La biblioteca attiva più antica del pianeta si trova in Italia e resiste da oltre 1.500 anni.

Si trova nel complesso architettonico della Cattedrale di ed è riconosciuta come la biblioteca più antica del ancora operativa. Questo primato non è ampiamente pubblicizzato, poiché la Biblioteca Capitolare è esistita fin da quando l’Europa, nella forma che conosciamo oggi, non era ancora emersa.

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La sua origine risale al V secolo come derivazione dello Scriptorium della Schola majoris Ecclesiae, un laboratorio di produzione libraria dove i Canonici del Capitolo della Cattedrale scrivevano e componevano testi su pergamena per formare i futuri sacerdoti. La prima evidenza documentale certa è il Codice di Ursicino, redatto dal sacerdote Ursicino, il quale, dopo aver trascritto due opere agiografiche (il Vita Sancti Martini di Sulpicio Severo e il Vita Sancti Pauli primi eremitae di San Girolamo), firmò con l’indicazione di luogo e data — Verona, le calende di agosto dell’anno di consolato di Agapito, cioè il 1° agosto 517 d.C. Tuttavia, è importante notare l’esistenza di codici ancora più antichi, come il De Civitate Dei di Sant’Agostino e le opere di Gaio, che potrebbero far risalire la fondazione della biblioteca almeno al secolo precedente.

Terremoti, pesti, Napoleone e bombardamenti alleati

Resistere per sedici secoli è anche una questione di fortuna, e La Capitolare, nel corso degli anni, ha assunto le caratteristiche di un edificio straordinariamente duraturo: ha superato un nel 1117, la peste, le razzie di Napoleone, l’inondazione del 1882 e i bombardamenti. Ognuno di questi eventi ha lasciato un segno. L’inondazione dell’Adige del 1882 danneggiò oltre 11.000 pergamene con il fango, mentre il bombardamento aereo del 4 gennaio 1945 colpì e distrusse l’aula principale. In quell’occasione, il bibliotecario Giuseppe Turrini — lo stesso che aveva lavorato al restauro dei danni causati dall’inondazione — aveva già messo in salvo manoscritti e incunaboli. La maggior parte dei volumi meno preziosi rimasti sotto le macerie fu recuperata.

Esiste anche un episodio che ha il sapore della leggenda: nel 1630 la peste colpì Verona e decimò due terzi della popolazione, incluso il prefetto della biblioteca Agostino Rezzani, il quale aveva nascosto i manoscritti più antichi. Con lui andò perduta la precisa ubicazione di quel patrimonio inestimabile, che rimase nascosto per oltre un secolo, fino a quando Scipione Maffei, figura di rilievo del Settecento italiano, contribuì in modo significativo, assistito dal canonico Carinelli, a ritrovare i manoscritti antichi.

Il patrimonio: oltre 1.200 manoscritti e tre pezzi unici al mondo

La Capitolare conserva una collezione di oltre 1.200 manoscritti, tra cui opere uniche a livello mondiale, con testi che spaziano dalla teologia al diritto, dalla poesia alla filosofia, dall’astronomia alla medicina, dalla botanica alla . A questi si aggiungono circa 100.000 volumi a stampa, comprendenti incunaboli, cinquecentine, seicentine e testi moderni, oltre a un archivio di circa 11.000 pergamene, la più antica delle quali risale al 710.

Tre pezzi meritano una menzione particolare. Il primo è il già citato Codice di Ursicino, che rappresenta la prova tangibile dell’attività dello scriptorium nel VI secolo. Il secondo, anch’esso menzionato in precedenza, sono le Institutiones di Gaio, risalenti al V secolo, l’unico testo di giurisprudenza romana classica al mondo che è sopravvissuto alle manipolazioni bizantine della riforma di Giustiniano, conservato sotto forma di palinsesto, ovvero un manoscritto riutilizzato. Il terzo è l’Indovinello Veronese, una delle prime attestazioni di una lingua di transizione tra latino e volgare, annotato ai margini di un codice dell’VIII secolo. Quel piccolo enigma scarabocchiato ai margini di un codice spagnolo è, di fatto, uno dei primi documenti scritti in quello che sarebbe diventato l’italiano.

Da Dante a Carlo Magno: chi ha frequentato la Capitolare

Nel Trecento, le sale della Capitolare erano diventate un centro di aggregazione culturale, e vi transitarono sia Dante Alighieri, nel 1320, che Francesco Petrarca, nel 1345. Prima di loro, Carlo Magno e il figlio Pipino ebbero rapporti con il Capitolo veronese. Successivamente, l’epigrafista tedesco Barthold Georg Niebuhr nel 1816 fu il primo a identificare sotto un testo cristiano medievale il testo delle Institutiones di Gaio, uno dei ritrovamenti filologici più noti del XIX secolo.

La biblioteca è ancora accessibile a studiosi, storici e ricercatori che vi si recano per analizzare, trascrivere e interpretare i manoscritti, senza trascurare la continuazione delle attività di catalogazione, conservazione e restauro. Millecinquecento anni, e il lavoro continua.

Informazioni utili

Quando: permanente
Dove: Fondazione Biblioteca Capitolare di Verona, ingresso da Piazza Duomo 19
Orari: tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00, mercoledì chiuso ( ingresso alle 17:30).
Biglietti: acquistabili su shop.midaticket.it
Sito web ufficiale: bibliotecacapitolare.it