Le conseguenze dell’attacco all’Iran continuano a manifestarsi e la crisi energetica si aggrava, con lo Stretto di Hormuz ancora chiuso. La maggior parte del carburante per aerei che alimenta i voli europei proveniva da questa via, e ora il settore si trova ad affrontare un collo di bottiglia logistico e geopolitico senza precedenti. Al centro della questione c’è una petroliera.
La nave e la data
La Rong Lin Wan, superpetroliera registrata a Singapore, ha lasciato il porto di Mina Al Ahmadi, in Kuwait, il 26 febbraio nelle prime ore del mattino, carica di cherosene raffinato destinato all’europa. Secondo i dati forniti da Marine Tracker e Argus Media riportati da The Air Current, è prevista a Malta intorno al 9 aprile, e sarebbe l’ultima grande petroliera con jet fuel ad aver attraversato lo Stretto di Hormuz prima dell’inizio del conflitto tra Stati uniti, Israele e Iran.
Cosa dicono i numeri
La gravità della situazione è evidenziata da fonti istituzionali e di mercato. Secondo la U.S. Energy Information Administration, nel 2024 circa 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi transitavano attraverso lo Stretto di Hormuz, corrispondenti a circa il 20% del consumo globale di idrocarburi; pertanto, la chiusura dello stretto ha interrotto un flusso che non ha alternative praticabili nel breve termine, un tema già trattato nei mesi scorsi.
Per quanto riguarda il mercato specifico del jet fuel, la società di analisi Kpler stima che la chiusura di Hormuz abbia ridotto quasi del 21% l’offerta globale via mare di cherosene per aerei, diminuendo le importazioni europee di circa 300.000 barili al giorno — di cui oltre 247.000 destinati all’Europa nord-occidentale. Sostituire questi volumi, secondo Kpler, sarà estremamente complesso, dato che paesi asiatici come cina e Corea del Sud stanno limitando le esportazioni per proteggere i propri mercati interni, mentre le forniture indiane sono ostacolate da sanzioni europee relative all’acquisto di greggio russo.
Le alternative esistono, ma non bastano
Il bacino atlantico — in particolare il Golfo del Messico e la Nigeria con la raffineria Dangote — rappresenta la fonte di approvvigionamento più realistica, ma i volumi disponibili non riescono a compensare il deficit. Kpler avverte che anche con i barili aggiuntivi provenienti da queste fonti, l’Europa avrà difficoltà a colmare il divario nel breve termine: il risultato prevedibile è un aumento dei prezzi e rotte commerciali più lunghe.
La seconda metà di aprile è indicata dagli analisti come il periodo critico in cui l’impatto della guerra si farà sentire concretamente sulle scorte nei serbatoi degli aeroporti europei. Il 9 aprile non segnerà la fine dei voli, ma sarà il momento in cui il settore avrà maggiore chiarezza sul tempo a disposizione per trovare soluzioni alternative.
Aggiornamento – La prima nave europea attraversa Hormuz
Una portacontainer del gruppo armatoriale francese CMA CGM ha attraversato lo Stretto di Hormuz nel pomeriggio del 2 aprile, in uscita dal Golfo Persico. Si chiama Kribi, batte bandiera maltese e nei dati di tracciamento del sito MarineTraffic risultava con la dicitura «proprietario francia» al posto della destinazione. La notizia è stata riportata sia da Bloomberg che da Al-Monitor.
Si tratta del primo caso documentato di una nave appartenente a un grande armatore europeo ad aver attraversato lo stretto da quando il conflitto tra stati uniti, Israele e Iran lo ha reso di fatto quasi impraticabile. La rotta seguita dalla Kribi passa a nord dell’isola di Larak, vicino alla costa iraniana: il corridoio che i Guardiani della Rivoluzione hanno di fatto istituito per le navi autorizzate, ribattezzato da Lloyd’s List Intelligence il «pedaggio di Teheran». Secondo fonti citate da Bloomberg, in alcuni casi il pagamento richiesto per il transito ha raggiunto i 2 milioni di dollari.
Il transito della Kribi non modifica il quadro generale, lo stretto rimane sotto stretto controllo iraniano, con poche navi al giorno — contro le oltre cento in condizioni normali — ed un sistema di autorizzazioni molto selettivo, che Teheran concede di rado.