Un pentito parla del “Consorzio lombardo”: le mafie al Nord

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La collaborazione con la giustizia di William Alfonso Cerbo, detto Scarface, riaccende i riflettori sull’inchiesta “Hydra” e su un presunto asse criminale che unirebbe Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra nel Nord Italia. Le sue rivelazioni sul “Consorzio lombardo” non solo svelano nuovi dettagli su un sistema mafioso radicato tra Milano e Varese, ma sollevano interrogativi più ampi sulla capacità delle organizzazioni criminali di adattarsi e infiltrarsi nei centri economici del Paese, ridisegnando la geografia del potere mafioso oltre i confini tradizionali del Sud.

Un nuovo collaboratore nella maxi inchiesta “Hydra”

Il muro di omertà che per anni ha protetto i segreti della criminalità organizzata al Nord , il cosiddetto Consorzio lombardo, comincia a sgretolarsi. William Alfonso Cerbo, soprannominato Scarface, figura di spicco del clan catanese dei Mazzei, ha deciso di collaborare con la giustizia. Le sue dichiarazioni, depositate dalla Direzione distrettuale antimafia di , rappresentano una svolta nell’inchiesta Hydra, il maxi procedimento che sta portando alla luce la presunta alleanza tra Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra in .

Secondo quanto riferito dal nuovo pentito, il “Consorzio lombardo” sarebbe nato nel 2019 come un sistema di coordinamento tra le principali organizzazioni criminali italiane, con lo scopo di gestire un ingente patrimonio economico – parte del quale legato all’eredità di Matteo Denaro – e di risolvere conflitti interni. Cerbo, 43 anni, già condannato per associazione mafiosa, si è definito “collettore economico” del clan Mazzei a Milano e ha dichiarato di voler collaborare «per dare un futuro diverso ai miei figli».

Un’unione tra clan per dominare il Nord

Le parole di Cerbo delineano un quadro inquietante: le mafie storiche italiane, tradizionalmente rivali, avrebbero creato una rete comune nel cuore economico del Paese. Un’alleanza orizzontale, priva di una gerarchia unica, ma capace di unire interessi, investimenti e metodi d’intimidazione. Il “Consorzio lombardo”, racconta il pentito, operava come una vera e propria holding , con ramificazioni tra Milano, e la Brianza, gestendo affari nel settore logistico, nella ristorazione e nel riciclaggio.

Il denaro, spiega Cerbo nei suoi verbali, era il collante principale: la Lombardia diventava così un terreno neutro, dove le regole delle mafie del Sud si fondevano in un unico sistema di potere, discreto ma radicato nel tessuto sociale ed economico.

Le indagini, coordinate dai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, hanno permesso di documentare incontri riservati tra esponenti dei diversi clan. Uno dei primi summit si sarebbe tenuto il 3 giugno 2020 al ristorante “Sardinia” di Inveruno, nel milanese. Tra i partecipanti – tutti ora imputati nel processo Hydra – figuravano Vincenzo Senese, figlio del noto boss della camorra romana Michele Senese, Gioacchino Amico e Giancarlo Vestiti, manager coinvolto nella gestione delle di copertura.

Un pentito e una rete di corruzione

Nel suo racconto, Cerbo ha anche denunciato l’esistenza di connessioni pericolose tra la criminalità e ambienti istituzionali corrotti. Le sue rivelazioni sono state depositate durante l’udienza del 24 ottobre nell’aula-bunker di San Vittore, dove il giudice Emanuele Mancini ha accolto la richiesta di acquisizione dei nuovi verbali.

Gli avvocati della difesa hanno chiesto tempo per esaminarli, ma per la Procura di Milano si tratta di una testimonianza decisiva, in di confermare quanto già ipotizzato: la nascita di una vera e propria “cupola mafiosa lombarda”.

Secondo gli inquirenti, l’indagine Hydra rappresenta solo l’inizio della ricostruzione di una macchina che ha appena iniziato a muoversi. Le parole del pentito offrono, per la prima volta, una visione dall’interno del sistema. Le prove raccolte finora confermano che l’obiettivo comune delle tre mafie era l’infiltrazione del tessuto economico lombardo, attraverso l’acquisizione di aziende in difficoltà, la gestione occulta di attività legali e l’uso di metodi estorsivi. I giudici del Riesame, nel 2023, avevano già riconosciuto l’esistenza di questa alleanza criminale, ribaltando la decisione iniziale del Gip che aveva disposto solo 11 misure cautelari su 153 richieste.

Un nuovo capitolo nella lotta alla mafia

Con la collaborazione di Scarface, la magistratura apre un nuovo fronte nella lotta alle mafie al Nord. L’inchiesta Hydra, con i suoi 146 imputati, mostra come la criminalità organizzata non sia più confinata nelle regioni d’origine, ma abbia trovato nel Nord industriale un terreno fertile per riciclare denaro, investire e consolidare il proprio potere.

Il racconto di Cerbo, che ora vive sotto protezione, non è solo una confessione personale: è una radiografia del potere criminale contemporaneo. Un potere che ha imparato a vestirsi da imprenditore, a parlare il linguaggio della finanza e a confondersi tra le pieghe dell’economia legale.

Lucrezia Agliani