Energia elettrica gratuita per le famiglie nei giorni ventosi: la strategia del Regno Unito per mantenere attive le turbine eoliche.

Ci sono momenti in cui il vento si comporta esattamente come dovrebbe: soffia con forza, in modo costante e vigoroso, azionando le turbine e generando . Tuttavia, proprio in quei frangenti in cui l’energia pulita è abbondante, il sistema si blocca. La rete elettrica si satura, l’elettricità rimane intrappolata nel luogo di produzione e il Paese si trova a dover affrontare un doppio costo: prima per fermare le turbine, poi per acquistare energia altrove, spesso da impianti a gas. È in questo paradosso che il ha deciso di avanzare una proposta concreta: fornire elettricità gratuita o fortemente scontata alle abitazioni situate nelle vicinanze delle aree in cui la rete è congestionata, piuttosto che continuare a sprecare la produzione eolica.

Il problema risiede tutto nella rete elettrica. Gran parte delle infrastrutture europee è stata progettata per un contesto energetico basato su carbone e gas, con grandi centrali localizzate in punti specifici e consumi distribuiti altrove. L’energia eolica, al contrario, si sviluppa dove il vento è realmente attivo: in mare aperto, lungo le coste e in zone isolate. Di conseguenza, l’energia viene prodotta lontano dai principali centri di domanda e, quando i cavi e le connessioni non sono sufficienti, rimane bloccata. Aurora Energy Research ha calcolato che in i costi di gestione delle congestioni hanno raggiunto 8,9 miliardi di euro nel 2024, mentre 72 TWh di elettricità, per lo più rinnovabile, sono stati persi a causa dei colli di bottiglia: un volume paragonabile al consumo annuale dell’Austria.

Il rappresenta il caso più evidente. Secondo i dati forniti da Octopus Energy e ripresi anche da Euronews, nel 2025 il Paese ha sprecato 1,47 miliardi di sterline spegnendo turbine eoliche e attivando centrali a gas per compensare. Solo il 26 marzo 2026 il costo legato all’eolico ha superato 1,31 milioni di sterline; una parte di questo importo riguardava il pagamento per fermare le turbine, mentre il resto serviva per acquistare energia sostitutiva in altre aree del sistema. In , nel frattempo, i costi di compensazione per la riduzione della produzione rinnovabile hanno raggiunto 435 milioni di euro nel 2025, in diminuzione rispetto ai 554 milioni del 2024, segno che il problema cambia forma ma rimane significativo.

In questo contesto, l’idea britannica assume una logica quasi brutale nella sua semplicità: se in determinate zone l’energia è disponibile e la rete fatica a smaltirla, è conveniente abbassare il prezzo in quelle aree, immediatamente, in tempo reale, invece di pagare per farla scomparire. Il Department for Energy Security and Net Zero ha avviato una sperimentazione che mira proprio a questo, con bollette più leggere per chi risiede vicino alle aree “vincolate” nei giorni particolarmente ventosi. Anche il governo britannico ha descritto il progetto come un tentativo di smettere di pagare i parchi eolici per fermarsi e trasformare quel surplus in un vantaggio diretto per famiglie e attività locali.

Sconti in bolletta, pompe di calore, batterie e data center

Qui il tema diventa più interessante, poiché la questione riguarda il prezzo attuale e anche il comportamento futuro. Greg Jackson, amministratore delegato di Octopus Energy, ha accolto con favore l’annuncio, ma ha sollevato una critica netta: semplici test potrebbero rivelarsi poco efficaci. La vera svolta si avrebbe con un meccanismo stabile, sufficientemente credibile da incentivare le persone ad acquistare un’auto elettrica, una pompa di calore, una batteria domestica, oppure da convincere le aziende a collocare proprio lì consumi energivori come i data center. L’idea è di orientare la domanda verso le aree in cui attualmente il vento produce più energia di quanto la rete riesca a gestire.

In altre parole, elettricità gratuita o quasi gratuita nei giorni di vento funge da sconto in bolletta, certo, ma soprattutto come indicazione industriale. Indica ai consumatori dove è vantaggioso elettrificare. Indica alle imprese dove ha senso investire. Indica al sistema che una parte della soluzione può derivare anche da una domanda più flessibile, più mobile, più intelligente. Gli investimenti nella rete rimangono fondamentali, e infatti in Europa sono aumentati del 47% negli ultimi cinque anni, raggiungendo circa 70 miliardi di euro l’anno. Tuttavia, secondo gli analisti, quel ritmo continua a essere inferiore al fabbisogno reale.

Inoltre, rimane sullo sfondo anche la questione geopolitica, che in queste settimane pesa come un macigno. La con l’Iran e la crisi attorno allo Stretto di Hormuz hanno fatto risalire il prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile, riaccendendo in tutta Europa il riflesso condizionato verso le trivelle e le licenze fossili. Tuttavia, un’analisi recente dell’Università di Oxford sostiene che massimizzare l’estrazione di petrolio e gas nel Mare del Nord farebbe risparmiare alle famiglie britanniche solo 16-82 sterline l’anno, mentre un sistema completamente alimentato da rinnovabili potrebbe ridurre la bolletta fino a 105-441 sterline l’anno per ogni nucleo domestico.

Per questo motivo, la vera questione, al di là della retorica sull’energia abbondante, riguarda la capacità di trasportarla dove è necessaria e nel momento opportuno. L’Europa ha già ricevuto segnali sufficienti per comprenderlo: in diversi Paesi, tra cui e , i tassi di curtailment hanno raggiunto livelli record nei primi nove mesi del 2025. Il problema, quindi, risiede nel vento che manca. Il problema risiede nel vento che arriva e rimane bloccato dietro un collo di bottiglia elettrico.

Il Regno Unito, con questa iniziativa sull’elettricità gratis, sta cercando di considerare l’eccesso di rinnovabili come una risorsa da sfruttare piuttosto che come un fastidio da spegnere. Il test da solo sposta poco. La direzione, invece, comunica già molto. Il vento soffia. Le turbine girano. Ora è necessario il collegamento.

Fonte: WastedWind