PEFC Italia oltre quota 1,1 milioni di ettari di foreste

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Il 2025 si è chiuso con un dato che segna una tappa rilevante per la governance ambientale italiana: oltre 1,1 milioni di ettari di boschi certificati secondo gli standard del PEFC Italia, ramo nazionale del Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes. Il traguardo, reso noto nel Rapporto Annuale 2026, consolida un percorso di crescita che non riguarda soltanto l’estensione delle superfici forestali sottoposte a verifica indipendente, ma coinvolge in modo sempre più strutturale l’intera filiera del legno e dei prodotti derivati.

Un sistema che rafforza la propria presenza territoriale

L’aspetto più evidente emerso dall’analisi dei dati è il consolidamento stabile della superficie certificata, che ha superato in modo significativo la soglia simbolica di 1,1 milioni di ettari. Nel dettaglio, il 2025 si è concluso con 1.124.507,48 ettari di foreste gestite secondo criteri riconosciuti di sostenibilità, con un incremento di 63.447,98 ettari rispetto all’anno precedente, pari a una crescita del 6%.

Un risultato che non rappresenta un semplice dato statistico, bensì l’indicatore di un cambiamento culturale e operativo che coinvolge proprietari forestali pubblici e privati, enti locali e consorzi. La certificazione non si limita infatti a garantire il rispetto di parametri ambientali: introduce un modello di pianificazione che integra tutela della biodiversità, equilibrio idrogeologico, funzione produttiva e responsabilità sociale.

L’ingresso di nuove regioni: un segnale di maturità nazionale

Tra gli elementi più significativi del 2025 si colloca l’adesione al sistema di certificazione di tre nuove regioni del Mezzogiorno: , e . L’ingresso di questi territori amplia la geografia della certificazione forestale, tradizionalmente più diffusa nel Centro-Nord, e testimonia una crescente attenzione anche nelle aree meridionali verso strumenti di gestione trasparente e verificabile.

L’estensione territoriale del sistema comporta implicazioni di rilievo: da un lato rafforza la capacità del Paese di rispondere agli obiettivi climatici europei, dall’altro crea opportunità economiche per filiere locali che possono ora valorizzare il legno e i prodotti forestali non legnosi con un marchio riconosciuto a livello internazionale. L’inclusione di nuove regioni contribuisce inoltre a ridurre il divario territoriale, favorendo un approccio più uniforme alla pianificazione forestale sostenibile.

Catena di Custodia: la filiera consolida la fiducia del mercato

Se la gestione forestale rappresenta il primo anello del sistema, la Catena di Custodia costituisce il meccanismo che consente di garantire la tracciabilità del materiale legnoso lungo tutte le fasi di trasformazione e commercializzazione. Anche su questo fronte il 2025 ha segnato un risultato di rilievo: il secondo miglior dato di sempre per numero di nuove aziende certificate.

La certificazione della Catena di Custodia non è soltanto un requisito tecnico, ma uno strumento competitivo. Permette alle imprese di dimostrare che il materiale utilizzato proviene da foreste gestite responsabilmente, rafforzando la fiducia dei consumatori e migliorando l’accesso ai mercati pubblici e privati, sempre più orientati verso criteri ambientali stringenti.

L’incremento delle aziende certificate segnala una consapevolezza crescente nel tessuto produttivo italiano, dove la sostenibilità non è più percepita come un vincolo ma come un fattore strategico di posizionamento.

Il valore sistemico della certificazione

La soglia di 1.124.507,48 ettari certificati non va letta unicamente in chiave quantitativa. Il dato assume valore se inserito in un quadro più ampio, che comprende la tutela degli ecosistemi forestali, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

Le foreste italiane svolgono un ruolo essenziale nell’assorbimento di anidride carbonica e nella conservazione della biodiversità. La gestione certificata impone criteri rigorosi in materia di pianificazione dei tagli, protezione degli habitat, salvaguardia delle specie e coinvolgimento delle comunità locali. In questo senso, la crescita del 6% registrata nel 2025 equivale a un ampliamento concreto delle superfici sottoposte a standard ambientali verificati da organismi indipendenti.

La certificazione rappresenta inoltre un presidio contro pratiche illegali o non sostenibili. Attraverso audit periodici e controlli documentali, il sistema garantisce trasparenza e tracciabilità, contribuendo a contrastare fenomeni di illegalità e a promuovere una cultura della legalità nel settore forestale.

La gestione forestale sostenibile, infatti, non implica l’esclusione dell’utilizzo produttivo del , ma ne disciplina le modalità affinché siano compatibili con la rigenerazione naturale e con la tutela degli equilibri ecologici. In questa prospettiva, la certificazione funge da strumento di garanzia e da linguaggio comune tra soggetti con interessi differenti.

Un ulteriore elemento da considerare riguarda la dimensione economica. Il settore forestale e quello della trasformazione del legno rappresentano comparti strategici per molte aree interne del Paese. La certificazione offre un vantaggio competitivo in un in cui la sostenibilità è divenuta criterio di selezione.

Le imprese certificate possono accedere più facilmente a gare pubbliche che prevedono criteri ambientali minimi, oltre a rispondere alle richieste di grandi gruppi industriali e della distribuzione organizzata. In questo quadro, il secondo miglior risultato storico per nuove certificazioni di Catena di Custodia nel 2025 assume un significato che va oltre la dimensione simbolica: indica una crescente integrazione tra politiche ambientali e strategie aziendali.

La dimensione ambientale e climatica

Nel contesto delle politiche europee di decarbonizzazione, l’ampliamento delle superfici forestali certificate contribuisce a rafforzare il ruolo delle foreste come serbatoi naturali di carbonio. La gestione pianificata e sostenibile consente di mantenere elevata la capacità di assorbimento, evitando al contempo pratiche che possano compromettere la funzionalità ecosistemica.

L’adesione di nuove regioni al sistema certificato amplia la superficie nazionale sottoposta a criteri di monitoraggio e controllo, con ricadute positive anche in termini di resilienza agli eventi estremi.