Maria Elena Delia è la referente nazionale della Global Sumud Flotilla: dozzine di imbarcazioni con civili a bordo e il coordinamento di 44 paesi diversi cercheranno di aprire un corridoio umanitario verso Gaza per portare cibo alla popolazione stremata dalla fame e un chiaro messaggio al mondo: la necessità di restare umani
La traversata della Global Sumud Flotilla è il più grande sforzo umanitario internazionale mai fatto da quando Israele ha messo sotto assedio la Palestina, 18 anni fa. È una chiamata storica.
Il genocidio contro i palestinesi è in una costante escalation da 22 mesi.
Israele ha sganciato l’equivalente di otto bombe atomiche su uomini, donne e bambini. Ospedali, scuole, rifugi e case completamente distrutte, oltre 40.000 vittime identificate ( di cui 13.000 bambini), migliaia di persone morte non identificate, giornalisti e operatori sanitari uccisi come mai nella storia.
Il silenzio non è più un opzione, affermano i partecipanti della Global Sumud Flotilla.
La referente per l’Italia è Maria Elena Delia, ha svolto attività di volontariato in numerosi paesi del mondo, contribuendo a progetti di cooperazione allo sviluppo, in particolare nell’ambito della protezione dell’infanzia. Ha fondato il Free Gaza Movement ed ha coordinato la delegazione italiana della Freedom Flotilla Coalition, dal 2012 fa parte del consiglio direttivo della Fondazione Vittorio Arrigoni, che sostiene iniziative umanitarie in italia e a livello internazionale. Nel giugno 2025 ha coordinato la delegazione italiana della Global March to Gaza, evolutasi poi nel Global Movement to Gaza. Le chiedo perché lo fa
Lo faccio come fan tutti, spinta dalla necessità di contribuire a spezzare un assedio che perdura ormai da decenni, a fronte dell’inadempienza del nostro governo dinanzi ai crimini israeliani.
Secondo il diritto internazionale il blocco attuato da Israele riguardo gli aiuti umanitari che possono entrare a Gaza è illegale. Come è illegale il sequestro dell’equipaggio attuato da Israele nelle missioni precedenti della Freedom Flotilla, a giugno e a luglio.
Questa volta le imbarcazioni sono numerose
Più barche significa soltanto che il nostro messaggio ai governi complici che hanno rifiutato di ascoltare, ai cittadini di tutto il mondo e, soprattutto, ai palestinesi, è amplificato: il mondo non ha dimenticato la Palestina. Non smetteremo nei nostri sforzi per portare aiuti alle anime affamate di Gaza e chiediamo umilmente perdono ai palestinesi per le azioni dei nostri governi che non ci rappresentano.
Chiedo a Maria Elena Delia quanto la Global Sumud Flotilla sia una missione simbolica e quanto si possa davvero credere di aprire un corridoio umanitario
Questa missione ha un valore sia concreto sia simbolico. Alla luce dell’inazione dei nostri rappresentanti eletti, la nostra priorità è spezzare l’assedio illegale imposto da Israele e consegnare aiuti indispensabili alle persone affamate di Gaza — anche se questi aiuti sono, per così dire, una goccia nell’oceano. Oltre a questo, naturalmente, la nostra missione ha anche un grande valore simbolico: rappresenta la volontà di persone comuni che stanno assistendo a un genocidio trasmesso in diretta sotto i loro occhi e il nostro rifiuto collettivo di questa disumanità. La Global Sumud Flotilla è un’iniziativa dal basso senza precedenti storici, del popolo e per il popolo — di chi non se la sente di stare a guardare o essere complice mentre un’intera popolazione viene affamata, sottoposta a pulizia etnica e presa di mira in un genocidio.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, la storia suggerisce che il fatto di riuscire o meno a raggiungere Gaza dipenderà dal rispetto da parte di Israele del diritto internazionale. Lo stesso diritto che Israele e i suoi pochi alleati rimasti affermano di sostenere.
Ciò che posso dire, però, è che non ci fermeremo finché non avremo raggiunto Gaza.
Aprire un corridoio umanitario stabile e duraturo sarà possibile attraverso la pressione diplomatica dall’alto (ad oggi non pervenuta) e dalla pressione esercitata dal basso, dalla società civile. Usare la fame come arma è un crimine di guerra
A proposito di aiuti umanitari per avere un’idea della dimensione delle necessità dei gazawi: se prima del 7 ottobre ogni giorno entravano a Gaza 500 camion di aiuti al giorno (circa 15 mila al mese), da inizio anno ad oggi ne sono entrati circa 1.300 in totale, nessun camion tra marzo e maggio, da quando Israele ha violato il cessate il fuoco. Gli ultimi dati del Ministero della Salute a Gaza parlano di 317 persone morte di fame di cui 121 bambini. Mentre i numeri di chi è stato ucciso da Israele mentre cercava di prendere del cibo ai cancelli della famigerata Gaza Humanitarian Foundation, hanno addirittura superato quelli del 7 ottobre.
