
“Non trovo giusto che, a causa di tre individui che operano nel pronto soccorso del Ruggi a salerno, che non so se abbiano inteso fare una goliardata o altro, venga screditato il lavoro di numerosi professionisti. In corsia ci sono infermieri e operatori socio-sanitari che ogni giorno si dedicano con serietà, impegno e senso del dovere”.

Proprio per questo, l’episodio del video (in cui presunti operatori sanitari si esibiscono in sketch irrispettosi nei confronti di presunti pazienti e di cadaveri) girato nel pronto soccorso del Ruggi, condiviso in una chat tra colleghi e amici, e poi diffuso senza controllo dal podcast Super Salerno, prodotto dall’associazione “Figli delle Chiancarelle”, risulta ancora più doloroso per chi vive realmente l’ospedale. Così, ai nostri microfoni, un infermiere dell’Ospedale “Ruggi”, che ha scelto di rimanere anonimo per timore di possibili conseguenze nel suo ambiente di lavoro e per evitare di essere coinvolto personalmente in una situazione che ha già creato notevole tensione all’interno del pronto soccorso.
Qualunque fosse l’intento, resta un comportamento inadeguato. Utilizzare attrezzature ospedaliere, strumenti destinati ai pazienti, per realizzare un video è qualcosa che non dovrebbe mai verificarsi.
Tuttavia, la questione, secondo chi lavora quotidianamente nell’ospedale salernitano, solleva anche un’altra riflessione: da tempo sono stati evidenziati problemi organizzativi e carenze che necessitano di essere affrontate: la gestione del personale e l’organizzazione interna. In pronto soccorso non si può assegnare chiunque. È necessaria esperienza e preparazione per affrontare le emergenze. E mentre i pronto soccorso continuano a essere sotto pressione, con attese anche prolungate per i pazienti, rimane una domanda che molti operatori si pongono.
Se si afferma che il personale è insufficiente e il carico di lavoro è enorme, come è stato possibile trovare il tempo e le modalità per girare quei video? Ci sono pazienti che attendono una terapia, una barella, persino una bottiglia d’acqua. Per questo – conclude – non possiamo permettere che episodi di questo tipo minino la fiducia nei confronti di tanti infermieri e OSS che continuano a operare con professionalità e umanità.