La Regione Campania Consolida La Risposta All’Epatite A: Più Controlli, Più Prevenzione Vaccinale

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La Regione , tramite la DG – Settore Prevenzione Collettiva, Sanità Pubblica e Veterinaria – ha progressivamente potenziato tutte le principali leve di sanità pubblica necessarie a contenere l’attuale aumento dei casi di epatite A: sorveglianza epidemiologica, gestione rapida dei casi e dei contatti, controlli ufficiali sulla filiera alimentare, approfondimenti molecolari e, infine, l’ampliamento dell’offerta attiva e gratuita della vaccinazione anti-HAV per le persone più vulnerabili o a rischio. L’azione regionale si basa su evidenze tecniche convergenti: le indagini epidemiologiche e di laboratorio, i campionamenti sui molluschi bivalvi, il monitoraggio ambientale e gli approfondimenti condotti con il supporto della rete tecnico-scientifica.

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In questa fase, la Regione ha anche disposto il potenziamento e l’ampliamento dell’offerta vaccinale gratuita contro l’epatite A, per i soggetti più a rischio: personale sanitario e sociosanitario, operatori della filiera alimentare, pazienti vulnerabili e popolazione pediatrica in relazione al rischio epidemiologico e di esposizione. È garantita inoltre l’offerta vaccinale gratuita alle persone che sono state in contatto con soggetti infetti. Questo ampliamento gratuito, finanziato con fondi regionali, consente alle Aziende sanitarie di attivare e rafforzare rapidamente l’offerta su tutto il territorio regionale.

La Regione continuerà a monitorare costantemente l’andamento epidemiologico e l’efficacia delle misure adottate, mantenendo un alto livello di attenzione lungo tutta la filiera e nei contesti a maggiore rischio, con l’obiettivo di proteggere la popolazione e garantire una risposta uniforme, rigorosa e tempestiva su tutto il territorio campano.

Di seguito si riportano alcune indicazioni
L’epatite A è un’infezione acuta del fegato causata dal virus HAV. Si trasmette per via oro-fecale, ovvero attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati oppure per contatto diretto con una persona infetta. Il contagio può avvenire anche prima della comparsa dei sintomi, poiché il virus è presente nelle feci già 7-10 giorni prima dell’esordio clinico; il periodo di incubazione varia generalmente da 15 a 50 giorni. I sintomi più comuni includono febbre, malessere, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero; nei l’infezione può anche manifestarsi senza sintomi evidenti.

Nella trasmissione alimentare, alcuni cibi consumati crudi o non adeguatamente cotti possono avere un ruolo significativo, in particolare i molluschi bivalvi, ma anche acqua contaminata, frutta, verdura e frutti di . I molluschi bivalvi, come cozze, vongole e ostriche, possono accumulare particelle virali durante la filtrazione di acque contaminate; per questo motivo, il consumo crudo o poco cotto rappresenta un rischio da evitare.

È sconsigliato il consumo di molluschi crudi o appena scottati. Per cozze, vongole e altri molluschi bivalvi, l’apertura delle valve non deve essere considerata una garanzia sufficiente di sicurezza: la cottura deve continuare fino a quando il prodotto risulta ben cotto in modo uniforme. In altre parole, non devono essere consumati molluschi “appena aperti”, tiepidi o solo parzialmente cotti. È inoltre fondamentale acquistare esclusivamente da rivenditori autorizzati, verificando etichettatura, provenienza e corrette modalità di conservazione, ed evitare in modo assoluto prodotti di dubbia origine o venduti al di fuori dei canali ufficiali.

Per quanto riguarda i frutti di bosco, è importante distinguere tra freschi e surgelati: quelli freschi devono essere lavati accuratamente sotto acqua corrente potabile immediatamente prima del consumo, mentre quelli congelati o surgelati devono essere consumati solo dopo cottura (la raccomandazione dell’Istituto Superiore di Sanità è di portarli a ebollizione a 100° C per almeno 2 minuti. Non devono quindi essere utilizzati crudi per guarnire dolci, yogurt, semifreddi o macedonie).

Le regole pratiche da seguire quotidianamente:
lavare accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi prima di cucinare, prima di mangiare, dopo l’uso del bagno, dopo il cambio del pannolino e dopo aver assistito una persona malata;
separare alimenti crudi e cotti, utilizzando utensili e taglieri diversi oppure lavandoli accuratamente tra un uso e l’altro;
pulire e sanificare piani di lavoro, coltelli, lavelli e superfici dopo la manipolazione di alimenti crudi;
lavare bene frutta e verdura da consumare crude sotto acqua corrente;
bere solo acqua sicura e non utilizzare acqua di provenienza non controllata per bere, lavare alimenti o preparare ghiaccio;
non preparare cibo per altre persone se si presentano sintomi compatibili con epatite o disturbi gastrointestinali, fino a valutazione medica;
contattare il medico in caso di sintomi come nausea persistente, forte stanchezza, dolore addominale, urine scure, feci chiare o colorazione gialla della pelle e degli occhi.

Nella maggior parte dei casi, la guarigione è completa, ma il decorso può essere più difficile negli adulti più anziani e nelle persone con patologie epatiche preesistenti. Informazione corretta, diagnosi precoce, igiene accurata e comportamenti alimentari prudenti sono gli strumenti più efficaci per contenere la diffusione dell’infezione.