Oderzo lancia “Acquisire Autonomie”, come diventare adulti

Oderzo lancia “Acquisire Autonomie”, come diventare adulti 2

L’autonomia non coincide con un traguardo anagrafico. Non è il compimento dei diciotto anni a trasformare un ragazzo in un adulto capace di orientarsi nel mondo, soprattutto quando si parla di disabilità. A determinare il passaggio dall’assistenza alla libertà è, piuttosto, l’acquisizione di competenze concrete: preparare un pasto in sicurezza, prendersi cura dei propri abiti, organizzare le attività quotidiane, gestire le emozioni nei momenti di difficoltà. È in questa prospettiva che nasce “Acquisire Autonomie”, il nuovo percorso educativo e riabilitativo avviato presso la sede di La Nostra Famiglia a Oderzo.

Il progetto rappresenta un cambio di paradigma: gli spazi tradizionalmente destinati alla terapia ambulatoriale si trasformano in ambienti che riproducono la quotidianità domestica e sociale. Non più soltanto stanze dedicate a esercizi clinici, ma luoghi che simulano la realtà di ogni giorno, dove la formazione si intreccia con l’esperienza diretta. L’obiettivo è ambizioso: accompagnare giovani con disabilità in un percorso di crescita che li renda protagonisti delle proprie scelte e della propria vita.

Spazi che educano alla responsabilità

La struttura inaugurata a Oderzo è stata ripensata per rispondere a esigenze concrete. La cucina professionale, cuore pulsante del progetto, consente ai ragazzi di sperimentarsi nella preparazione dei pasti, apprendendo non solo ricette e tecniche, ma anche regole di sicurezza, gestione del tempo e organizzazione del lavoro. Accanto ai fornelli trova posto una stireria attrezzata, dove imparare a curare il proprio abbigliamento diventa un esercizio di autonomia e attenzione ai dettagli.

Le postazioni informatiche, invece, aprono una finestra sul digitale: compilare un documento, inviare una comunicazione, navigare in modo consapevole sono competenze ormai imprescindibili per l’inclusione sociale e lavorativa. Completa il percorso un “angolo morbido”, uno spazio dedicato alla gestione delle fragilità emotive, dove imparare a riconoscere e modulare stati d’animo complessi attraverso tecniche di rilassamento e supporto psicologico.

Non si tratta di semplici ambienti attrezzati, ma di strumenti pedagogici. Ogni elemento è pensato per favorire un apprendimento graduale, rispettoso dei tempi individuali e calibrato sulle potenzialità di ciascun partecipante.

L’alleanza tra educazione e alta cucina

A suggellare l’avvio del progetto è stata la presenza di un ospite d’eccezione: lo chef Pierchristian Zanotto, figura di riferimento della ristorazione locale e anima del ristorante Gambrinus a San Polo di Piave. Il quale ha guidato i ragazzi in un laboratorio pratico, mettendo a disposizione competenze e sensibilità maturate in anni di esperienza.

Zanotto è anche ideatore del progetto Con+Testa, un’iniziativa che coniuga cucina di qualità, sostenibilità ambientale e inclusione sociale. Nel laboratorio inaugurale, i giovani partecipanti hanno potuto sperimentare l’importanza della scelta delle materie prime, del rispetto per gli ingredienti e della collaborazione in brigata. Ogni gesto, dalla pulizia degli ortaggi alla composizione del piatto, è diventato occasione di apprendimento.

L’incontro tra alta cucina e riabilitazione ha assunto un valore simbolico forte: la cucina, spesso percepita come ambito elitario, si è trasformata in strumento di emancipazione. Attraverso il cibo si impara a pianificare, a dosare, a rispettare le regole e a condividere risultati. E, soprattutto, si sperimenta la soddisfazione di creare qualcosa di buono per sé e per gli altri.

È previsto un calendario di incontri e laboratori distribuiti lungo l’intero anno, con l’obiettivo di consolidare le competenze acquisite e ampliare progressivamente le difficoltà affrontate. La continuità rappresenta infatti un elemento chiave del progetto: solo attraverso la ripetizione e l’approfondimento le abilità possono radicarsi e diventare patrimonio stabile della persona.

“Acquisire Autonomie” si inserisce in una visione più ampia che considera la disabilità non come limite invalicabile, ma come condizione che richiede strumenti adeguati e opportunità concrete. La maggiore età, in questo senso, non è più uno spartiacque che segna il passaggio improvviso a nuove responsabilità, bensì una tappa di un percorso già avviato negli anni precedenti.

L’approccio educativo adottato valorizza la dimensione esperienziale: imparare facendo, sbagliando e correggendosi. Gli operatori affiancano i ragazzi senza sostituirsi a loro, stimolando iniziativa e capacità decisionale. È un equilibrio delicato tra supporto e autonomia, che richiede competenza professionale e sensibilità umana.

Protezione e partecipazione attiva

Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda il superamento di una logica puramente assistenziale. Per lungo tempo, l’intervento nei confronti delle persone con disabilità si è concentrato prevalentemente sulla protezione e sulla cura. Pur restando fondamentali, questi elementi non sono sufficienti a garantire una piena inclusione sociale.

“Acquisire Autonomie” propone un modello centrato sulla partecipazione attiva. Il ragazzo non è destinatario passivo di un servizio, ma soggetto coinvolto in prima persona nella costruzione del proprio percorso. Preparare un pranzo, organizzare la giornata o gestire una piccola commissione diventano esercizi di responsabilità che rafforzano l’autostima.

L’importanza della rete territoriale

Il progetto non nasce in isolamento. Si inserisce in una rete territoriale che coinvolge famiglie, professionisti, istituzioni e realtà produttive locali. La collaborazione con il mondo della ristorazione, rappresentata dallo chef Zanotto, è solo un esempio di come l’integrazione tra ambiti diversi possa generare opportunità significative.

Il territorio diventa così parte attiva di un processo di inclusione che supera i confini della struttura sanitaria. Le competenze apprese nei laboratori possono tradursi, nel tempo, in esperienze di tirocinio o inserimento lavorativo. Anche quando ciò non avviene in forma immediata, il bagaglio di abilità acquisite contribuisce a rendere la persona più indipendente nella vita quotidiana.

Autonomia come dignità

Dietro ogni esercizio pratico si cela un principio fondamentale: la dignità della persona passa attraverso la possibilità di scegliere e di agire. Saper preparare un piatto semplice, stirare una camicia o organizzare il proprio tempo non sono abilità marginali. Sono strumenti che permettono di ridurre la dipendenza dagli altri e di costruire relazioni più equilibrate.

Per le famiglie, vedere i propri figli acquisire competenze concrete significa intravedere un futuro meno incerto. Per i ragazzi, significa sperimentare un senso di efficacia personale che va oltre la dimensione terapeutica. L’autonomia non elimina le difficoltà, ma offre strumenti per affrontarle con maggiore consapevolezza.

Un lavoro che inizia nella quotidianità

L’evento inaugurale ha avuto il valore simbolico di un inizio, ma il vero lavoro comincia ora, nella quotidianità silenziosa delle esercitazioni e delle relazioni costruite giorno dopo giorno. “Acquisire Autonomie” non è un progetto destinato a esaurirsi in una stagione, ma un investimento a lungo termine sulla qualità della vita delle persone con disabilità.

Patricia Iori