Trent’anni fa, il 19 febbraio 1996, la Creation Records rilasciava il quarto singolo dall’album “(What’s the Story) Morning Glory?”. Il brano si intitola “Don’t Look Back in Anger” e, nel giro di una settimana, conquistava le classifiche britanniche fino a raggiungere la prima posizione. Si trattava del secondo numero uno UK degli Oasis, un disco di platino che segnava il trionfo definitivo del Britpop.
Nato in una camera d’albergo a Parigi
La nascita del brano è una storia che si colloca nel contesto di un tour. Noel Gallagher lo compose il 18 aprile 1995 in una camera d’albergo a Parigi, dove gli Oasis si trovavano in tour con i Verve. Quattro giorni dopo, a Sheffield, lo presentò dal vivo in una versione acustica, ancora priva di titolo definitivo e senza la seconda strofa. È il primo brano degli Oasis in cui è Noel a cantare, mentre Liam, per quel tour, scelse di eseguire “Wonderwall”.
L’influenza di Lennon e dei Beatles
Dal punto di vista musicale, il pezzo è un omaggio esplicito. L’introduzione al pianoforte richiama “Imagine” di Lennon, e la frase “I must start a revolution from my bed” è una citazione diretta dei Bed-In for Peace organizzati da Lennon e Yoko Ono nel 1969. Noel stesso ha descritto la canzone come “un incrocio tra All the Young Dudes di David Bowie e qualcosa che i Beatles avrebbero potuto realizzare.” Paul McCartney, dal canto suo, non si è mostrato da meno e l’ha definita una delle melodie più belle di sempre.
Un testo intenzionalmente ambiguo
Il significato del testo è rimasto intenzionalmente ambiguo. Al momento della pubblicazione, era “semplicemente” un brano che parlava di una donna di nome Sally che riflette sulla propria vita senza rimpianti. Noel ne fornì una lettura essenziale: “Si tratta di non essere arrabbiati per le cose che potresti aver detto o fatto ieri. Si tratta di guardare avanti piuttosto che indietro.”
Da canzone rock a inno collettivo
Il cambiamento di scala avvenne il 22 maggio 2017, dopo l‘attentato alla Manchester Arena. Dopo un minuto di silenzio presso la St. Ann’s Square di Manchester, una donna di nome Lydia Bernsmeier-Rullow iniziò a cantarla mentre teneva in braccio un mazzo di fiori. Pochi si unirono, timidamente, ma al ritornello quasi tutta la folla cantava insieme a lei. Lydia dichiarò: “Amo Manchester, e gli Oasis fanno parte della mia infanzia. Don’t Look Back in Anger – questo è il messaggio: non possiamo guardare indietro a ciò che è accaduto, dobbiamo proiettare lo sguardo verso il futuro… Ci uniremo tutti, andremo avanti perché è questo che rappresenta Manchester” come riportato all’epoca dal Guardian.
Vi lasciamo al videoclip ufficiale della canzone: