Il colpo di Stato in Afghanistan del 17 luglio 1973 si verificò attraverso un’azione abbastanza rapida e quasi senza spargimento di sangue, con la caduta della monarchia di Mohammad Zahir Shah, al potere dal 1933, sostituita da una repubblica presidenziale guidata da Mohammad Daoud Khan.
Questo evento segnò la conclusione di quarant’anni di regno e l’inizio di un periodo politico estremamente instabile, che in pochi anni avrebbe portato il Paese a rivoluzioni, interventi esterni e decenni di conflitti armati. Analizzare il colpo di Stato del 1973 implica quindi comprendere non solo la caduta della monarchia, ma anche le origini di molte delle crisi che avrebbero caratterizzato l’Afghanistan nella seconda metà del XX secolo.
L’Afghanistan monarchico sotto Zahir Shah
Mohammad Zahir Shah ascese al trono nel 1933, in un contesto di notevole fragilità istituzionale. Nei decenni successivi, il suo regno si contraddistinse per un equilibrio delicato tra tradizione e modernizzazione. L’Afghanistan mantenne formalmente una posizione neutrale durante la Seconda guerra mondiale e, nel periodo post-bellico, cercò di sfruttare la rivalità tra Stati uniti e Unione Sovietica per ottenere aiuti economici e militari, senza schierarsi apertamente con uno dei due blocchi.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, il Paese sperimentò alcune riforme significative: furono avviati progetti infrastrutturali, ampliato l’accesso all’istruzione e introdotte limitate aperture politiche. La Costituzione del 1964 rappresentò un passo importante verso una monarchia costituzionale, con l’istituzione di un parlamento eletto e una maggiore libertà di espressione. Tuttavia, queste riforme rimasero parziali e spesso inefficaci. Il potere reale continuava a essere concentrato nelle mani dell’élite monarchica, mentre ampie sezioni della popolazione, in particolare nelle aree rurali, restavano escluse dai benefici del cambiamento.
La figura di Mohammad Daoud Khan
Un attore chiave del colpo di Stato del 1973 fu Mohammad Daoud Khan, cugino e cognato del re Zahir Shah. Daoud Khan aveva già avuto un ruolo di primaria importanza nella politica afghana, ricoprendo il ruolo di primo ministro dal 1953 al 1963. Durante il suo mandato si era distinto per una linea politica autoritaria e un forte nazionalismo, in particolare riguardo alla questione del cosiddetto “Pashtunistan”, il territorio abitato da popolazioni pashtun al confine con il Pakistan.
Era anche noto per il suo approccio deciso alla modernizzazione dello Stato, sostenuta anche attraverso una stretta collaborazione con l’Unione Sovietica, la quale fornì aiuti economici e militari. Tuttavia, il suo stile di governo centralizzato e il deterioramento dei rapporti con il Pakistan portarono a crescenti tensioni sia interne che esterne. Nel 1963, Zahir Shah lo costrinse a dimettersi, dando inizio a un periodo di monarchia costituzionale che limitò l’influenza diretta di Daoud Khan sulla politica nazionale.
Le cause del colpo di Stato
Le motivazioni che condussero al colpo di Stato del 1973 erano molteplici e interconnesse. Sul piano interno, la monarchia appariva sempre più incapace di affrontare le sfide economiche e sociali del Paese. La crescita demografica, la disoccupazione e le disuguaglianze regionali alimentavano il malcontento, in particolare tra i giovani istruiti e nei contesti urbani. Le riforme politiche degli anni Sessanta avevano generato aspettative che il sistema monarchico non riuscì a soddisfare.
Sul piano politico, l’assenza di partiti strutturati e la debolezza delle istituzioni parlamentari favorirono l’emergere di movimenti ideologici radicali, in particolare di ispirazione marxista. Il Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan (PDPA), pur essendo diviso in fazioni, iniziò a esercitare una certa influenza negli ambienti militari e intellettuali.
Un elemento cruciale fu anche l’assenza del re dal Paese. Nell’estate del 1973, Zahir Shah si trovava in italia per cure mediche, creando un vuoto di potere che Daoud Khan seppe sfruttare. Il colpo di Stato venne pianificato con il supporto di ufficiali dell’esercito e di settori vicini al PDPA, senza incontrare una resistenza significativa.
Il 17 luglio 1973: la dinamica del colpo di Stato
Durante la notte tra il 16 e il 17 luglio 1973, le forze fedeli a Daoud Khan occuparono i punti strategici di Kabul, inclusi edifici governativi, stazioni radio e infrastrutture militari. L’operazione si svolse in modo relativamente ordinato e con uno spargimento di sangue limitato. La mattina del 17 luglio, attraverso la radio nazionale, Daoud Khan annunciò l’abolizione della monarchia e la proclamazione della Repubblica dell’Afghanistan.
Il re Zahir Shah, informato degli eventi mentre si trovava all’estero, decise di non opporsi e abdicò formalmente il mese successivo. Questa scelta evitò una possibile guerra civile immediata, ma sancì in modo definitivo la fine della monarchia afghana, durata oltre due secoli.
La nascita della Repubblica e il nuovo assetto politico
Con la proclamazione della repubblica, Mohammad Daoud Khan assunse le cariche di presidente, primo ministro e ministro degli Esteri, concentrando nelle sue mani un potere notevole. Il nuovo regime si presentò come riformista e modernizzatore, promettendo sviluppo economico, giustizia sociale e indipendenza nazionale.
Nei primi anni, Daoud Khan cercò di ridurre la dipendenza dall’Unione Sovietica, migliorando i rapporti con i Paesi occidentali e con il mondo arabo. Contemporaneamente, tentò di limitare l’influenza dei comunisti afghani, molti dei quali erano stati suoi alleati durante il colpo di Stato. Questa strategia ambivalente contribuì a generare tensioni crescenti all’interno del nuovo regime.
Le difficoltà e il fallimento del progetto repubblicano
Nonostante le ambizioni riformatrici, la Repubblica di Daoud Khan si trovò rapidamente di fronte a ostacoli significativi. Le riforme economiche avanzavano lentamente, mentre l’autoritarismo del presidente alienava il supporto di diversi gruppi sociali e politici. La repressione dell’opposizione, comprese le forze del PDPA, minò ulteriormente la stabilità del sistema.
Sul piano internazionale, l’Afghanistan continuava a trovarsi in una posizione delicata, stretto tra le influenze delle grandi potenze e le tensioni regionali. La questione del Pashtunistan rimase irrisolta, mentre i rapporti con il Pakistan rimasero complessi.
Le conseguenze a lungo termine
Il colpo di Stato del 1973 produsse conseguenze profonde e durature. La fine della monarchia cancellò un elemento di continuità e di equilibrio che, pur con tutti i suoi limiti, aveva assicurato una relativa stabilità al Paese per decenni. La repubblica di Daoud Khan non riuscì a costruire istituzioni solide e inclusive, aprendo la strada a ulteriori fratture violente.
Nel 1978, appena cinque anni dopo il colpo di Stato, Daoud Khan sarebbe stato a sua volta rovesciato e ucciso durante la Rivoluzione di Saur, guidata dal PDPA. Da quel momento, l’Afghanistan entrò in una spirale di conflitti che avrebbe incluso l’intervento sovietico del 1979, la guerra civile degli anni Novanta e l’ascesa dei talebani.