Capraia rinuncia al biodiesel? La decisione di ENEL minaccia il progetto “isola verde” (e parte la petizione)

Abbandonare il biodiesel per ritornare al gasolio fossile nella produzione di elettrica: sembra essere questa la direzione intrapresa da Enel Distribuzione. È l’allerta lanciata da Legambiente Arcipelago Toscano e dall’Associazione Chimica Verde Bionet, evidenziando che dal 2014 la centrale elettrica dell’isola dell’arcipelago toscano opera esclusivamente a biodiesel, un combustibile rinnovabile di origine vegetale.

Attualmente sembra che Enel abbia optato per il ritorno al gasolio fossile tradizionale per un “aggiornamento tecnologico” dell’impianto, che attualmente è composto da quattro generatori per una potenza totale di 2 MW e che da 12 anni soddisfa l’intero fabbisogno energetico dell’isola utilizzando biodiesel, assicurando la fornitura di energia elettrica sia ai circa 450 abitanti che alle oltre 2.000 presenze turistiche estive.

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Questa decisione appare in netta controtendenza rispetto agli obiettivi europei di decarbonizzazione e contrasto al cambiamento climatico, perseguiti sull’isola di Capraia, gioiello del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, che da anni segue un percorso virtuoso di sostenibilità, affermano da Chimica Verde Bionet.

Come unica concessione ambientale, i nuovi motori utilizzeranno l’urea, una sostanza che riduce gli ossidi di azoto, responsabili di smog e piogge acide, ma che non ha alcun impatto sulla CO₂, il principale gas serra.

Bruciare diesel fossile, anche con l’urea, significa continuare a rilasciare nell’atmosfera carbonio stoccato nel sottosuolo per milioni di anni, affermano da Legambiente Arcipelago Toscano, che ha avviato la petizione “Capraia Non Torna Indietro” indirizzata al Presidente della Regione e al Ministro dell’ e della Sicurezza Energetica.

QUI la petizione.

Eppure…

Eppure, la stessa Enel, che oggi considera il ritorno al gasolio fossile, nel 2014 parlava di “isola verde” proprio grazie al biodiesel. Un clamoroso passo indietro il suo, quindi, che mette in discussione anni di impegno su sostenibilità ed economia circolare.

Da quell’impianto era nato il progetto Capraia Smart Island, sviluppato dal 2016 con Chimica Verde Bionet, Kyoto Club e altri partner. Un laboratorio premiato con le 5 Vele di Legambiente e Touring Club Italiano, fino al riconoscimento europeo Blue Mediterranean Award nel 2023.

Ma il problema non è solo energetico: Capraia si trova all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, protetta da direttive europee e circondata da un’area marina tutelata e sta lavorando alla certificazione SMILO per la sostenibilità delle isole minori. Ritornare al fossile, in questo contesto, rischia di compromettere credibilità e coerenza.

Le critiche sono dirette. Legambiente parla esplicitamente di “greenwashing di sistema”, mentre anche la politica si attiva: il consigliere regionale Alessandro Franchi richiede l’intervento della Regione guidata da Eugenio Giani, definendo il passaggio al gasolio “un salto nel passato”. E smonta uno dei punti chiave: l’uso dell’urea riduce gli ossidi di azoto, ma non incide sulla decarbonizzazione.

Dal canto suo, Enel parla di aggiornamento tecnologico: nuovi impianti più efficienti, capaci di gestire meglio i picchi stagionali e ridurre consumi ed emissioni complessive, anche alla luce dei nuovi limiti ambientali.

Ma sul tavolo c’è un’alternativa. Chimica Verde Bionet propone un mix di rinnovabili, micro-reti e sistemi di accumulo, con biocarburanti come soluzione ponte.

Fonti: Legambiente Arcipelago Toscano / Chimica Verde Bionet