Far parte della comunità LGBTQ+ in Colombia può rivelarsi mortale: infatti, il Paese ha uno dei tassi più alti di omicidi di persone LGBTQ in America Latina. Solo quest’anno sono già avvenuti 175 omicidi a sfondo omofobo o dettati dalla transfobia in Colombia, dei dati in aumento rispetto agli scorsi anni. Nonostante i progressi degli ultimi anni (come la legalizzazione del matrimonio egualitario nel 2016), le persone LGBTQ+ in Colombia sono soggette ancora a pesanti discriminazioni e abusi, che rendono sempre di più necessaria l’emanazione di nuove leggi che stiano al passo con le continue sfide sociali.
I diritti LGBTQ+ in Colombia hanno fatto passi da gigante nell’ultimo secolo: i primi avanzamenti pioneristici risalgono alla metà degli anni Settanta, con la nascita del Movimiento de Liberación Homosexual nel 1976 e la fondazione nel 1977 di El Otro (L’Altro), la prima pubblicazione gay.
Per arrivare alla depenalizzazione dell’omosessualità bisognerà però aspettare fino agli anni ’80, periodo in cui avvennero anche le prime marce dell’orgoglio LGBTQ+ in Colombia e le prime mobilitazioni di massa.
Dal 1992, invece, è possibile per le persone trans cambiare il proprio nome sui documenti ufficiali mentre agli inizi degli anni 2000 la Corte Costituzionale colombiana ha iniziato a emanare le prime sentenze in materia, come quella che ha chiarito che le dimostrazioni di affetto in pubblico tra coppie dello stesso sesso non devono essere vietate.
Nel 2015 è stata approvata l’adozione per le coppie dello stesso sesso mentre l’anno dopo si è arrivati alla conquista del matrimonio egualitario.
Gli allarmanti tassi di omicidi verso le persone LGBTQ+ in Colombia
Il caso colombiano dimostra che i progressi “sulla carta” non sono abbastanza se poi la violenza nei confronti della comunità queer viene ancora perpetrata ed è addirittura socialmente accettata nella vita quotidiana.
Secondo il report pubblicato dalla ONG Caribe Afirmativo e intitolato “Con permiso para despreciar“, gli uomini gay e le donne trans rappresentano quasi la metà delle vittime di omicidio nel Paese.
La violenza omicida ha continuato ad aumentare, con un incremento di oltre il 3% rispetto allo scorso anno. Molto preoccupante è il fatto che circa il 16% delle vittime erano adolescente o addirittura minorenni.
In aggiunta, gran parte delle vittime della violenza omicida era proveniente da situazioni socio-economiche molto fragili o apparteneva a una minoranza etnica (soprattutto afrodiscendenti).
Inoltre, l’86% dei procedimenti giudiziari per omicidi di persone LGBTQ+ nel Paese si trova ancora nella fase di indagine preliminare mentre solo il 6,5% è riuscito ad avanzare alle fasi successive, come segnale di una diffusa impunità.
Non solo omicidi…
Le persone queer in Colombia sono vittime anche di altre forme di violenza diversificate: nell’ultimo anno, che le aggressioni sessuali contro persone LGBTQ+ sono salite a 689 e la metà di esse sono state dirette verso donne lesbiche e bisessuali.
Ma la crudeltà e la discriminazione passano anche attraverso altre modalità, tra cui i discorsi d’odio (rinforzati dai media e dagli spazi politico-istituzionali) o le minacce verbali e altre tipologie di tortura psicologia.
Negli ultimi anni è emersa inoltre una nuova tendenza, sempre più pervasiva e preoccupante: si tratta della violenza digitale, che nell’ultimo anno ha mietuto più di 1.000 vittime, soprattutto uomini gay e bisessuali che non si conformano agli stereotipi eteronormativi.
La violenza digitale avviene sui social network e le piattaforme virtuali, le quali riproducono pregiudizi e sopraffazione nei confronti della comunità LGBTQ+. Essa comprende pratiche come l’outing forzato o il revenge porn, con un impatto profondo sulla psiche e sulla sicurezza delle persone colpite.
Le leggi non bastano
Lo scenario evidenziato mette in luce chiaramente che le normative anti-discriminatorie non bastano se non cambia l’educazione culturale e se vengono ignorate le radici sociali e strutturali di tali fenomeni.
In Colombia, il caso di Sara Millerey – donna trans brutalmente torturata e assassinata in pieno giorno – si qualifica come un chiaro esempio della spettacolarizzazione della violenza nei confronti delle persone queer.
È necessaria la creazione di un sistema che possa monitorare efficacemente tali violenze e portare alla piena e tempestiva giustizia ma soprattutto è necessario progettare delle politiche pubbliche che possano prevenire questi fenomeni, puntando sulla sensibilizzazione e la riduzione delle discriminazioni delle persone marginalizzate come quelle appartenenti alla comunità LGBTQ+.