
Nel panorama attuale delle politiche educative e sanitarie, l’uso delle tecnologie digitali da parte di bambini e adolescenti occupa una posizione sempre più centrale. Schermi e dispositivi elettronici sono entrati stabilmente nella quotidianità familiare, trasformando abitudini, tempi e modalità di relazione. Se questo fenomeno riguarda l’intera popolazione giovanile, assume un rilievo particolare quando si osservano i comportamenti digitali di ragazzi con disturbi del neurosviluppo, per i quali l’equilibrio tra stimoli, apprendimento e benessere psicofisico risulta più fragile.
Un recente studio italiano ha fornito nuovi elementi di analisi su questo fronte, contribuendo a delineare un quadro dettagliato dell’esposizione agli schermi in una popolazione clinicamente eterogenea e spesso poco considerata nelle indagini di ampio respiro.
Lo studio
L’indagine è stata condotta dall’IRCCS Eugenio Medea, centro di riferimento nazionale per la cura e la ricerca nell’ambito della neuropsichiatria infantile. Lo studio ha coinvolto 407 bambini e adolescenti italiani con diagnosi di disturbi del neurosviluppo, raccogliendo dati attraverso la collaborazione attiva di 352 famiglie. La rilevazione si è svolta tra dicembre 2024 e febbraio 2025, un periodo che riflette una fase di normalizzazione post-pandemica ma in cui le abitudini digitali consolidate negli anni precedenti continuano a influenzare la vita quotidiana.
Il campione comprendeva minori con disabilità intellettiva, disturbi dello spettro autistico, sindromi genetiche, disturbo da deficit di attenzione e iperattività e disturbi specifici dell’apprendimento. Questa varietà ha permesso di osservare l’uso delle tecnologie in contesti clinici differenti, mettendo in luce tendenze comuni ma anche specificità legate alle singole condizioni.
Un’esposizione sempre più precoce agli schermi
Uno degli aspetti più significativi emersi riguarda l’età di primo contatto con i dispositivi digitali. I dati mostrano come l’esposizione agli schermi inizi molto presto, spesso già nei primissimi anni di vita. Nella fascia di età compresa tra zero e due anni, periodo unanimemente riconosciuto come cruciale per lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale, la quasi totalità dei bambini utilizza dispositivi digitali.
Il fatto che solo un bambino risulti completamente non esposto mostra quanto sia ormai raro, nelle famiglie contemporanee, mantenere una totale assenza di schermi nella prima infanzia. Questo dato assume un peso particolare se si considera che le principali società pediatriche raccomandano di evitare o limitare fortemente l’uso di dispositivi digitali in questa fase dello sviluppo.
La fascia prescolare e il superamento dei limiti raccomandati
Con l’ingresso nella fascia d’età tra i due e i cinque anni, l’uso degli schermi non solo prosegue, ma tende ad aumentare in termini di durata. Oltre la metà dei bambini prescolari coinvolti nello studio supera l’ora giornaliera di esposizione indicata come soglia massima dalla Società Italiana di Pediatria.
Questa tendenza segnala una difficoltà diffusa nel rispettare le raccomandazioni ufficiali, soprattutto in presenza di bisogni educativi speciali. Per molte famiglie, i dispositivi digitali rappresentano uno strumento di intrattenimento facilmente accessibile e, talvolta, un supporto nella gestione dei comportamenti complessi. Tuttavia, l’uso prolungato rischia di ridurre il tempo dedicato ad attività fondamentali come il gioco libero, il movimento e l’interazione diretta con adulti e coetanei.
Preadolescenza e adolescenza: l’aumento dei tempi di utilizzo
Il quadro diventa ancora più marcato con l’avanzare dell’età. Tra i preadolescenti e gli adolescenti, la maggioranza utilizza schermi per oltre due ore al giorno, superando ampiamente i limiti generalmente suggeriti dagli esperti. In questa fase, il digitale non è più soltanto uno strumento di svago, ma assume un ruolo centrale nella costruzione dell’identità personale e delle relazioni sociali.
Per i ragazzi con disturbi del neurosviluppo, questo passaggio può essere particolarmente delicato. Da un lato, le tecnologie possono facilitare la comunicazione e l’accesso a contenuti di interesse; dall’altro, un uso eccessivo può accentuare isolamento, difficoltà attentive o problemi di regolazione emotiva.
I dispositivi più utilizzati
Contrariamente all’immagine di una generazione dominata esclusivamente dagli smartphone, lo studio evidenzia come la televisione resti il dispositivo più utilizzato. Circa il 72% dei bambini e degli adolescenti del campione la utilizza regolarmente, confermandone il ruolo centrale nella vita domestica.
La televisione è spesso percepita dai genitori come un mezzo più controllabile e meno individuale rispetto ai dispositivi mobili. La visione condivisa, in particolare, viene considerata una forma di intrattenimento più sicura. Tuttavia, anche questo tipo di fruizione può diventare problematica se eccessiva o se sostituisce altre esperienze fondamentali per lo sviluppo.
Smartphone e dispositivi mobili
Accanto alla televisione, emerge con forza l’utilizzo degli smartphone, presenti in oltre la metà dei casi. La loro diffusione riguarda anche bambini molto piccoli, attratti dalla facilità d’uso e dalla varietà di contenuti disponibili. Gli smartphone concentrano in un unico oggetto funzioni ludiche, comunicative e informative, rendendo più difficile stabilire confini chiari tra le diverse attività.
Per i minori con disturbi del neurosviluppo, questi dispositivi possono offrire opportunità di apprendimento o supporto alla comunicazione, ma richiedono una supervisione costante per evitare un uso disorganizzato o eccessivo.
Dal punto di vista dei contenuti, la visione di video rappresenta l’attività largamente predominante. Cartoni animati, filmati e video online costituiscono l’occupazione principale per oltre l’80% dei bambini e ragazzi coinvolti. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di una fruizione passiva, che non prevede interazione significativa né produzione creativa.
Social media e adolescenza
L’utilizzo dei social media appare più contenuto nel campione complessivo, ma cresce in modo significativo tra gli adolescenti, coinvolgendo una quota consistente di ragazzi. In questa fase della vita, i social network diventano spazi di confronto, appartenenza e riconoscimento, ma possono anche amplificare fragilità preesistenti.
Per gli adolescenti con disturbi del neurosviluppo, l’esposizione ai social media richiede particolare attenzione, poiché può incidere sull’autostima, sulle dinamiche relazionali e sulla percezione di sé.
Un elemento centrale dello studio è il coinvolgimento diretto delle famiglie, chiamate a descrivere le abitudini quotidiane dei figli. I dati raccolti restituiscono una rappresentazione realistica delle difficoltà incontrate dai genitori nel bilanciare esigenze educative, terapeutiche e organizzative.
Molte famiglie utilizzano le tecnologie come strumenti di supporto, soprattutto in presenza di comportamenti complessi o bisogni comunicativi specifici. Tuttavia, emerge anche la necessità di maggiore orientamento e sostegno per promuovere un uso più consapevole e strutturato degli schermi.
I risultati dello studio non devono essere interpretati in chiave allarmistica, ma come un richiamo alla responsabilità collettiva. L’elevata esposizione agli schermi tra i minori con disturbi del neurosviluppo ribadisce l’urgenza di linee guida più mirate e di interventi di accompagnamento personalizzati.