La ricerca pubblicata su Nature conferma ciò che molti sospettavano: i social network influenzano le nostre decisioni politiche. L’indagine evidenzia come le piattaforme social possano avere un impatto sul nostro pensiero, attraverso distorsioni negli algoritmi che, per quanto riguarda X, favorivano contenuti “conservatori e tipicamente repubblicani”.
Feed cronologico e feed algoritmico
Lo studio di Nature, svolto da un team internazionale di ricercatori indipendenti, ha coinvolto 4965 utenti abituali di X, la piattaforma social di elon musk, monitorandoli e sottoponendoli a questionari per un totale di 7 mesi, durante l’estate del 2023.
L’indagine ha sfruttato la funzionalità, ora non più disponibile sulla piattaforma, di scegliere tra un feed cronologico, che mostrava solo contenuti degli account seguiti in ordine di pubblicazione, e un feed algoritmico, dove i contenuti venivano selezionati automaticamente, così come l’ordine di apparizione. Questo ha reso possibile realizzare lo studio in modo autonomo, rendendolo uno dei primi esperimenti sui social network senza la collaborazione della piattaforma.
“Questa funzionalità ci ha consentito di eseguire due esperimenti contemporaneamente: analizzare gli effetti dell’attivazione dell’algoritmo del feed per gli utenti che precedentemente utilizzavano il feed cronologico e della sua disattivazione per coloro che utilizzavano il feed algoritmico prima dell’esperimento”.
L’impostazione dello studio
Il primo passo è stato il reclutamento da parte della società di sondaggi YouGov, attraverso un questionario preliminare che raccoglieva informazioni sull’uso di X, sull’orientamento politico e sulla polarizzazione affettiva: fenomeno in cui si intensificano le opinioni positive verso il proprio gruppo o partito, mentre cresce l’ostilità “emotiva” verso l’avversario politico.
In particolare, è stato chiesto ai partecipanti di esprimere opinioni su eventi politici correnti, come le indagini contro donald trump e il conflitto in ucraina. Alla fine del periodo di trattamento, è stato somministrato nuovamente lo stesso questionario per valutare i cambiamenti nelle variabili.
I dati: quali sono i temi di influenza?
Un dato preliminare: il 76% dei partecipanti utilizzava già il feed algoritmico, impostato di default su X. Il restante 24%, che utilizzava l’impostazione cronologica e che è stato quindi spostato verso la selezione algoritmica, si è mostrato più incline a dare priorità a temi conservatori e tipicamente repubblicani.
“Avevano una probabilità superiore del 4,7% di dare priorità a questioni politiche […] come l’inflazione, l’immigrazione e la criminalità. Inoltre, avevano una probabilità maggiore del 5,5% di considerare inaccettabili le indagini su Trump. Avevano, infine, una probabilità inferiore del 7,4% di avere un’opinione positiva del presidente ucraino volodymyr zelensky. Infine, avevano una probabilità maggiore del 3,7% e del 2,3% di seguire rispettivamente un account conservatore e un account di attivista politico”.
L’esposizione ai social tramite l’algoritmo non altera il senso di appartenenza partitica, ma modifica le opinioni su questioni specifiche. Al contrario, i dati dell’altro gruppo di partecipanti non mostrano alcun tipo di influenza significativa.
L’inversione dell’esperimento
Ciò che rende l’esperimento davvero innovativo è l’inversione dell’esperimento: quando i ricercatori hanno ripristinato il feed cronologico ai partecipanti che avevano usato quello algoritmico, non si è osservato alcun cambiamento. Le opinioni degli intervistati non sono tornate a quelle precedenti al trattamento, nemmeno disattivando l’algoritmo.
“L’esposizione a contenuti algoritmici porta gli utenti a seguire account di attivisti politici conservatori, che continuano a seguire anche dopo aver disattivato l’algoritmo. Questi risultati indicano che l’esposizione iniziale all’algoritmo di X ha effetti duraturi sugli atteggiamenti politici degli utenti”.
Come si influenza un’opinione politica?
Dopo aver escluso che l’asimmetria degli effetti sia dovuta a caratteristiche socio-demografiche dei soggetti, lo studio esplora le differenze tra i due modelli di feed riguardo ai contenuti mostrati agli utenti e come questi modificano il loro comportamento online. Analizzando i primi cento post forniti in entrambe le impostazioni, si evidenzia che il feed algoritmico promuove contenuti più coinvolgenti. Successivamente, inserisce contenuti politici dando priorità a quelli conservatori.
“I risultati della regressione indicano che i post etichettati come conservatori hanno una probabilità maggiore del 2,9% di apparire nel feed algoritmico, mentre i post etichettati come liberali hanno una probabilità maggiore dell’1,0%”.
Infine, l’algoritmo penalizza i media tradizionali e favorisce gli attivisti politici. I post delle testate giornalistiche compaiono con una frequenza inferiore del 15,5% nel feed algoritmico, mentre i post degli attivisti politici appaiono con una frequenza superiore del 5,9%.
Un nuovo mondo dell’informazione
Questi ultimi dati sono in linea con le politiche di stigmatizzazione nei confronti dei media tradizionali promosse dalla destra più conservatrice, inclusa l’attuale proprietà di X. Tuttavia, non sorprende che studi precedenti (2016) su Twitter abbiano evidenziato la stessa tendenza anche prima della vendita della piattaforma a Elon Musk.
Come è evidente da tempo, il nostro mondo sta progressivamente sostituendo i canali di informazione tradizionali con piattaforme social, più rapide e accessibili. Tuttavia, lo studio dimostra che, nonostante le loro potenzialità, risultano spesso soggette a distorsioni intenzionali che ne alterano il funzionamento interno e l’imparzialità.