Ricercatori della RMIT svelano la prima batteria quantistica operativa con ricarica rapida.

Esiste una trasformazione silenziosa che pervade il nostro approccio alla produzione e all’uso dell’, e riguarda un aspetto che spesso diamo per scontato: dove e come la conserviamo. In assenza di sistemi di accumulo efficienti, anche le tecnologie più innovative rimangono incomplete, simili a idee brillanti rimaste in sospeso. In questo contesto, una ricerca condotta in Australia offre una prospettiva del tutto nuova: una batteria quantica a carica rapida in di funzionare realmente, al di là dei modelli teorici.

Il risultato proviene dalla collaborazione tra il RMIT, il CSIRO e l’Università di Melbourne, segnando un cambiamento che sposta l’attenzione dalla chimica alla fisica quantistica, con implicazioni che si estendono ben oltre il laboratorio.

Quando si discute di batterie, l’immaginario collettivo si rivolge immediatamente al litio, ai cicli di carica e ai lunghi tempi che accompagnano ogni rifornimento di energia. Questo modello si basa su reazioni chimiche che, sebbene perfezionate nel corso degli anni, presentano vincoli strutturali difficili da superare.

La batteria quantica a carica rapida opera su un piano completamente differente. Qui entrano in gioco fenomeni come intricazione e sovrapposizione, elementi propri della fisica quantistica che consentono di gestire l’energia su scala microscopica, quasi intima. Il team diretto dal fisico James Quach ha realizzato un dispositivo concreto che sfrutta questi principi, arrivando a testare un prototipo funzionante, un vero e proprio primato.

Questo cambiamento assume un’importanza ancora più evidente se inserito nel contesto globale. Gli impegni assunti durante la COP28 indicano una crescita significativa delle entro il 2030, con una conseguente necessità di aumentare la capacità di accumulo fino a sei volte, raggiungendo circa 1500 GW. In questo scenario, ogni innovazione che migliori lo stoccaggio acquisisce un valore strategico.

Più grande e più veloce

Il prototipo sviluppato dai ricercatori utilizza una microcavità organica multilivello e si ricarica tramite laser, senza contatto diretto. Durante i test emerge un dato sorprendente: all’aumentare delle dimensioni della batteria, aumenta anche la velocità di ricarica.

Questo comportamento introduce una logica completamente nuova. Nei sistemi tradizionali, una maggiore capacità comporta tempi più lunghi. In questo caso, accade il contrario, e il risultato apre a scenari concreti per applicazioni su larga scala, inclusi i veicoli elettrici, che potrebbero trarre vantaggio da tempi di ricarica notevolmente ridotti.

Un altro aspetto interessante riguarda la durata dell’energia immagazzinata. Il prototipo riesce a conservarla per un periodo notevolmente superiore rispetto a quello necessario per accumularla, con una differenza che arriva a sei ordini di grandezza. Questo implica che la rapidità non compromette la stabilità, e che l’energia rimane disponibile per un tempo molto più lungo.

La stabilità a temperatura ambiente aggiunge un ulteriore elemento. Molti sistemi quantistici necessitano di condizioni estreme per funzionare, mentre questa tecnologia dimostra una resistenza operativa che la rende più adatta a un utilizzo reale.

Una nuova fase dello stoccaggio energetico

Il cammino verso la diffusione commerciale richiede ancora tempo, poiché ogni innovazione di questo tipo attraversa fasi di sviluppo, adattamento e verifica. Il prototipo rappresenta una base concreta da cui partire, un punto di riferimento per costruire tecnologie più avanzate.

La combinazione di ricarica veloce, lunga conservazione dell’energia e stabilità operativa delinea un modello che potrebbe rivoluzionare il nostro modo di concepire l’energia, dalla gestione delle reti elettriche fino alla mobilità.

All’interno di questa scoperta si intravede un cambiamento di prospettiva: l’energia smette di essere solo una questione di accumulo e diventa una questione di interazione tra particelle, tra sistemi, tra possibilità ancora da esplorare. Ed è proprio in questo ambito che la ricerca continua a progredire, con quella curiosità tenace che spesso anticipa i cambiamenti più significativi.

Fonte: Nature