Episodi di violenza per oltre un terzo delle donne italiane

Episodi di violenza per oltre un terzo delle donne italiane 2

Il nuovo quadro delineato dall’Istat nel rapporto “La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia – Primi risultati 2025” riconsegna all’opinione pubblica una realtà che, pur essendo da anni sotto gli occhi di tutti, continua a mostrare contorni allarmanti. L’indagine, basata su un campione esteso e rappresentativo della popolazione femminile italiana tra i 16 e i 75 anni, rivela che gli episodi di violenza rimangono un fenomeno sistemico, complesso, e solo in parte visibile. Una donna su tre, infatti, dichiara di aver subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita adulta. Si tratta di una percentuale che, tradotta in numeri assoluti, supera i sei milioni di cittadine.

Una fotografia che chiama all’azione

Benché l’ abbia rafforzato negli ultimi anni gli strumenti normativi e istituzionali per contrastare la contro le , le cifre pubblicate dall’Istituto nazionale di statistica testimoniano che tali interventi non sono ancora sufficienti a ridurre in modo significativo la portata del fenomeno. La violenza di genere resta radicata in comportamenti, dinamiche relazionali e contesti socio-culturali che continuano a garantire un certo margine di tolleranza nei confronti di atteggiamenti aggressivi, coercitivi o discriminatori.

Modelli culturali tradizionalisti, diseguaglianze economiche, difficoltà nell’accesso alle reti di supporto e una diffusa sfiducia nel sistema di denuncia contribuiscono a generare un quadro che appare ancora lontano dall’essere risolto. Il rapporto non si limita a fornire numeri, ma li inserisce in una cornice interpretativa che spinge a riflettere sull’urgenza di politiche più incisive e continuative.

La dimensione quantitativa

Secondo il documento, sono circa 6 milioni e 400 mila le donne che, nel corso della vita, hanno subito almeno un episodio di violenza fisica o sessuale. Questa quota, pari al 31,9% della popolazione femminile nella fascia d’età considerata, mette in luce una diffusione che non può essere interpretata come una somma di casi isolati, bensì come un problema strutturale di natura sociale.

Le forme di violenza fisica colpiscono quasi una donna su cinque: il 18,8% delle intervistate riferisce di averne fatto esperienza. Le violenze di natura sessuale, tuttavia, risultano ancora più frequenti: il 23,4% delle donne segnala di essere stata vittima di comportamenti che vanno dalle molestie invasive fino ad arrivare agli stupri o ai tentati stupri, subiti dal 5,7% del campione. Questi dati confermano che la violenza sessuale rappresenta una delle espressioni più gravi e diffuse del fenomeno.

Dove avviene la violenza: contesti quotidiani e relazioni di prossimità

Un aspetto che emerge con forza dall’indagine riguarda il luogo sociale in cui tali episodi avvengono. La narrazione collettiva tende spesso ad associare la violenza a situazioni di pericolo esterno, a contesti pubblici o a figure sconosciute. I risultati dell’Istat mostrano invece un quadro profondamente diverso: oltre un quarto delle donne (26,5%) riferisce di aver subito violenze di natura fisica o sessuale da parte di persone appartenenti alla propria cerchia sociale o relazionale, che include parenti, amici, conoscenti, colleghi o anche semplici figure occasionali.

La violenza, dunque, non è quasi mai un evento “altro” o lontano. Si consuma frequentemente in ambienti domestici, familiari o comunque caratterizzati da un rapporto di fiducia o familiarità. Questa vicinanza tra vittima e aggressore contribuisce anche a spiegare la bassa percentuale di denunce e la difficoltà, per molte donne, di interrompere relazioni problematiche o potenzialmente pericolose.

La centralità del partner nei casi più gravi

Il rapporto mostra inoltre un elemento cruciale: nei casi di stupro, consumato o tentato, gli autori sono prevalentemente i partner. Si tratta di un’informazione che conferma un dato purtroppo noto da tempo, ma che mantiene una forza disturbante ogni volta che viene riproposto. La violenza sessuale in ambito di coppia, spesso sommersa e poco discussa, rappresenta una delle forme più difficili da riconoscere, denunciare e contrastare.

Molte donne non si percepiscono come vittime quando la violenza avviene all’interno di una relazione affettiva, oppure temono le ripercussioni familiari, economiche o sociali che una denuncia potrebbe comportare.

Il peso del sommerso e il divario tra vissuto e denunce

Alla luce dei numeri registrati, è evidente che la violenza di genere in Italia non può essere intercettata soltanto attraverso le statistiche giudiziarie o le denunce formali. Il sommerso resta vastissimo. Le stime dell’Istat, come già avvenuto nelle precedenti rilevazioni, si basano su interviste che garantiscono anonimato e riservatezza, e ciò permette di dare voce anche a esperienze che non hanno mai raggiunto un’aula di tribunale.

La differenza tra i dati raccolti dall’indagine e quelli provenienti dalle denunce conferma quanto sia difficile per molte donne intraprendere un percorso giudiziario. La paura di non essere credute, il timore di ritorsioni, la mancanza di indipendenza economica e il peso di un contesto sociale spesso giudicante costituiscono ostacoli significativi. L’indagine Istat, pertanto, svolge un ruolo fondamentale nel riportare alla luce la reale dimensione del fenomeno.

Aspetti culturali e radici profonde del problema

La persistenza di livelli così elevati di violenza impone un’analisi più ampia che non si limiti alla pura dimensione statistica. Nonostante i progressi normativi e un’accresciuta sensibilità pubblica verso la tutela delle donne, molti comportamenti violenti continuano a essere alimentati da un’idea distorta delle relazioni affettive, dalla cultura del possesso e da stereotipi di genere che pervadono ancora la .

Tali dinamiche emergono non solo nelle relazioni intime, ma anche nei contesti lavorativi, nei luoghi pubblici e perfino negli spazi digitali. La violenza, infatti, assume forme differenti – dalla molestia verbale fino all’aggressione fisica – ma si radica in un medesimo terreno culturale che fatica ad affermare pienamente il concetto di parità tra uomini e donne.

Ricadute psicologiche e sociali

Le conseguenze della violenza, come ricordano regolarmente psicologi ed esperti del settore, non si esauriscono nell’episodio traumatico. Gli effetti possono manifestarsi per anni, incidendo sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali, sulla capacità lavorativa e sul benessere psichico complessivo. Le vittime possono sviluppare ansia, depressione, disturbi da stress post-traumatico, problemi di autostima e difficoltà nel ricostruire un percorso di autonomia.

Patricia Iori