Il ritorno di Donald J. Trump alla Casa Bianca ha comportato una revisione significativa dell’approccio degli Stati Uniti verso l’America Latina, inclusa l’introduzione di un’iniziativa strategica completamente nuova progettata per ridefinire le relazioni con i Paesi dell’emisfero occidentale. Invece di limitarsi a misure diplomatiche tradizionali, l’amministrazione statunitense – come confermato da comunicati ufficiali e reportage internazionali – ha scelto di battezzare il proprio progetto con un nome ricco di significato simbolico e strategico: “Shield of the Americas”, cioè “Scudo delle Americhe”.
Questa scelta di denominazione è stata attentamente ponderata: suggerisce un paradigma difensivo e di cooperazione regionale globale, progettato per affrontare questioni che da tempo occupano il dibattito politico interno negli Stati uniti e nei Paesi latinoamericani: narcotraffico, crimine transnazionale e migrazione irregolare. Tuttavia, oltre alle dichiarazioni ufficiali, l’iniziativa rappresenta anche una revisione della strategia geopolitica statunitense nel continente, con potenziali effetti significativi sugli equilibri interamericani.
Dalla sicurezza interna all’agenda hemisferica: il ruolo di Kristi Noem
In concomitanza con l’annuncio dello Shield of the Americas, Trump ha effettuato una mossa amministrativa rilevante: la rimozione di Kristi Noem dalla carica di Segretaria del Department of Homeland Security (DHS). Noem, figura influente nella leadership repubblicana e fino a poco tempo fa responsabile delle politiche di sicurezza interna degli stati uniti, è stata riassegnata come “Special Envoy” – Inviata Speciale – per il nuovo programma hemisferico.
La scelta di trasferire Noem da una delle posizioni più delicate dell’amministrazione – quella che si occupa di frontiere, immigrazione e sicurezza interna – a un incarico diplomatico internazionale ha suscitato reazioni miste nei circoli politici e nei media. Secondo i sostenitori di questa mossa, Noem porta con sé esperienza diretta nella lotta contro l’immigrazione clandestina e il crimine organizzato, che potrebbe rivelarsi vantaggiosa nella negoziazione e implementazione di un quadro di cooperazione con Paesi partner.
Tuttavia, osservatori critici hanno interpretato il suo spostamento da DHS non solo come una promozione simbolica, ma anche come un tentativo di alleviare le crescenti critiche bipartisan sulla sua gestione del dipartimento. Per mesi, il suo operato nel DHS era stato oggetto di attenzione da parte di deputati e senatori, sia repubblicani che democratici, specialmente per le decisioni riguardanti l’immigrazione e la gestione di situazioni di crisi al confine.
Secondo numerosi articoli e fonti, Noem – ex governatrice del Dakota del Sud e figura di spicco del Partito Repubblicano – era già sotto pressione per controversie che includevano un ampio investimento pubblicitario da parte del DHS e operazioni di polizia federale molto visibili, ma politicamente controverse. La nuova posizione di “Special Envoy” non è ancora completamente ufficializzata dal punto di vista istituzionale, e la sua efficacia pratica sarà determinata dalla capacità di tradurre la retorica politica in risultati concreti tra governi con culture e priorità molto diverse.
La prima cattedrale politica: il summit di Doral
Il vertice simbolico dell’iniziativa Shield of the Americas sarà il primo summit internazionale dedicato a questo nuovo quadro di cooperazione. Il summit è stato indetto presso il resort golfistico di Trump a Doral, in Florida, e rappresenta la prima grande occasione di incontro tra Washington e un gruppo selezionato di leader latinoamericani sotto l’egida di questa strategia.
La lista degli invitati comprende rappresentanti di almeno una decina di Paesi dell’emisfero occidentale, tra cui Argentina, Bolivia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Honduras, Panama, Paraguay, Repubblica Dominicana e Trinidad e Tobago. Tra i partecipanti sono attesi – oltre allo stesso presidente Trump – membri chiave dell’amministrazione statunitense, come il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario alla Difesa Pete Hegseth.
Non sorprende che l’agenda dell’incontro si concentri su questioni care all’establishment conservatore statunitense: la lotta al narcotraffico, la criminalità transnazionale e la “migrazione irregolare” come fattore destabilizzante per il sistema sociale e politico della regione. Si prevede che saranno discussi accordi operativi – potenzialmente anche di natura militare o paramilitare – per rafforzare la sicurezza delle frontiere e delle rotte di traffico che collegano gli Stati Uniti al resto del continente.
Sebbene la Casa Bianca presenti lo Shield of the Americas come una piattaforma di cooperazione, molti analisti internazionali vedono questa iniziativa come parte di un quadro strategico più ampio. In alcuni ambienti critici, la mossa è considerata un tentativo degli Stati Uniti di ripristinare influenza politica ed economica nella regione, in un periodo in cui competono con potenze esterne – in particolare la cina – per relazioni commerciali, investimenti infrastrutturali e influenza ideologica.
Questa prospettiva è rafforzata dal fatto che Paesi chiave come Messico, Brasile e Colombia non sono stati tra gli interlocutori invitati al primo summit, suggerendo che Shield of the Americas non è (almeno per ora) una piattaforma di cooperazione continentale inclusiva, ma piuttosto un forum selettivo che favorisce Stati i cui leader sono più in sintonia con l’agenda politica dell’amministrazione statunitense.
Reazioni e percezioni
La presentazione di questo progetto non ha ricevuto un consenso unanime. Molti governi latinoamericani mostrano interesse per questioni come la sicurezza e lo sviluppo economico, ma altri – in particolare quelli esclusi dall’agenda di Doral – hanno sollevato riserve o critiche, percependo la nuova iniziativa come una forma di pressione politica o tentativo di allineamento ideologico.
In alcune capitali, l’idea di un forum regionale in cui gli Stati Uniti definiscono l’agenda politica e con selezioni mirate degli interlocutori è stata accolta con scetticismo. I critici sostengono che l’approccio possa generare divisioni interne e contrapposizioni ideologiche, piuttosto che promuovere l’unità regionale.
La nascita dello Shield of the Americas segna un momento cruciale nella politica estera degli Stati Uniti verso l’emisfero occidentale. L’iniziativa, proposta come una piattaforma di collaborazione per contrastare il crimine e la migrazione irregolare, si intreccia con una visione strategica più ampia di riaffermazione dell’influenza americana nella regione.