Record di episodi antisemiti in Italia, anche online

Record di episodi antisemiti in Italia, anche online 2

Nel corso del 2025 l’Italia ha visto un record di episodi antisemiti. Secondo i dati presentati dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec), le manifestazioni di antisemitismo classificate come tali dall’Osservatorio Antisemitismo sono state 963, un valore mai raggiunto prima nel nostro Paese. Queste cifre rappresentano un aumento di circa il 10 % rispetto al 2024, un raddoppio rispetto al 2023 e un incremento di oltre quattro volte rispetto al 2022, segnando così un trend allarmante e persistente.

Il rapporto annuale raccoglie e analizza 1.492 segnalazioni giunte nel corso dell’anno, di cui quasi mille sono state poi classificate come effettivi episodi antisemiti. Questo indica non soltanto un numero elevato di segnalazioni, ma anche che molte situazioni richiedono approfondimento prima di essere definite con certezza come discriminazioni antiebraiche.

Dallo spazio virtuale a quello reale: dove si manifesta più l’odio

Un aspetto significativo mostrato dallo studio è la dimensione spazio-temporale dell’odio antiebraico. La maggior parte degli episodi – oltre il 66 %si verifica nel digitale, attraverso insulti, simboli d’odio e codici iconografici che proliferano sui social network e nelle chat. Emojis e combinazioni numeriche che alludono a stereotipi antisemiti sono sempre più usate come linguaggio di derisione e discriminazione.

Questa espansione dell’odio online non è un fenomeno secondario: rappresenta la principale arena in cui si esprimono pregiudizi e atteggiamenti discriminatori, spesso con effetti che trascendono lo schermo e si riversano nella realtà quotidiana. Le parole disponibili sulla rete, per la loro ampia e rapida diffusione, si trasformano in un moltiplicatore d’odio difficile da controllare.

Al di fuori del mondo digitale, tuttavia, l’odio contro gli ebrei non è scomparso: 320 episodi sono avvenuti nella vita reale, tra cui graffiti su sinagoghe e edifici ebraici, atteggiamenti intimidatori, minacce, insulti e aggressioni fisiche. I casi documentati comprendono 18 aggressioni vere e proprie, 86 diffamazioni e insulti e 43 minacce, oltre a 59 discriminazioni e 11 atti di vandalismo.

Il ruolo delle ideologie e dei pretesti contemporanei

Nella relazione presentata al Senato, gli studiosi del Cdec hanno analizzato non soltanto la quantità degli episodi, ma anche le matrici ideologiche sottostanti. Emergono in primo piano quattro principali “anime” dell’odio antiebraico:

  1. Antisemitismo legato a Israele, cioè espressioni di ostilità che fanno riferimento in modo diretto o indiretto alla politica israeliana.

  2. Odio ibrido, derivante da un miscuglio di complottismo, antigiudaismo tradizionale e antisionismo radicale.

  3. Neonazismo e nazifascismo, che agiscono come vettori espliciti di simboli e slogan di matrice razzista.

  4. Antigiudaismo di tipo religioso, che riflette vecchi pregiudizi fondati su discriminazioni storiche.

La in dopo l’attacco dell’7 ottobre 2023 è citata da molti analisti come un elemento che ha offerto pretesti per una ripresa o una normalizzazione di narrazioni antisemite che altrimenti sarebbero rimaste relegate a margini estremisti.

La percezione sociale: 14 % degli italiani e l’espulsione degli ebrei

Un altro elemento estremamente preoccupante è emerso da un sondaggio recente: circa il 14 % dei cittadini italiani intervistati ha espresso consenso con l’idea di espellere gli ebrei dal territorio nazionale. Questo dato indica non soltanto la presenza di sentimenti antiebraici, ma anche una loro possibile integrazione nei giudizi sociali più diffusi.

Tale risultato suggerisce una crescita di atteggiamenti che fino a poco tempo fa erano considerati marginali o confinati agli estremismi, e che ora sembrano aver trovato terreno fertile anche nel dibattito pubblico. Il rischio implicito è quello di una “normalizzazione” dell’antisemitismo, per cui posizioni che un tempo sarebbero state considerate inaccettabili o estreme sembrano oggi meno stigmatizzate.

Dal Senato al diritto positivo

La presentazione del rapporto è coincisa con un momento di confronto istituzionale cruciale: l’aula del Senato della Repubblica stava per esaminare un disegno di legge dedicato al contrasto dell’antisemitismo, con l’intento di rafforzare gli strumenti legali di tutela e prevenzione.

In questo contesto, la senatrice a vita Liliana Segre ha ricordato la necessità di una “convergenza trasversale” tra forze politiche per affrontare efficacemente l’odio antiebraico, definendolo «nemico di tutti» e non di una sola comunità. Il suo intervento ha richiamato l’attenzione sull’importanza di non considerare l’antisemitismo come un problema confinato a un gruppo specifico, ma come una minaccia alla convivenza democratica e alla dignità umana collettiva.

La discussione in Parlamento ha posto l’accento anche sulla regolamentazione dei social network e sulla responsabilità delle piattaforme digitali, ritenuta fondamentale per arginare la diffusione di messaggi d’odio. Secondo Segre, questo non deve essere visto come un attacco alla di espressione, bensì come un intervento necessario per contrastare chi trae profitto dalla diffusione di ciò che fomenta divisione e discriminazione.

Dopo gli attacchi nell’ottobre 2023 e la successive tensioni legate alla guerra mediorientale, diverse nazioni hanno registrato un aumento di episodi antisemiti, dalle aggressioni verbali ai vandalismi di luoghi di culto.

Bisogna sapersi confrontare con questa realtà , tramite iniziative educative che possano arginare l’espansione dell’odio, proteggere le comunità bersaglio e rafforzare i valori costituzionali di pari dignità e rispetto.

Patricia Iori