Disegno di legge anti-lgbtq: Kazakhistan verso il voto oggi.

Disegno di legge anti-lgbtq: Kazakhistan verso il voto oggi. 2

Il Kazakhstan ha compiuto un passo deciso verso l’approvazione di un disegno di legge anti-lgbtq che mira a vietare qualunque forma di rappresentazione o discussione positiva delle identità queer. La camera bassa del parlamento, il Mäjılıs, ha presentato l’iniziativa come una misura necessaria a “proteggere i bambini”, collegando in modo improprio pedofilia e orientamenti sessuali non tradizionali.

Il 12 novembre il Mäjılıs ha approvato una serie di emendamenti che estendono il divieto a media, piattaforme online, servizi di telecomunicazione e spazi pubblici. La definizione è volutamente ampia: ogni contenuto che possa essere interpretato come “promozione” di relazioni non tradizionali rientra nel nuovo perimetro di proibizione. Le sanzioni vanno dalle multe fino a dieci giorni di detenzione per recidiva, riproducendo esattamente il modello russo e quello ungherese. L’iter della bozza non è ancora concluso: dovrà passare al Senato e poi alla firma del presidente Tokayev. Una retorica che in Asia Centrale risuona sempre più spesso e che riprende, quasi parola per parola, quella già adottata in .

Da dove arriva questa legge e perché torna adesso

Il disegno di legge anti-lgbtq non è nato all’improvviso. Nel 2024 una versione preliminare era già stata approvata in un working group, introducendo le prime limitazioni sui contenuti LGBT in rete e imponendo avvertenze per i minori là dove la narrativa non fosse eterosessuale. Con gli emendamenti attuali quelle restrizioni diventano un impianto normativo più strutturato e più severo.

Il linguaggio istituzionale scelto dal parlamento kazaco non lascia molti dubbi sulle intenzioni, ma ne lascia parecchi sull’applicazione: il termine “propaganda” non è definito. Nessun criterio, nessun limite, nessuna distinzione tra informazione, dibattito o semplice rappresentazione. Una scelta che apre a un’applicazione variabile e soggettiva, e che ricorda da vicino la legislazione anti-LGBTQ russa e ungherese.

Cosa rischia davvero di essere vietato

Durante la discussione parlamentare si è discusso di libri per dove compaiono personaggi queer, cartoni animati con coppie dello stesso sesso, fumetti e riviste considerati “inadatti”. È su questo tipo di narrazione – quella dell’allarme morale – che si costruisce gran parte del consenso interno al disegno di legge anti-lgbtq.

Ma ciò che entra realmente nel mirino non è un contenuto specifico: è la visibilità stessa delle persone LGBT. Il provvedimento interviene sull’immaginario pubblico, su ciò che può essere mostrato e su ciò che deve invece sparire dalla scena culturale del Paese.

Le reazioni e i timori: diritti a rischio e spazi che si restringono

Human Rights Watch, Amnesty International e diverse associazioni kazache hanno denunciato che il disegno di legge anti-lgbtq rischia di violare gli impegni internazionali del Kazakhstan sulla di espressione. Una delle preoccupazioni centrali è che un divieto così generico possa diventare un nuovo strumento per controllare contenuti, opinioni e narrazioni anche al di fuori dell’ambito LGBT.

All’interno del Paese le proteste sono meno visibili, ma non assenti. Molte attiviste parlano di un clima già difficile che peggiorerebbe ulteriormente. Una di loro ha commentato: «Questa legge dice chiaramente che la nostra presenza deve sparire, o almeno non essere più mostrata».

L’immagine del Kazakhstan negli ultimi anni

Il Kazakhstan negli ultimi anni si è presentato come un Paese stabile, aperto agli investimenti e alle collaborazioni internazionali. Tuttavia, l’approvazione definitiva del disegno di legge anti-lgbtq lo allineerebbe alle politiche più repressive della regione, riducendo gli spazi di libertà e pluralismo. È una contraddizione evidente tra il volto che il Paese vuole mostrare all’estero e quello che invece impone al suo interno.

Il nuovo disegno di legge anti-lgbtq non rappresenta soltanto un intervento legislativo, ma la definizione di un nuovo perimetro culturale. La tutela dei minori diventa la formula attraverso cui si restringono la libertà di espressione, la pluralità narrativa e la possibilità stessa di rappresentare la vita queer. Ora la parola passa al Senato e alla Presidenza. Ma, per come si è mosso finora il parlamento, è difficile immaginare un esito diverso.

Giulia Ortaggio