Chiedo a Maria Elena Delia che sostegno è arrivato dal mondo della politica
Dovreste chiederlo direttamente ai politici. Siamo indipendenti e non affiliati politicamente a nessun governo o partito politico. Concentrarsi sulla questione del sostegno politico alla Global Sumud Flotilla distoglie l’attenzione dall’obiettivo stesso della missione. Devia l’attenzione dal genocidio e dalla carestia indotta a Gaza. Gli sforzi della flottiglia sono nati a causa del fallimento di chi opera nella sfera politica nel prendere provvedimenti. Accogliamo naturalmente il sostegno e lo abbiamo ricevuto da numerose personalità note, ma non intendo metterlo sotto i riflettori, che devono essere puntati solo sul mezzo milione di anime a Gaza che hanno disperato bisogno di cibo, medicine e beni di prima necessità. Un’intera popolazione viene massacrata quotidianamente sotto i nostri occhi.
Come è stato possibile organizzare in così pochi mesi una missione così grande?
È possibile solo grazie alla forza della società civile. Ogni giorno riceviamo un incredibile sostegno da persone comuni: operatori umanitari, marittimi, artisti, religiosi, professionisti, esseri umani. I nostri sforzi non sono iniziati pochi mesi fa, ma si radicano in decenni di resistenza palestinese e solidarietà internazionale.
Ciò che appare un’impresa quasi impossibile per dimensioni è reso possibile soltanto dalle migliaia di persone che compiono piccole azioni nelle loro comunità locali. Ogni telefonata, email, post sui social media e conversazione con un vicino ha contribuito a quella che è ora la più grande missione marittima civile coordinata della storia per sfidare il blocco illegale imposto da Israele alla Striscia di Gaza.
Dove l’approccio dall’alto verso il basso ha fallito, noi lavoriamo dal basso verso l’alto. Gli individui si mobilitano nei rispettivi paesi e coordinano azioni locali che rafforzano l’impatto globale. La Global Sumud Flotilla è una mobilitazione congiunta della Maghreb Sumud Flotilla (già Sumud Convoy), di Sumud Nusantara e di partner strategici della Freedom Flotilla Coalition. Tra questi movimenti, il Global Movement to Gaza funge da braccio organizzativo e comunicativo di lungo periodo per la flottiglia e rappresenta un ponte dal locale al globale, affinché possiamo collettivamente aprire un corridoio umanitario e affrontare la complicità globale nel genocidio in corso contro il popolo palestinese.
Maria Elena Delia terrà un video diario della traversata in nave, serve il sostegno di ognuno di noi, più l’attenzione è alta, più la missione sarà protetta. Le chiedo come si può sostenere Flotilla
Tutti possono aiutare. Possiamo ricevere donazioni tramite la piattaforma di crowdfunding accessibile tramite il nostro profilo Instagram. Per tutti noi è giunta l’ora di acquisire la consapevolezza che ciascuno di noi può dare tanto, non solo nel supportare la Flotilla con donazioni o amplificandone i messaggi, ma anche nel danneggiare direttamente l’economia di occupazione, ormai evolutasi in economia di genocidio, come ha riportato Francesca Albanese nel suo ultimo report. Come ci insegna la campagna BDS (movimento per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni), semplici azioni quotidiane di rinuncia all’acquisto di beni di aziende israeliane o collegate all’economia di genocidio possono fare la differenza.
A genova in 50.000 persone hanno accompagnato con una fiaccolata le navi umanitarie che partiranno il 31 agosto per Gaza. In pochi giorni sono state raccolte più di 200 tonnellate di beni di prima necessità.
La Global Sumud Flotilla sta mettendo in atto un bisogno esistenziale globale: non rimanere passivi di fronte alla distruzione sadica e incontrollata in diretta di esseri umani innocenti, usare la speranza per azioni di pace, restare umani.
Come ha detto Francesca Albanese intervistata da Vinicio Capossela siamo molti di più di quanti ci vogliono far credere
Gaza è la rivelazione, ci sta rivelando chi siamo come individui, chi siamo come società e chi siamo come sistema. È chiaro che c’è speranza, ma n’amm’a scetà.