Mafia nell’NBA: le mani sulle scommesse sportive americane

Mafia nell'NBA: le mani sulle scommesse sportive americane 2

Quando i procuratori federali hanno dato il via alla maxi–operazione “Royal Flush”, pochi immaginavano l’estensione del sistema della mafia nell’NBA che si sarebbe svelato dopo quattro anni di indagini silenziose. Quella che appariva come una semplice rete di scommesse sportive era, in realtà, un’imponente macchina criminale che intrecciava gli interessi di quattro storiche famiglie della Mafia italo-americana – Bonanno, Gambino, Lucchese e Genovese – con volti noti del basket professionistico statunitense.

Le inchieste dell’FBI e della polizia di New York sulla mafia nell’NBA hanno rivelato un circuito multilivello che coinvolgeva undici Stati americani, club esclusivi di Manhattan, sale da gioco improvvisate negli Hamptons e persino casinò di Las Vegas. L’obiettivo era uno: manipolare scommesse milionarie su partite NBA e su tornei clandestini di poker, creando un sodalizio tra criminalità organizzata e sport d’élite come non si vedeva da decenni.

Le prime crepe nel sistema: partite sospette e segnalazioni interne

Gli investigatori, monitorando movimenti sospetti nelle piattaforme di betting, hanno individuato schemi ricorrenti su scommesse specifiche, le cosiddette prop bets, cioè puntate su eventi secondari: minuti giocati, punti segnati, sostituzioni anticipate.

Le anomalie hanno portato gli agenti a concentrarsi su partite precise, giocate tra il 2023 e il 2024, che hanno svelato gli intrecci della mafia nell’NBA. In una gara degli Charlotte Hornets, Terry Rozier – poi passato ai Miami Heat – abbandonò il parquet dopo appena nove minuti, nonostante nelle settimane precedenti giocasse abitualmente oltre mezz’ora a match.

Poco prima del suo ritiro anticipato, erano state piazzate puntate per più di 200.000 dollari sul suo “under performance”. Quell’episodio ha funzionato come la prima tessera a cadere nell’intero domino investigativo.

L’ombra della Mafia nell’NBA dietro ai tavoli da poker truccati

Parallelamente alle scommesse sportive, i procuratori hanno smantellato un secondo filone criminale, ancor più inquietante: un circuito di partite di poker alterate tecnologicamente per garantire vincite ai membri delle famiglie mafiose.

Le vittime – spesso ex sportivi prestigiosi invitati come “richiami” – venivano attirate in partite che sembravano innocue, salvo poi scoprire con ritardo di essere state circondate da truffatori muniti di occhiali speciali, lenti a contatto capaci di leggere microsegni sulle carte, tavoli a raggi X e macchine per il mescolamento modificate. Il risultato? Perdite da centinaia di migliaia di dollari per serata.

Nessuna via d’uscita: chi non pagava veniva raggiunto da intimidazioni, estorsioni e minacce nello stile più classico di Cosa Nostra.

Le accuse: un terremoto per la NBA

Il colpo di scena dell’inchiesta riguarda la presenza di figure di primo piano della lega di basket americana. Tra i più noti coinvolti risultano: Terry Rozier, star , Chauncey Billups, allenatore dei Portland Trail Blazers ed ex campione e Damon Jones, ex giocatore-allenatore. Alcuni di loro avrebbero fornito informazioni riservate su infortuni o minutaggi; altri avrebbero partecipato alle partite di poker truccate insieme a membri della criminalità organizzata.

La NBA, colpita in una fase delicatissima – l’avvio della stagione e la negoziazione dei nuovi diritti TV da 76 miliardi di dollari – ha sospeso immediatamente gli indagati e annunciato controlli interni “rigorosi e immediati”.

“Un caso da film di Hollywood”: le parole di FBI e procura

Durante la conferenza stampa a Brooklyn, il direttore dell’FBI Kash Patel ha definito l’operazione “una delle indagini più vaste mai condotte sulla corruzione sportiva”. Lo stesso Patel ha parlato di “decine di milioni di dollari rubati, frodi e rapine in un intreccio tra sport professionistico e Mafia”.

Il procuratore federale Joseph Nocella Jr., che ha coordinato l’indagine, è stato ancora più diretto:

“Per gli imputati, la serie vincente è finita. La fortuna è saltata.”

L’inchiesta della mafia sull’NBA ha riportato l’attenzione sulla fragilità del delle scommesse sportive online, esploso dal 2018 dopo la fine del divieto federale. Con l’apertura di 37 Stati alla legalizzazione del betting, il controllo dei flussi è diventato sempre più complesso e le grandi leghe sono entrate in partnership con colossi come DraftKings e FanDuel.

Gli arresti e ciò che potrebbe accadere ora

Trentuno persone sono state arrestate in totale, e decine di altri individui sono monitorati nelle indagini ancora in corso. Rozier è stato rilasciato su cauzione dopo aver messo la propria villa da sei milioni di dollari come garanzia; Billups attende un’analoga procedura. Gli avvocati di entrambi negano ogni addebito, promettendo “una battaglia giudiziaria senza precedenti”. Le accuse spaziano da frode telematica a riciclaggio, , rapina, passando per la gestione di gioco d’azzardo illegale e la manipolazione di competizioni sportive.

L’FBI ha fatto sapere che l’indagine non è affatto chiusa: “è solo la punta dell’iceberg”.

Lucrezia Agliani