Fermata la crescita delle energie rinnovabili: ostacoli burocratici, ritardi e impedimenti rallentano lo sviluppo delle FER.

Legambiente ha pubblicato il nuovo rapporto “Scacco Matto alle Rinnovabili”: la burocrazia, i permessi e i ritardi continuano a ostacolare la crescita dell’ sostenibile in .

Nel 2024, la percentuale di energia proveniente da fonti rinnovabili sui consumi finali è stata del 19,5%, un valore inferiore rispetto a quanto previsto dal PNIEC.

I dati preliminari del 2026 indicano che già a gennaio, su 1.781 progetti a fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione, il 69,3% è ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica VIA (PNRR-PNIEC), la commissione tecnica per la valutazione degli impatti ambientali. 160 progetti sono in attesa della decisione del Consiglio dei Ministri e 88 del parere del Ministero della Cultura.

Geopolitica preoccupante

Questi dati appaiono particolarmente allarmanti considerando i conflitti in corso nel . Già pochi giorni dopo i primi bombardamenti, le conseguenze dei cambiamenti politici e della competizione per il controllo delle risorse fossili hanno avuto ripercussioni anche in Occidente, causando un aumento dei costi energetici e bollette più elevate per gli italiani.

L’indipendenza energetica non è quindi solo una questione di sostenibilità ambientale, ma coinvolge anche gli equilibri politici ed economici a livello globale.

Casi significativi

Alcuni esempi evidenziano i ritardi. Tra questi, due parchi eolici offshore in : uno situato nel Golfo di Manfredonia (FG), presentato addirittura nel 2008, e un secondo progetto nel Mar Adriatico meridionale, al largo dei comuni di Zapponeta, Manfredonia e Cerignola (FG), depositato nell’aprile 2012.

Quest’ progetto, dopo 11 anni di attesa, nel 2023 ha ricevuto un parere favorevole con prescrizioni da parte della Commissione tecnica – tra cui la riduzione del numero di aerogeneratori – ma ad oggi rimane ancora bloccato, a quasi 15 anni dalla sua presentazione.

In stallo ci sono anche 160 progetti in attesa della decisione finale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, 45 in più rispetto all’anno precedente. A questi si aggiungono 88 progetti fermi a causa delle istituzioni competenti per la tutela dei beni culturali, di cui 80 bloccati dal Ministero della Cultura.

Tra i progetti ancora in attesa c’è anche Med Wind, un grande impianto eolico offshore da 2,8 GW previsto al largo di Marsala e Favignana. Questo impianto potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico di circa 3,4 milioni di famiglie, ma ha ricevuto forti critiche per presunti rischi per l’avifauna, la pesca e il turismo, nonostante un lungo percorso di dialogo con i territori.

La sfiducia nei nuovi progetti

L’instabilità del quadro normativo e i ritardi nelle autorizzazioni hanno portato a un significativo calo dei nuovi progetti avviati alla valutazione ambientale. Dopo due anni di crescita – con 609 nuovi progetti sottoposti a VIA nel 2023 e 603 nel 2024 – nel 2025 le nuove istanze sono diminuite del 75,3% rispetto all’anno precedente, fermandosi a 149.

L’aggravarsi della crisi climatica e delle tensioni internazionali richiederebbe all’Italia di accelerare la transizione energetica. Tuttavia, il Paese è ancora lontano dagli obiettivi stabiliti per il 2030 dal Decreto Aree Idonee, che prevede l’installazione di 80.001 MW di nuova potenza rinnovabile entro la fine del decennio.

Le 12 proposte di Legambiente

Legambiente sollecita al Governo Meloni un atto di responsabilità per accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili. L’associazione presenta dodici proposte destinate all’Esecutivo e, in primo luogo, invita il Ministero della Cultura e la Presidenza del Consiglio a velocizzare gli iter interni, stabilendo tempi massimi per le decisioni nei casi di pareri contrastanti e dando priorità ai procedimenti più datati.

In parallelo, secondo Legambiente, è necessario semplificare le procedure autorizzative per accelerare la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, a partire dalle operazioni di repowering degli impianti eolici già esistenti.

L’associazione richiede inoltre di potenziare il personale tecnico negli uffici regionali e comunali incaricati della valutazione e autorizzazione dei progetti.