Rumen Radev, ex Presidente della Bulgaria e uno dei politici più amati del Paese, ha recentemente fondato una nuova alleanza tripartitica chiamata “Bulgaria Progressista” per candidarsi alle imminenti elezioni parlamentari anticipate, previste per il 19 aprile. In un contesto di lunga instabilità politica e con la persistente questione della corruzione, il Paese entra in una nuova fase caratterizzata da incertezze e frammentazione, mentre si prepara ad accogliere l’eurozona.
Rumen Radev, ex Presidente della Bulgaria per due mandati dal 2017 al 2026, è pronto a presentarsi alle prossime elezioni in Bulgaria come Primo Ministro, le ottave in quasi sette anni.
Ex comandante delle forze aeree, è entrato inizialmente nell’arena politica con il sostegno del Partito Socialista Bulgaro (BSP), per poi emergere come una figura indipendente capace di attirare ampi consensi, mostrando spesso posizioni euroscettiche e persino pro-Mosca.
Feroce critico del “dominio degli oligarchi” e sostenitore della necessità di una riforma costituzionale nel Paese, Rumen Radev ha respinto qualsiasi etichetta ideologica, ma la sua popolarità sembra chiaramente derivare dalla retorica populista, come dimostrano le sue dichiarazioni passate:
«La classe politica attuale ha tradito le aspettative del popolo bulgaro […] La nostra candidatura in questo momento è un gesto onesto nei confronti dei cittadini e dei rappresentanti politici».
In diverse occasioni, l’ex Presidente Rumen Radev ha affermato che l’agenda globale è sempre più dominata da Stati uniti, cina e russia, mentre l’europa “è diventata prigioniera della sua ambizione di leadership morale in un mondo privo di regole”, in cui gli interessi non sono più celati dietro valori e sistemi.
Radev si è quindi imposto sulla scena politica bulgara come una figura con una profonda comprensione della nuova realtà geopolitica e, in vista delle elezioni anticipate, ha dichiarato che, se eletto, farà del suo meglio per superare le conseguenze di un ingresso affrettato nell’eurozona, cercando al contempo di sfruttare le opportunità che ne derivano.
Anni di instabilità e la disgregazione della sinistra
Negli ultimi mesi, la Bulgaria è tornata a essere paralizzata dopo che forti mobilitazioni popolari hanno portato alla caduta del governo di Rosen Željazkov: i cittadini hanno manifestato energicamente contro il bilancio pubblico, la diffusione della corruzione nel tessuto socio-istituzionale del Paese, l’introduzione di nuove tasse sul lavoro e l’aumento dei contributi sociali.
Determinante è stata la voce della Generazione Z che, nonostante la crescita economica positiva degli ultimi anni, ha messo in evidenza la necessità di nuovi modelli di leadership e partecipazione politica.
Il BSP, un tempo il partito dominante del Paese, ora è sull’orlo del declino, rimanendo ancorato a politiche neo-liberali che si sono rivelate molto distanti dalle aspettative di gran parte dell’elettorato di sinistra: risulta quindi essenziale un rinnovamento politico e l’emergere di nuove forze in grado di attrarre le generazioni più giovani.
A complicare il quadro si aggiunge l’adozione dell’euro, che entrerà in vigore il 1 gennaio 2026, nonostante il parere contrario di circa la metà della popolazione (incluso lo stesso Radev), preoccupata per una rapida crescita dell’inflazione nel breve termine.
Quali scenari per le prossime elezioni in Bulgaria?
La nuova alleanza di Rumen Radev riunisce tre formazioni di centro-sinistra: il Movimento Politico Socialdemocratico, il Partito Socialdemocratico e il Movimento “Nostro Popolo”. A guidare formalmente il movimento ci sono però Galab Donev, ex Primo ministro ad interim, e Dimitar Stoyanov, ex Ministro della difesa.
Secondo le ultime indagini, la formazione di Radev potrebbe facilmente raggiungere il 33% dei voti, riuscendo a contrastare efficacemente l’ascesa dell’estrema destra.
D’altra parte, si presentano diverse ipotesi in vista delle prossime tornate elettorali: l’ex Presidente potrebbe sia allearsi con i liberali, sia collaborare con il leader conservatore ed ex Primo ministro Bojko Borisov del GERP.
In ogni caso, la prospettiva di un nuovo governo stabile capace di affrontare le sfide contemporanee appare piuttosto remota, accompagnata dalla crescente disillusione della popolazione nei confronti della politica – infatti, la partecipazione elettorale è passata da quasi il 50% nel 2021 a meno del 35% nell’estate del 2024.
Nonostante ciò, la figura “super partes” di Rumen Radev potrebbe rappresentare l’unica possibilità di unire il Paese in questo momento critico per superare le incertezze e le indecisioni della politica attuale.