Dieci euro al mese, inclusi in una bolletta, possono sembrare una somma esigua. Si perdono tra una spesa effettuata in fretta, due aumenti al supermercato, una ricarica telefonica, un pacco di detersivo acquistato perché era terminato proprio nel momento del bisogno. Tuttavia, quando quei dieci euro provengono da pannelli solari e turbine eoliche installati negli ultimi anni, la situazione cambia. Diventa molto più concreta. Rappresenta il momento in cui la transizione energetica smette di essere un argomento da convegni e si materializza sul tavolo della cucina.
Secondo una recente analisi di Ember, le famiglie spagnole stanno risparmiando circa 10 euro al mese sulla bolletta elettrica grazie all’aumento della produzione di energia eolica e solare negli ultimi cinque anni. Se il costo dell’elettricità fosse rimasto legato al gas con la stessa intensità del 2021, una famiglia tipo con tariffa regolata si troverebbe a pagare il 19% in più. Questo calcolo si riferisce a una tariffa utilizzata da circa un terzo delle famiglie spagnole e si basa sui dati di marzo e aprile 2026.
Il gas pesa meno
La differenza risiede in una parola poco affascinante ma molto concreta: esposizione. Nel 2021, il gas influenzava il prezzo dell’elettricità in spagna per il 52% delle ore. Nei primi cinque mesi del 2026, questa percentuale è scesa al 9%. Ciò significa che, per gran parte del tempo, il costo dell’energia elettrica spagnola è determinato da altre tecnologie, in particolare da fonti rinnovabili che hanno guadagnato sufficiente spazio per ridurre il ruolo delle centrali a gas nei momenti cruciali.
Il confronto con l’italia è piuttosto significativo. Sempre secondo Ember, nello stesso intervallo di tempo, il gas ha influenzato i prezzi elettrici italiani per circa il 75% delle ore. Quando il costo del gas aumenta a causa di una crisi internazionale, il contatore italiano tende a risentirne molto di più. La Spagna, al contrario, ne risente meno, poiché ha nel frattempo integrato nel suo sistema elettrico una maggiore quantità di energia generata dal vento e dal sole.
La recente crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente ha reso il meccanismo ancora più evidente. Il costo della generazione elettrica a gas nell’unione europea è aumentato di oltre il 50% nei primi dieci giorni dall’escalation, evidenziando quanto il prezzo dell’energia rimanga vulnerabile quando dipende da combustibili importati e mercati geopoliticamente instabili. In Spagna, tuttavia, le bollette elettriche hanno mostrato una reazione molto meno marcata rispetto alla crisi del gas del 2021-2024.
Il lavoro fatto prima
La Spagna ha raggiunto questo traguardo dopo anni di installazioni. Nel 2025, ha aggiunto quasi 10 GW di nuova capacità eolica e fotovoltaica, che diventano 11,6 GW se si considera l’autoconsumo. La produzione da fonti rinnovabili ha raggiunto il 55,5% del mix elettrico nazionale, salendo al 56,6% se si include anche l’energia generata dagli impianti di autoconsumo. Red Eléctrica segnala anche un altro dato interessante: nel 2025, il Paese è rimasto esportatore netto di elettricità per il quarto anno consecutivo.
All’interno di questi dati, predominano soprattutto vento e sole. L’eolico è stato, per il terzo anno consecutivo, la principale tecnologia del mix elettrico spagnolo, contribuendo con il 21,6% della produzione nazionale. Il fotovoltaico ha continuato a espandersi, raggiungendo il 18,4% del mix e stabilendo nuovi record di generazione. La traiettoria ufficiale guarda ancora più avanti: secondo il PNIEC spagnolo, le rinnovabili dovrebbero arrivare a coprire l’81% della produzione elettrica nazionale entro il 2030.
La Spagna, ovviamente, parte da condizioni molto favorevoli: abbondanza di sole, buone correnti di vento, e già esistenti accumuli idroelettrici. Ha un vantaggio naturale che altri Paesi europei possono solo osservare con una certa invidia. Tuttavia, il sole da solo non basta. È necessario autorizzarlo, collegarlo, gestirlo, integrarlo nella rete, e prevenire che diventi energia sprecata nelle ore in cui non è richiesta. Ed è qui che la differenza si traduce in politica industriale, non semplicemente in condizioni meteorologiche.
La lezione per l’Italia
La storia spagnola è di interesse anche per noi poiché smonta una parte della conversazione superficiale sull’energia. Le rinnovabili vengono spesso descritte come una promessa futura, come un obiettivo lontano, come un costo da sostenere oggi in cambio di un vantaggio domani. Qui, il vantaggio è già quantificabile: meno gas nel prezzo della luce, bollette più protette dagli shock, famiglie meno vulnerabili alle fluttuazioni dei mercati fossili.
Questo non implica che la Spagna abbia risolto ogni problema. Sarebbe una narrazione comoda, e le favole energetiche tendono a svanire rapidamente. Il sistema spagnolo deve ancora migliorare gli accumuli, la flessibilità della domanda, le reti e la capacità di gestire l’eccesso di produzione rinnovabile nelle ore in cui sole e vento superano i consumi. Le centrali a gas continuano a determinare il prezzo in alcune ore cruciali e i periodi di prezzi molto bassi possono rendere più difficile garantire un adeguato ritorno sugli investimenti senza regole appropriate. La prossima sfida si gioca su questo fronte: batterie, pompaggi, reti, consumi intelligenti.
Tuttavia, una cosa è già piuttosto chiara. Quando un Paese installa una quantità sufficiente di eolico e solare, il gas perde influenza sul prezzo dell’elettricità. Quando il gas perde influenza, eventi come una guerra, una crisi nello Stretto di Hormuz, o tensioni sui mercati internazionali hanno un impatto minore sulle bollette. La transizione energetica, vista da questa prospettiva, appare molto meno poetica. Somiglia a un contatore che gira con meno timore.
fonte: Ember Energy