
Il personale della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Lagonegro, insieme alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri del Reparto Carabinieri Forestali di Vallo della Lucania, nonché della Stazione Carabinieri di Vibonati, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal gip del Tribunale di Lagonegro il 4 giugno 2026, riguardante il sequestro di 6 edifici in fase di costruzione, per oltre 15 unità abitative, situati in località Isca dei Macelli, frazione Policastro-Bussentino, del Comune di Santa Marina, con un valore complessivo stimato, a opere ultimate, superiore a euro 1.500.000, in relazione ai reati di lottizzazione abusiva definita “mista”; falsità ideologica perpetrata da privati in atti pubblici e falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in documenti ufficiali.
Le indagini, iniziate da un incarico peritale volto a identificare le aree agricole del Comune di Santa Marina che avevano perso il loro carattere rurale in contrasto con gli strumenti urbanistici attuali, hanno permesso di accertare la realizzazione di un’operazione sistematica di trasformazione speculativa su un’area di circa 24.276 mq, classificata come “zona agricola E” dal Piano Regolatore Generale vigente, originariamente non edificabile, sviluppatasi attraverso un piano criminoso unitario articolato in tre fasi inscindibili: il frazionamento catastale delle particelle originali in 18 lotti incompatibili con la vocazione agricola dell’area; la loro vendita tramite una serie di atti di compravendita conclusi tra il 2008 e il 2023 e infine la successiva edificazione attraverso permessi di costruire viziati fin dall’inizio, ottenuti sulla base di false attestazioni tecniche sistematiche riguardanti la classificazione urbanistica delle aree.
Secondo l’ipotesi investigativa, avallata al momento dal G.I.P. del Tribunale di Lagonegro, il meccanismo fraudolento si è concentrato sulla falsa classificazione, tra l’altro, delle aree in “Zona E2” – con indice di fabbricabilità di 0,03 mc/mq – invece della corretta classificazione in “Zona E1” – con indice di 0,003 mc/mq, consentendo così l’approvazione di volumetrie residenziali dieci volte superiori a quelle consentite dal P.R.G.. L’operazione si concludeva, nella maggior parte dei casi, tramite varianti in corso d’opera per cambio di destinazione d’uso da agricola a residenziale, approvate in assenza di qualsiasi istruttoria sullo stato reale delle opere. Il risultato concreto è stato la creazione, su suolo agricolo costiero originariamente non edificato, di un complesso residenziale privato privo delle infrastrutture di urbanizzazione primaria necessarie per la sua integrazione nel territorio, con un consumo di suolo irreversibile in un’area di elevato valore ambientale e paesaggistico.
Le indagini, sviluppatesi nel corso di un’attività di ampia portata, hanno permesso di ipotizzare la responsabilità di un totale di 32 indagati, nelle rispettive qualità di lottizzatori, procuratori speciali, progettisti e direttori dei lavori, acquirenti, venditori e responsabili pro-tempore dell’Ufficio Tecnico Comunale incaricati del rilascio dei titoli edilizi.
Il GIP ha ritenuto sussistenti sia il fumus del reato di lottizzazione abusiva sia il periculum in mora, evidenziando il concreto rischio di continuazione e aggravamento degli effetti illeciti attraverso il completamento delle opere e la possibile vendita a terzi dei manufatti, nonché l’esigenza di anticipare gli effetti della futura confisca obbligatoria prevista dalla legge.
L’attività rientra in un contesto di costante impegno della Procura di Lagonegro a tutela della legalità urbanistica e della salvaguardia del territorio, con particolare attenzione alla protezione del suolo agricolo e degli equilibri ambientali dell’area del Basso Cilento. La protezione del paesaggio, la prevenzione del consumo di suolo e il contrasto alle trasformazioni illecite del territorio rappresentano, anche alla luce delle più recenti elaborazioni in materia di responsabilità ambientale e di gestione sostenibile delle risorse naturali, una priorità dell’azione di questo Ufficio, nella consapevolezza che il territorio è un bene comune non rinnovabile la cui tutela va oltre gli interessi delle singole generazioni.
Nel rispetto della normativa vigente in materia di comunicazione istituzionale, si sottolinea che il provvedimento cautelare eseguito nella fase attuale delle indagini preliminari si basa su accuse che dovranno comunque essere verificate in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio. La responsabilità penale degli indagati sarà accertata solo al termine del processo con sentenza penale irrevocabile.