Board of Peace: il nuovo organismo internazionale di Trump

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Il Board of Peace, un ente internazionale creato su iniziativa del Presidente degli Stati Uniti per la ricostruzione di Gaza, inizia a prendere forma, ma con obiettivi più ampi. Durante il World Economic Forum, 20 rappresentanti di Stato si sono riuniti oggi a Davos per procedere con la firma dello statuto di quella che è stata ribattezzata da molti la “nuova ONU privata” di Donald Trump.

Critica all’ONU e scopi dell’organizzazione

Le finalità sono evidenti fin dalle prime righe del preambolo:

“una pace duratura richiede giudizio pragmatico, soluzioni sensate e il coraggio di abbandonare approcci e istituzioni che troppo spesso hanno fallito”.

Se il riferimento di critica all’ è palese, meno chiari sono i confini entro cui questo nuovo organismo agirà: in nessuna parte dello statuto è indicato un ambito territoriale di applicazione, né viene mai menzionata Gaza, che, almeno nelle aspirazioni iniziali, doveva essere considerata un tema centrale.

Rimane, invece, solo una formulazione ampia, che mira a “promuovere stabilità” e “garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti”, sostanzialmente sovrapponibile ai compiti di salvaguardia previsti dagli articoli 1 e 2 della Carta ONU, firmata a San Francisco oltre 80 anni fa. Ma questo è probabilmente l’unico punto in comune.

Il Consiglio degli stati membri

Il Board of Peace si comporrà di due enti. Gli articoli 2 e 3 dello Statuto descrivono una sorta di Consiglio composto da capi di Stato o di Governo: ciascun membro partecipa per un massimo di 3 anni, salvo la possibilità di contribuire con almeno 1 miliardo di dollari nel primo anno per garantirsi la partecipazione anche oltre la scadenza. In ogni caso, il Presidente (Chairman) può consentire la permanenza del membro, così come solo lui decide sull’ammissibilità dei potenziali partecipanti: il diritto internazionale non ha mai conosciuto un così ampio potere decisionale in capo a un singolo.

Per quanto riguarda le competenze, il Consiglio si occuperà di bilanci, creazione di enti sussidiari (che saranno poi gestiti dal Comitato Esecutivo), nomine, accordi internazionali e nuove iniziative. Un voto per ogni membro. Si riunirà annualmente, ma la sua agenda sarà stabilita dal Comitato Esecutivo in collaborazione con il Presidente.

Comitato Esecutivo e il ruolo del Chairman

L’attuazione delle decisioni del Consiglio sarà responsabilità del Comitato Esecutivo, che detiene anche il potere di orientare l’attività del Consiglio stesso determinando le discussioni in agenda. Dal testo dello Statuto emerge, dunque, una forte sovradeterminazione degli stati membri da parte degli organi esecutivi. Anzi, si potrebbe dire proprio del Presidente, poiché

“Il Consiglio Esecutivo è selezionato dal Presidente (Chairman) ed è composto da leader di rilevanza globale”.

Queste figure di spicco nel panorama politico e imprenditoriale resteranno in carica per 2 anni, e sarà sempre il Chairman ad avere piena facoltà di rinnovo o revoca prima della scadenza. Aggiungendo, ogni decisione (adottata a maggioranza) del Comitato è soggetta al veto del Presidente. Nessuna garanzia, si potrebbe concludere: con ripercussioni su libertà d’azione e autodeterminazione per i membri del Comitato Esecutivo che, come già accennato, orientano l’attività del Consiglio e quindi di tutta l’organizzazione.

L’uomo solo al comando

Proseguendo con la lettura, lo Statuto del Board of Peace tende a delineare sempre più chiaramente la figura dell’uomo solo al comando. E abbiamo già un nome:

Donald J. Trump svolge le funzioni di Presidente inaugurale del Board of Peace e, separatamente, di rappresentante inaugurale degli d’America”. (articolo 3.2)

Oltre ai notevoli poteri già menzionati riguardo all’influenza su Consiglio e Comitato, è importante sottolineare la sua “esclusiva autorità” nel costituire, modificare o sciogliere gli enti sussidiari. L’interpretazione di tutte le norme del trattato rientra nelle sue competenze, anche rispetto ai conflitti tra gli Stati membri (articolo 7). Infine, l’incarico del presidente è sine die, e può essere rimosso solo tramite voto unanime del Consiglio. Il successore è designato in qualsiasi momento dallo stesso Presidente: come nell’antica , periodo a cui molte personalità hanno sempre cercato di riallacciarsi.

Le adesioni alla conferenza di Davos

Tuttavia, 20 paesi hanno deciso di firmare lo statuto, diventando parte della “nuova ONU privata” di . Tra questi, spicca la partecipazione di Bielorussia e Turchia, il cui invito da parte di Trump è stato criticato rispettivamente da e Israele. Quest’ ha partecipato all’incontro di Davos, lasciandoci (forse) un sorriso ironico: Netanyahu non ha preso parte al Consiglio per la pace a causa di un mandato d’arresto per crimini di .

L’invito ha raggiunto anche il continente europeo, sia ai singoli stati che all’ Europea nel suo complesso. Netta è stata la risposta negativa di e , mentre il Premier ungherese Viktor Orbán ha partecipato alla conferenza di Davos, firmando lo statuto. Secondo la stampa internazionale, infine, Putin starebbe considerando l’adesione, anche in virtù del contributo da un miliardo per ottenere lo status di membro permanente.

La risposta italiana: tra diritto e politica

La Presidente del Consiglio non ha firmato. La prima considerazione è di carattere giuridico: l’articolo 11 della Costituzione consente la cessione di sovranità solo in condizioni di parità con gli altri Stati. La trattazione sopra esposta dovrebbe indicare esaustivamente i punti di incompatibilità.

La questione non affrontata dalla Premier è quella politica. Firmare un accordo per un’organizzazione internazionale con compiti e competenze sovrapposte all’ONU significa marginalizzare quest’ultima, creando una realtà parallela elitaria, partecipata solo da soggetti selezionati e guidata da un uomo solo al comando. Per ora, Giorgia Meloni non ha espresso un parere favorevole, rifugiandosi dietro al “cavillo” della costituzionalità. Tuttavia, la tentazione di sferrare l’ennesimo colpo al sistema del diritto internazionale è persuasiva.