Ornella Vanoni e Raffaella Carrà: ode al femminismo italiano

Ornella Vanoni e Raffaella Carrà: ode al femminismo italiano 2

Ornella Vanoni è passata oltre e ha lasciato un vuoto incolmabile, esattamente come fece Raffaella Carrà quando morì nel 2021. Oltre ad essere due artiste straordinarie, Ornella Vanoni e Raffaella Carrà sono considerate immortali icone femministe che, con l’intelligenza tagliente, la libertà sessuale espressa senza filtri e i loro stili di vita anticonformisti, hanno distrutto tabù e hanno dimostrato all’Italia che una donna è completa sempre, anche senza un uomo accanto. Le due artiste ci lasciano un’eredità inestimabile: l’ombelico scoperto per la prima volta in televisione, l’amante libera dal matrimonio ma comunque meritevole dell’amore più sincero, le idee politiche radicali e ovviamente l’incantevole produzione musicale: tutti tratti distintivi destinati a diventare il simbolo di un patrimonio artistico che è riuscito a cambiare per sempre l’assetto culturale dell’Italia.

Vuoti incolmabili ed eredità immortali

Che suonino le campane con le bandiere a mezz’asta, che il nero ci vesta e i crisantemi ci consolino: sua maestà è morta.

Probabilmente è così che si è sentita il 22 novembre 2025, quando la città è venuta a conoscenza della dipartita dell’unica e inimitabile Ornella Vanoni, la regina meneghina destinata a restare indimenticabile nel cuore di tutta l’Italia. Talentuosa, ironica e libera, Ornella nazionale non ha solo cantato l’allegria in parte vissuta e in pare sognata, ma ha contribuito a una nuova idea di donna italiana: una donna vulnerabile e umana, ma completa anche, se non soprattutto, da sola.

Come ognuna di noi, anche Ornella Vanoni era una donna complessa e dalle mille contraddizioni: cantava l’amore ed era l’amante, sognava il matrimonio e ha ottenuto il divorzio, voleva la badante e pure le canne rollate. In ogni caso, il coraggio di esprimere le proprie idee e il suo stile di vita hanno ispirato e continuano ad ispirare migliaia di in tutta , che nel suo lifestyle hanno riconosciuto l’autenticità e il valore dell’essere sé stessa, senza compromessi.

Ornella Vanoni è oggi una stella come Raffaella Carrà e insieme ci proteggono dal firmamento delle femministe, come fossero sante protettrici della femminile in Italia: due artiste straordinarie e due donne meravigliosamente libere. Entrambe hanno rappresentato l’ideale di una donna nuova e indipendente in una società che se oggi è patriarcale, ieri lo era molto di più. Sia Ornella Vanoni che Raffaella Carrà hanno infranto tabù e lottato per l’autodeterminazione femminile e le donne d’Italia non possono che essere grate per l’immensa fortuna di aver condiviso la cittadinanza con loro.

Tuca tuca tuuuca, l’ho inventato io

Ragazze, siamo serie: tutte noi almeno una volta nella vita abbiamo visto una di quelle repliche in bianco e nero in cui Santa Raffaella accarezzava il corpo di Enzo Paolo Turchi. Personalmente, non potevo fare a meno di chiudermi a casa di mia nonna e vedere su Rete 4 le repliche di Raffa, che con il suo corpo esile e il suo caschetto biondissimo si muoveva con la disinvoltura di Britney Spears mentre balla con un’anaconda sulle spalle agli MTV Awards. Eppure non erano gli anni 2000, ma Canzonissima del 1970 e Raffaella stava già scrivendo la storia del femminismo italiano senza saperlo.

Con l’ombelico in bella vista e l’energia di una lepre sotto ecstasy (nonostante in vita sua non abbia mai fatto uso di droghe), Raffaella Carrà non ha solo contestato i tabù di una società che prevedeva ancora il delitto d’onore, li ha proprio distrutti. Come la più progressista delle femministe, era solo Raffaella che decideva del suo corpo e a lei non importava nulla degli uomini che mandavano avanti il business, lei era una showgirl e come tale si comportava.

Ai vertici volevano lo spettacolo? Potevano star tranquilli, con Raffaella lo avrebbero ottenuto, come quando la direzione RAI voleva imporle di ballare il celeberrimo Tuca Tuca con Enzo Paolo Turchi senza sfiorarlo e Raffa rispose presentandosi con un luccicante outfit total black. Il resto è storia.

Fregandosene della direzione tutta al maschile, Raffaella Carrà ha fatto semplicemente quello che voleva e il Tuca Tuca è diventato così popolare che quando proposero ad Alberto Sordi di partecipare a Canzonissima, lui rispose che avrebbe partecipato solo se gli avessero lasciato ballare il Tuca Tuca con Raffa. Gli outfit genderless, le coreografie sensuali e la dissacrazione dello spettacolo in una società cattolica e patriarcale (indimenticabile l’abito da suora in lingerie nel 1978) sono elementi che non solo hanno cambiato la storia della televisione italiana, ma hanno mostrato al Paese che la donna italiana poteva essere sensuale, libera e politicamente impegnata.

Senza fine, tu sei un attimo senza fine

Il rapporto di Ornella Vanoni con l’amore sicuramente non è mai stato ordinario: come si vive una relazione quando non sei la moglie, ma sei l’altra? Ad Ornella capitò due volte: la prima appena ventenne con il regista e maestro del Piccolo Teatro Giorgio Strehler e la seconda con Gino Paoli, che le dedicò l’immortale brano Senza fine.  La storia con Strehler finì in un vortice di tossicità, quella con Paoli finì perché lei ebbe un aborto spontaneo e soprattutto perché la prima moglie di Paoli, Anna Fabbri, si oppose con tutte le forze contro la relazione e Ornella decise quindi di chiudere la relazione.

Come risposta, Gino Paoli pensò bene di spararsi un colpo di pistola al cuore, ma miracolosamente sopravvisse. Quando lei disperata andò a trovarlo in ospedale, lui si mise a ridere.

La storia d’amore tra Ornella Vanoni e Gino Paoli resta tra le relazioni più iconiche del panorama musicale italiano: lei era una sofisticata meneghina, lui viveva in una soffitta e cantava di proletariato. Eppure, il loro amore è stato talmente intenso che, seppur sia ufficialmente durato solo due anni, dal 1961 al 1963, entrambi l’hanno considerato uno degli amori più importanti (se non il più importante) della loro vita. Per l’Italia degli anni Sessanta una storia del genere non era che un gigantesco tabù, eppure quella tra Ornella Vanoni e Gino Paoli ha dimostrato che anche l’amore non convenzionale può essere vero, che anche oltre il matrimonio le donne potevano essere amate incondizionatamente, esattamente come Gino Paoli amò Ornella Vanoni.

Questo articolo non potrà mai rendere giustizia a tutto quello che queste due artiste straordinarie hanno creato nella loro vita e soprattutto alla loro capacità di mettere loro stesse al centro delle loro scelte, senza compromessi. Le donne italiane devono moltissimo a Ornella e Raffaella, che nella loro semplice joie de vivre sono state e continuano ad essere una fortissima di ispirazione per le italiane di ieri, di oggi e di domani.

Aurora Colantonio