Fratte, Pm 10 Alte Anche Con Le Fonderie Pisano Chiuse

Fratte, Pm 10 Alte Anche Con Le Fonderie Pisano Chiuse 3

Un aspetto inaspettato emerge riguardo alla questione delle fonderie Pisano a Fratte: i dati forniti dalla centralina Arpac di aprile e maggio 2026, quando le Fonderie erano completamente inattive, hanno mostrato concentrazioni medie di PM10 e PM2.5 superiori rispetto agli stessi mesi del 2025, quando l’impianto era in piena operatività. Un riscontro ufficiale che, sebbene non escluda contributi emissivi da altre attività industriali, conferma che non è tecnicamente fattibile attribuire a una singola la responsabilità predominante dell’andamento degli inquinanti. È su questa base che la proprietà delle Fonderie ha nuovamente sollecitato le istituzioni a intervenire con urgenza. La richiesta alla Regione è chiara: convocare al più presto una Conferenza di Servizi che permetta di avviare il processo di riconversione delle Fonderie Pisano, dimostrando che il diritto alla e il diritto al lavoro possono coesistere. A ribadirlo è l’amministratore delegato Ciro Pisano, che interviene dopo il comunicato diffuso ieri dalla Fiom Cgil: a un mese dalla presentazione del progetto, non è ancora pervenuto alcun riscontro dalla Regione.
La proprietà sollecita un’accelerazione sulla riconversione ecologica del sito produttivo di Fratte, come già indicato dal Comune di . In una nota inviata oggi ai media, l’azienda ricorda di aver presentato allo Sportello Unico per le Attività Produttive la SCIA edilizia e la documentazione progettuale relativa alla realizzazione di due nuovi forni elettrici, destinati a sostituire gli impianti alimentati a carbone. Questo rappresenta il fulcro del piano di decarbonizzazione, presentato il 22 giugno: smantellamento dei cubilotti, installazione di tre forni elettrici TRIAL ad alta efficienza, tutti collocati nei vani industriali esistenti, con livelli emissivi stimati fino a dieci volte inferiori rispetto agli attuali.
La proprietà richiede ora che la Conferenza di Servizi esamini rapidamente e nel merito il progetto, presentato in attuazione dell’ordinanza del Consiglio di Stato n. 1870/2026. L’obiettivo è duplice: riprendere la produzione e salvaguardare i livelli occupazionali, evitando di disperdere un patrimonio industriale che esporta manufatti in ghisa in tutta , negli Stati e a Dubai. Una ripartenza fondamentale anche per non compromettere il percorso di delocalizzazione dello stabilimento, confermato come priorità strategica.
«Siamo impegnati in un processo di riconversione che dimostra come il diritto alla salute e il diritto al lavoro possano procedere insieme», sottolinea Pisano. «La priorità è la ripresa della produzione: solo in questo modo possiamo realizzare il progetto finale, la delocalizzazione dello stabilimento di Fratte.

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