“Frida Kahlo. La visione come espressione di sé”: a Bologna si tiene un’esposizione da non perdere con 70 immagini dell’illustre artista messicana.

A Palazzo Pepoli, sede del Museo della di , è in corso fino al 27 settembre 2026 la mostra fotografica “Frida Kahlo. Lo sguardo come identità“, curata da ONO e realizzata da Ergo Expo. Sei mesi di esposizione — non un evento fugace — per un progetto che adotta un approccio differente dal consueto.

70 fotografie originali, 10 autori del Novecento

Il cuore dell’esposizione è composto da 70 fotografie originali create da alcuni dei più significativi autori del Novecento: Edward Weston, Lucienne Bloch, Lola Álvarez , Julien Levy, Nickolas Muray, Gisèle Freund, Imogen Cunningham, Leo Matiz, Bernard Silberstein e Graciela Iturbide. Questi nomi non sono stati selezionati a caso: ognuno di loro ha avuto con Kahlo un legame specifico, sia esso artistico, personale o documentario.

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La mostra non si configura come una biografia visiva, poiché la domanda che rivolge al pubblico non concerne quale ritratto sia il più genuino, ma quanto l’artista abbia influenzato gli sguardi altrui, anticipando in qualche modo i meccanismi contemporanei della celebrità e dell’autorappresentazione. Un’ipotesi curatoriale robusta, che si concentra sul meccanismo prima ancora che sul soggetto.

Celebre solo dopo la sua morte

Nonostante durante la sua breve esistenza Kahlo non abbia mai raggiunto il massimo del successo artistico — e la sua arte sia stata rivalutata solo a partire dalla metà degli anni Ottanta del Novecento — oggi è l’artista donna più apprezzata a livello mondiale. Il paradosso è ben noto e continua a essere significativo: famosa post mortem, costruita in vita con una lucidità quasi programmata.

L’immagine come strumento

L’ampio utilizzo dell’autoritratto nella sua pratica artistica, iniziato dopo l’incidente che a diciotto anni la costrinse a letto per oltre tre mesi, dimostra un lavoro incessante sulla rappresentazione di sé. Anche l’uso esclusivo degli abiti tradizionali messicani, in contrasto con le tendenze dell’epoca, diventa parte fondamentale della sua identità e, successivamente, del suo mito. Kahlo arrivò persino a modificare il proprio anno di nascita, facendolo coincidere con quello della Rivoluzione messicana.

Seimila stampe e un padre fotografo

Dopo la scomparsa della pittrice, furono rinvenuti tra i suoi beni oltre seimila stampe fotografiche, a partire da quelle realizzate dal padre, il fotografo Guillermo Kahlo, che per primo la ritrasse avviandola a esplorare le potenzialità del mezzo come forma di espressione. Per lei, la fotografia non era solo un archivio di ricordi: era uno spazio per sperimentare, controllare e costruire.

ONO arte torna a Bologna

La mostra segna anche il ritorno di ONO arte alla curatela a Bologna, con un progetto incentrato sulla fotografia. La curatrice Vittoria Mainoldi ha affermato che si tratta della prima volta in cui questa riflessione sull’iconizzazione di Kahlo viene presentata in città, e che l’esposizione non prevede merchandising.

Il finale: la Casa Azul e Graciela Iturbide

La mostra si conclude con le fotografie di Graciela Iturbide, unica fotografa ancora in vita tra quelle esposte, che ha catturato l’immagine della stanza da bagno della Casa Azul, rimasta chiusa per cinquant’anni, dove Kahlo aveva richiesto di conservare tutti i suoi beni personali. Un finale sobrio, quasi intimo, che restituisce la persona prima dell’icona.

Informazioni utili

Quando: dal 28 marzo 2026 al 27 settembre 2026
Dove: Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna
Orari: tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00, martedì chiuso ( ingresso 18:30)
Biglietti: 14 euro intero, 10 euro ridotto, acquistabili su vivaticket.com
Sito web ufficiale: palazzopepoli.it