevato la figura della prozia a simbolo del femminismo e dei diritti civili, ma che ha anche creato le premesse per un’arma a doppio taglio che ha completamente distorto il suo valore artistico.

Il business globale dei souvenir

Attualmente, il marchio è concesso in licenza per una vasta gamma di prodotti: dai capi d’abbigliamento del gigante cinese Shein fino alle candele profumate alla tequila, passando per un negozio ufficiale su Amazon e persino per la progettazione del complesso residenziale di lusso Frida Kahlo Wynwood Residences a Miami, un grattacielo di 14 piani adornato da un enorme murale dell’artista sulla facciata.

Questa diffusione commerciale è il risultato di una profonda divisione all’interno dell’albero genealogico: la società FKC è stata fondata nel 2004 da Isolda Pinedo Kahlo e da sua figlia Maria Cristina Romeo Pinedo in partnership con l’imprenditore venezuelano Carlos Dorado, che detiene il 51% delle quote. La creazione dell’azienda avvenne senza il consenso del fratello di Isolda, Antonio, padre della stessa Cristina, che oggi denuncia l’esclusione etica della famiglia.

Il mercato delle aste registra cifre stratosferiche

La contestazione solleva una questione di natura morale ed etica, poiché la pittrice, conosciuta per le sue forti posizioni politiche di sinistra, viene oggi associata alle dinamiche del capitalismo più sfrenato. La polemica si verifica in un momento di straordinario successo finanziario per le opere dell’artista.

Il dell’ ha registrato cifre stratosferiche: l’opera El sueño (La cama) è stata recentemente venduta all’asta da Sotheby’s a New York per la cifra record di 55,6 milioni di dollari, superando il primato mondiale per un’ femminile detenuto dal 2014 da Georgia O’Keeffe.

Il corto circuito museale alla Tate Modern

Il paradosso commerciale ha raggiunto il suo culmine con l’inaugurazione della mostra Frida: The Making of an Icon presso la Tate Modern di Londra, un’esposizione itinerante proveniente dal Museum of Fine Arts di Houston che esaminerà proprio il fenomeno della “Fridamania”. Il percorso espositivo presenterà oltre 200 oggetti commerciali e, con una scelta che Cristina considera frutto di cinismo o trascuratezza, guiderà i visitatori direttamente all’interno del negozio di souvenir.

I dirigenti della galleria londinese hanno già espresso l’intenzione di superare il record di 737 mila sterline di incassi generato dal merchandising durante la retrospettiva del 2005, a conferma del fatto che il brand Kahlo continua a generare enormi profitti indipendentemente dal valore puramente artistico delle sue opere.

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