Turbine eoliche di dimensioni sempre più imponenti: le più elevate al mondo superano l’altezza della torre Eiffel.

Prima di generare elettrica, una turbina eolica di grandi dimensioni deve essere collocata in un luogo adeguato. Su una vasta banchina, all’interno di un porto in di gestire pale lunghe come edifici distesi, imbarcazioni pesantissime, torri da assemblare con gru specializzate e condizioni meteorologiche sufficientemente favorevoli per consentire le operazioni. Il vento rappresenta l’aspetto più semplice da descrivere. Il resto comprende acciaio, logistica, fondali marini, cavi sottomarini, manutenzione e una considerevole quantità di denaro che rende ogni errore poco affascinante.

L’energia eolica offshore, quella installata in mare, ha raggiunto la sua fase più avanzata. In Cina, le macchine più recenti hanno superato una scala che fino a poco tempo fa sembrava quasi futuristica: rotori larghi oltre 300 metri, pale superiori ai 150 metri e una singola turbina capace, nelle condizioni ottimali, di generare elettricità per decine di migliaia di famiglie. La macchina record attualmente è la turbina offshore da 26 MW di Dongfang Electric, installata a fine agosto 2025 nella base di test e certificazione di Dongying, nello Shandong, e connessa alla rete a fine ottobre. Possiede un rotore di circa 310 metri, pale di 153 metri e un’area spazzata di circa 77.000 metri quadrati, più di dieci campi da calcio messi insieme.

È importante sottolineare: progettata per il mare, il prototipo è stato assemblato a terra, in una base costiera concepita per testare macchine di grandi dimensioni prima della loro reale operatività tra salsedine, onde e tempeste. La scheda tecnica evidenzia già il cambiamento di scala: protezione contro la corrosione, progettazione per aree soggette a tifoni, componenti progettati per resistere per anni in ambienti in cui anche un bullone deve guadagnarsi il suo posto.

Dimensioni

Quando si discute della turbina eolica più grande del è necessario distinguere tra grandezza fisica e potenza. La prima si riferisce al diametro del rotore, alla lunghezza delle pale, all’altezza e all’area coperta dalle pale mentre ruotano. La seconda riguarda la capacità nominale, ovvero la massima produzione elettrica raggiungibile in condizioni specifiche. Nelle macchine cinesi di ultima generazione, questi due record tendono a procedere di pari passo.

Subito dopo la 26 MW di Dongfang si colloca una nuova categoria tra 20 e 25 MW, quasi interamente cinese. Shanghai Electric ha presentato la EW25.0-310, turbina offshore da 25 MW con rotore da 310 metri. Sulla carta si colloca nella stessa classe della Dongfang, anche se rimane più una promessa prototipale che una macchina già collaudata nei parchi eolici commerciali.

Più concreto è il caso della turbina da 20 MW installata da Goldwind e China Three Gorges al largo del Fujian meridionale, nel gennaio 2026: oltre 30 chilometri dalla costa, più di 40 metri di profondità, rotore da 300 metri e pale da 147 metri. Qui la soglia dei 20 MW è stata realmente raggiunta in mare.

L’ avanza con un ritmo meno spettacolare e più industriale. La Vestas V236-15.0 MW ha un rotore da 236 metri e pale di circa 115 metri, ed è già stata scelta per importanti progetti offshore. Negli , invece, Vineyard Wind 1 utilizza 62 turbine GE Vernova Haliade-X da 13 MW, con rotore da 220 metri e pale da 107 metri. Dimensioni inferiori rispetto ai giganti cinesi, certo, ma comunque enormi secondo qualsiasi misura umana.

Il costo del gigantismo

Una pala più lunga attraversa un cerchio d’aria più ampio. Da qui deriva la corsa alle turbine eoliche di grandi dimensioni: l’energia catturabile aumenta con l’area spazzata dal rotore, e tale area cresce rapidamente all’aumentare del diametro. Un rotore da 300 metri intercetta più del doppio dell’aria attraversata da un rotore da 200 metri. In mare, il vantaggio è ancora più significativo, poiché i venti sono spesso più forti e costanti.

Per un parco offshore, una turbina più potente può tradursi in meno torri, meno fondazioni, meno cavi sottomarini, meno installazioni e meno macchine da gestire nel tempo. Il ragionamento industriale è logico: se ogni unità produce di più, lo stesso impianto può raggiungere la potenza prevista con un numero inferiore di componenti. Tuttavia, la bolletta tecnica arriva subito dopo.

Pale lunghe più di un campo da calcio sono difficili da costruire, trasportare, immagazzinare e montare. I porti devono disporre di spazi enormi, fondali adeguati, gru idonee e navi capaci di manovrare componenti di dimensioni eccezionali. Ogni ritardo dovuto al maltempo ha un costo. Ogni guasto lontano dalla costa diventa una piccola spedizione. Una turbina da 26 MW produce enormi quantità di energia quando è in funzione; quando si ferma, si perde una quantità considerevole di energia.

La Cina sta spingendo con maggiore aggressività sulla dimensione. L’Europa appare più cauta, orientata verso macchine meno estreme e più consolidate dal punto di vista commerciale. La differenza deriva anche dal contesto: mercato interno, catena industriale, normative, assicurazioni, istituti bancari, tempi di autorizzazione. Il record fa notizia. La vera inizia quando quel record deve operare per venticinque o trent’anni.

Due rotori in mare

Il prossimo salto potrebbe persino modificare la forma della turbina. Mingyang Smart Energy ha presentato una piattaforma eolica galleggiante da 50 MW basata su OceanX, con una struttura a V e due rotori. In sostanza, due unità da 25 MW montate sulla stessa piattaforma, con rotori gemelli di circa 290 metri.

La parte galleggiante è di fondamentale importanza. Le turbine offshore tradizionali vengono ancorate al fondale, una soluzione più adatta ad acque relativamente basse. Dove il mare diventa profondo, le piattaforme galleggianti offrono un’alternativa: consentono di spingersi più lontano dalla costa e di cercare venti migliori. Per l’, dove molti fondali scendono rapidamente, questa tecnologia potrebbe avere un ruolo significativo.

Tuttavia, il galleggiante comporta ulteriori problematiche: onde, correnti, oscillazioni, ormeggi, cavi dinamici, controllo della stabilità. Due rotori aggiungono complessità. La macchina deve produrre molto, mantenere l’equilibrio e resistere a un mare in continuo movimento. Sulla carta sembra un’ottima soluzione per le acque profonde. Nella pratica dovrà dimostrare di essere più utile che scenografica.

Per l’Italia, il confronto è quasi impietoso. Abbiamo coste, vento e potenziale nel galleggiante, mentre l’unico parco offshore operativo rimane quello di , con 10 turbine e circa 30 MW complessivi: poco più della potenza di una singola macchina cinese di ultima generazione. Sono necessarie autorizzazioni, porti, connessioni, normative stabili, filiere e reti capaci di gestire una produzione variabile. La bellezza dell’eolico appare quasi infantile: l’aria si muove, una pala ruota, un generatore produce elettricità. La realtà matura risiede nel resto. Il vento c’è. La dimensione anche. Ora è necessario far funzionare i giganti.

Fonte: Dongfang Electric