La procura di Milano ha emesso un provvedimento di controllo giudiziario per Glovo, in risposta alle condizioni lavorative dei riders. Dall’inchiesta si evidenzia una situazione di sfruttamento della forza lavoro, con salari al di sotto della soglia di povertà e modalità di prestazione molto simili al caporalato.
L’inchiesta e il provvedimento
Lunedì 9 febbraio, il pm di milano Paolo Storari ha disposto il controllo giudiziario per Foodinho, la società di delivery che opera per conto di Glovo. Il provvedimento d’urgenza, che necessita di convalida da parte del Gip, nomina un amministratore giudiziario per monitorare l’operato della società, con l’intento di intervenire riguardo alle condizioni di lavoro illegali emerse dall’inchiesta.
Secondo l’accusa, infatti, i riders ricevono compensi in alcuni casi inferiori dell’80% rispetto a quelli previsti dalla contrattazione collettiva, scendendo notevolmente al di sotto della soglia di povertà. L’accusa è quella di caporalato: sottoporre i lavoratori a condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno degli stessi.
Salario: tra costituzione e contrattazione collettiva
Dalle numerose testimonianze raccolte durante le indagini, emerge un modello organizzativo in contrasto con il principio di legalità e con le norme sulle condizioni lavorative. Le informazioni sulle retribuzioni, poi, mostrano salari ben lontani dal principio di “esistenza libera e dignitosa”, garantito dall’articolo 36 della Costituzione.
<panche comparando i compensi con quelli stabiliti dal ccnl firmato da ugl e assodelivery, che classifica il lavoro dei riders come autonomo, lavoratori risultano in media 5mila euro sotto la soglia di povertà. In questo ambito, la giurisprudenza è chiara: il giudice deve adeguare la retribuzione ai criteri stabiliti dalla Costituzione anche in presenza di un contratto collettivo.
Lavoro autonomo o subordinato?
L’analisi sul sistema operativo della piattaforma rivela una forte etero-organizzazione della prestazione lavorativa, nonostante la qualificazione del rapporto come autonomo. Già dal 2015, il Jobs Act aveva stabilito l’applicazione della
“disciplina del rapporto subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretizzano in prestazioni di lavoro […] le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme digitali”. (art. 2 d.lgs. 81/2015)
L’attività lavorativa è completamente gestita da Glovo e dalla sua app, attraverso la quale si valuta il contributo del lavoratore in termini di disponibilità e produttività, tramite schedatura e geolocalizzazione, basando su questi parametri le retribuzioni.
Lavoro autonomo e tutele
Secondo un comunicato di Usb, il sistema di sfruttamento strutturale emerso dall’inchiesta è reso possibile proprio da questa qualificazione artificiosa dei riders come lavoratori autonomi:
“Una finzione giuridica che serve solo a risparmiare su contributi, assicurazioni, sicurezza e salari, scaricando ogni rischio su chi lavora. Questa inchiesta conferma che i riders sono false partite IVA, costretti ad accettare condizioni imposte, senza alcun reale potere contrattuale, senza ferie, malattia, tutele contro gli infortuni e senza garanzie di reddito”.
La mancanza di copertura Inail e il mancato rispetto delle norme sulla sicurezza aumenterebbero costi e rischi, che continuano a ricadere su dipendenti formalmente autonomi.
Lo stato di bisogno per i lavoratori migranti
In particolare, il sindacato di base si focalizza sullo sfruttamento dello stato di bisogno denunciato dalla procura, elemento costitutivo del crimine di caporalato: il mancato riconoscimento dello status di lavoratore subordinato ha effetti concreti sulla vita delle persone, non solo in termini di stabilità del reddito ma anche nell’accesso al credito e alle tutele sociali.
“Condizione che colpisce in modo ancora più violento i lavoratori migranti, per i quali il lavoro è spesso direttamente legato al permesso di soggiorno, trasformando la precarietà in un ricatto permanente e in uno strumento di controllo sociale”.
L’asimmetria di potere tra datore e dipendente, quindi, espone in particolare i lavoratori migranti a una condizione di vulnerabilità, alimentando il lavoro irregolare che colpisce i soggetti più deboli del circuito economico. In questo modo, le già scarse tutele del lavoro subordinato perdono efficacia.
Ma non è la prima volta
Negli ultimi anni si sono intensificati gli episodi di sfruttamento della manodopera, soprattutto da parte di grandi aziende e multinazionali. Nel 2024, la procura di Milano ha disposto il sequestro di 121 milioni di euro nei confronti di Amazon, e solo pochi mesi fa è emerso il caso delle condizioni di lavoro nelle “Big” del settore della moda.
Tuttavia, all’attenzione della procura nel perseguire abusi in materia di lavoro corrisponde una tendenza del legislatore a legittimare minori garanzie nel rapporto. Le conseguenze sono discusse in termini di sviluppo economico, con studi recenti che smontano le teorie sulla correlazione tra flessibilità e maggiore crescita, ma sono pacifiche rispetto alla vita dei lavoratori. La stabilità di un reddito dignitoso non dovrebbe essere messa in discussione.